Più gas italianoCosa c’è nel piano del governo per far fronte al caro energia

L’esecutivo ha scelto di aumentare la produzione di gas nel nostro Paese, toccando anche il nodo dello stoccaggio. L’obiettivo è aumentare la disponibilità italiana anche in assenza di nuove trivellazioni

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Come preannunciato il governo ha deciso, tramite decreto appena varato dal Consiglio dei ministri, di aumentare la produzione di gas in Italia. D’altronde negli scorsi mesi l’esecutivo aveva già stanziato 5,5 miliardi per far fronte agli aumenti del prezzo dell’energia, ma incombe la necessità di soluzioni a medio e lungo termine. 

Il “decreto energia”, com’è stato ribattezzato, oltre a prevedere ulteriori aiuti economici per un totale di 5,8 miliardi, dispone interventi strutturali sia per lo stoccaggio che per l’aumento della produzione di gas nazionale. Attraverso misure ad hoc che il ministero della Transizione ecologica dovrà prendere entro i 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, si mira ad aumentare le capacità di stoccaggio disponibili fino a raggiungere almeno un livello di riempimento del 90%. Questo, pur senza nuove trivellazioni, dovrebbe garantire al nostro Paese una disponibilità maggiore, e più costante, di gas naturale.

Ad oggi oltre il 40% del gas consumato nel nostro Paese viene dalla Russia. Una delle percentuali più alte in Europa, con l’aggravante che questo passa per il territorio ucraino, oggi più instabile che mai. È per questo che serve correre ai ripari aumentando la produzione italiana dagli attuali 3,3 miliardi di metri cubi annui fino a 7. Un aumento significativo, ma bisogna considerare che vent’anni fa la produzione era di circa 16 miliardi

Per riuscire, in tempi brevi, a raddoppiare la produzione di gas italiano il governo ha chiamato in causa Eni. Per questo Claudio Descalzi, amministratore delegato del colosso energetico, avrebbe già incontrato lo scorso mercoledì 16 febbraio il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco e il sottosegretario alla presidenza, Roberto Garofoli. L’obiettivo è di coinvolgere Eni, cioè il principale player del mercato del gas italiano, per sbloccare diversi miliardi di metri cubi di gas disponibili in giacimenti che si trovano sia nell’Adriatico – nelle Marche e nel ravennate – che nel canale di Sicilia. Lo stesso Ad si è detto ottimista: «siamo aperti e pronti a investire sul fronte del gas in Italia e abbiamo la capacità di aumentare la produzione», ha dichiarato Descalzi.

La burocrazia è l’ostacolo principale al piano del governo. Innanzitutto per una questione di tempi: le autorizzazioni e i permessi impongono di attendere almeno dieci mesi, troppi per riuscire a portare a casa una misura emergenziale. Aziende e consumatori, infatti, stanno subendo un continuo rincaro dei prezzi che si teme possa strozzare la crescita economica. Secondo Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti (Arera), nonostante gli interventi straordinari da parte del Governo, nel primo trimestre 2022 sul primo trimestre 2021 si è registrato un aumento dei prezzi «del 131% per il cliente domestico» e «del 94% per quello del gas naturale».

L’altro ostacolo sarebbe il “Pitesai”, cioè il piano per le trivelle pubblicato recentemente dal Ministero della Transizione ecologica e che, lamentano gli operatori del settore, va nella direzione opposta, ponendo nuovi limiti alle trivellazioni e all’estrazione del gas utile ad alleggerire gli effetti della carenza energetica.

Come già aveva affermato il Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ciò che serve fare è «cercare di aumentare la produzione nazionale» oltre che, naturalmente, «introdurre dei meccanismi, che sono allo studio, e che credo e spero riusciranno a diventare norma a breve di calmierazione di prezzo con riferimento a determinati settori produttivi». E su questo il governo sembra concorde. A fronte dell’aumento della produzione di gas nazionale il governo ha previsto un prezzo di vendita calmierato. 

 

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