Da sfogliareLa cucina del Sol Levante non è mai stata così semplice

Si intitola “Cucina Giapponese pratica” ed è il nuovo libro della più nota e apprezzata food writer del Giappone, Harumi Kurihara, edito da Guido Tommasi Editore. L’obiettivo? Scardinare l’immaginario collettivo che le ricette nipponiche siano qualcosa di inarrivabile

Pochi ingredienti semplici e genuini, portate a basso contenuto di sodio, tecniche di cottura prive di grassi (tempura a parte), cura dei dettagli e precisione nelle preparazioni.
Ecco che cosa ci viene in mente se pensiamo alla tradizione culinaria giapponese, una tradizione che vanta origini antichissime e che oggi è considerata tra le più salutari e bilanciate del mondo. Basti pensare al fatto che la popolazione del Sol Levante è tra le più longeve del globo con un’aspettativa media di vita di 83 anni (in Italia invece, siamo sotto gli 80 anni). Nonostante i suoi pochi ingredienti basilari (se paragonati a quelli presenti nella nostra dieta mediterranea), quali riso, pesce, frutta e verdura, e l’essenzialità delle preparazioni in cui sono impiegati, è ampiamente diffusa l’idea (se non quasi il pregiudizio) che la cucina giapponese sia una cucina difficile, fatta di ricette complesse da replicare a casa. Sono più le volte che pensiamo «Questa sera quasi quasi ordino una bentobox» o che proponiamo agli amici «Andiamo a mangiare sushi questa sera?», piuttosto quelle in cui chiediamo ai nostri familiari «Cuciniamo giapponese questa sera?». L’idea di portare in cucina alghe, vaporiere, miso, dashi e katsuobushi genera in noi un certo panico.

Sarà la cottura del riso, sarà la scelta del pesce, sarà la poca dimestichezza che abbiamo con ingredienti lontani dalla nostra tradizione; insomma, la cucina del Sol Levante ci appare un universo distante e inarrivabile quasi confinato a delivery e ristoranti, e che difficilmente entra a far parte delle nostre cucine casalinghe.
L’obiettivo del libro di Harumi Kurihara è proprio questo: veicolare l’idea che le ricette nipponiche non siano così difficili come ci appaiono, anzi. Si tratta di ricette divertenti da realizzare e soprattutto alla portata di tutti, anche dei cuochi alle prime armi.

Come in ogni nuovo percorso di apprendimento o di avvicinamento a qualcosa di inesplorato, è sempre meglio cominciare dalle basi, dalle cose più semplici o da quello che più ci piace, e quindi può forse risultare meno complicato. L’autrice consiglia ai lettori di accostarsi alle preparazioni giapponesi proprio in questo modo: cimentarsi prima in una ricetta che amiamo particolarmente ci porterà ad interessarci sempre più a diversi ingredienti, sperimentazioni e tecniche di cottura, scoprendo le infinite sfumature e gli infiniti sapori di questa cucina.

Harumi, rivolgendosi principalmente ai lettori stranieri poco avvezzi alle preparazioni giapponesi e volendo insegnare loro i piatti autentici della tradizione, inizia la narrazione del suo libro proponendo le ricette più elementari. E che cosa c’è di più semplice del riso bollito? Qui può sorgere il primo dubbio, «Come cucino il riso alla giapponese senza l’apposito cuociriso?» Non temete, non sarà necessario, andrà benissimo anche una semplice pentola, l’importante è sperimentare e trovare il proprio metodo e il proprio stile.

Sfogliando il libro e leggendo le ricette, il livello di difficoltà delle preparazioni aumenta lievemente. Nessuna paura, una volta che avrete superato la sfida del riso, potrete passare agli step successivi anche grazie alla narrazione fotografica che immortala Harumi all’opera e che vi guiderà passo per passo verso risultati infallibili. Zuppa di miso con dashi, insalata di patate, tofu decorato, okonomyiaki e noodles di gamberi. Dulcis in fundo, come ogni tradizione culinaria che si rispetti, non possono mancare dolci e dessert. Chiffon cake e “Ciambelle della mamma”. Diventerete cintura nera di cucina giapponese, dalla prima all’ultima portata.
person holding white and blue ceramic plate with rice and sliced cucumberOltre alle ricette della tradizione, Harumi racconta anche altri aspetti della meravigliosa cultura giapponese. Presenta gli utensili imprescindibili per avvicinarsi a questa cucina come le bento (sostanzialmente la versione nipponica della schiscetta milanese), i mortai (hashioki e urushi) e i coperchi in legno (otoshibuta). L’autrice descrive inoltre ciò che più ama della vita quotidiana del Sol Levante: la sua semplicità che si riflette inevitabilmente nel suo patrimonio gastronomico.

Questa stessa semplicità è ciò che ha determinato il successo dei libri di Harumi, nei quali comunica un approccio al cibo alla mano e senza pretese, che esalta la gioia dello stare insieme a tavola, discostandosi dal classico e freddo minimalismo giapponese.

Allora, siete pronti a cucinare quel maiale allo zenzero assaggiato al ristorante che non avete mai avuto il coraggio di replicare a casa?

 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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