Avvocato BrancaleoneCosì Draghi si è messo Conte nel taschino disinnescando la grottesca crociata sulle spese militari

Con abilità politica, il presidente del Consiglio, assieme al ministro della Difesa Guerini, ha schivato l’attacco e messo al sicuro la reputazione internazionale del Paese e la tenuta della maggioranza. Ma l’iniziativa del capo del M5s dimostra che la campagna elettorale è cominciata

di Ralph Leue, da Unsplash

Il modo con il quale Mario Draghi ha distrutto le velleità di Giuseppe Conte indica una volta di più che il presidente del Consiglio ha veramente tutte le caratteristiche del leader politico. Poteva benissimo concedergli qualcosa, o far finta, prendere tempo. No, Draghi si è imposto dandosi una postura da capo.

Nel faccia a faccia con l’avvocato, ha fatto a pezzi dati alla mano le rimostranze di quest’ultimo ricordandogli che le spese militari le aveva aumentate pure lui; poi è salito al Quirinale per rendere evidente a tutta l’Italia (e all’Europa che già ci prendeva per matti) la copertura politica del Presidente della Repubblica; ha predisposto una vincente tattica parlamentare, facendo proprio l’ordine del giorno di FdI senza peraltro che venga messo ai voti; ha stretto i bulloni con il Pd e tutti i ministri, compreso quel Luigi Di Maio che è la spina nel fianco dell’avvocato; ha incassato il favore dell’opposizione. È stata una contraerea efficace che ha mandato a picco i piani, peraltro non chiarissimi nei suoi effetti, del “capo” del M5s e la sua propaganda sul cosiddetto «riarmo» che furbescamente Il Fatto e pittoreschi personaggi televisivi avevano fatto passare come una iniziativa nell’ambito della guerra di Putin all’Ucraina.

Già martedì sera Conte era apparso imballato davanti alle telecamere di un Giovanni Floris che non gli risparmiava niente, comprendendo la difficoltà dell’avvocato del populismo a spiegare la sua linea: non sono contro l’aumento ma insomma in questo momento no… Dopo la fermezza di Draghi, ecco l’uovo di Colombo tirato fuori dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini – che con Draghi forma il tandem che sta sostanzialmente reggendo la politica estera in questa fase complicatissima – per il colpo del ko, mettendo in campo una spiegazione logica sui tempi della spesa militare: «Una crescita graduale della spesa militare ci consentirà di raggiungere la media di spesa dei Paesi dell’Unione Europea aderenti alla Nato e poi, entro il 2028, il raggiungimento dell’obiettivo del 2%».

Quindi, caro Conte, stai calmo, non c’è nessuna corsa al riarmo che magari intacchi la spesa sociale: questa è propaganda di marca gruppettara che i grillini contiani (non dimaiani) hanno messo in giro. Spiegano nel dettaglio gli uomini di Guerini a Linkiesta: «Per il 2024 molti Paesi non raggiungeranno il 2%. Per noi significherebbe mettere subito a disposizione, solo per la parte corrente, 12 miliardi di euro annui in più a partire dal prossimo anno. Oltre agli investimenti. Io ho sempre detto, in Parlamento e alla Nato, che noi saremmo cresciuti sensibilmente anno per anno. Infatti dal 1,2% del 2019 passeremo quest’anno all’1,55%. Se il trend di crescita continua con questo ritmo nel 2027-28 arriviamo al 2%. E facciamo altri 4 fondi di investimento pluriennali da 10 miliardi l’uno che sommati ai due precedenti delle ultime due leggi di bilancio (di complessivi 24 miliardi), fanno un piano di investimenti pluriennale di 60 miliardi». Questo è il piano. Sul quale la discussione avverrà in sede di legge di Bilancio.

I grillini apprezzano la messa a punto di Guerini perché – dicono – viene sulle nostre posizioni. Ma diciamo la verità vera: hanno scatenato una tempesta in un bicchier d’acqua, puntando a calamitare i consensi di quei pacifisti pronti a votare un Pni (partito neutralista italiano) persino mettendo oggettivamente a rischio la tenuta del governo.

Un indizio che la campagna elettorale e già iniziata e che Conte ha scelto un posizionamento “di sinistra” per risalire la china. Ma l’assalto è fallito. La telenovela del Conte “pacifista” finisce qui. In tarda mattinata il Senato approva con la fiducia il decreto Ucraina e non ci saranno altri voti. Alla prossima, avvocato.

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