Il minimo sindacaleIl Landini neutralista alla ricerca della sinistra perduta

Il segretario della Cgil prova a mettersi a capo di un’aggregazione che, di fatto, si rivela antiamericana e anti-Nato. Non è la prima volta e non è una sorpresa. Ma se queste posizioni rientrano nel “campo largo” che Letta immagina per governare il Paese, ecco, allora abbiamo un problema

Cecilia Fabiano/LaPresse

Ci risiamo: Maurizio Landini si è posto alla testa del movimento pacifista-neutralista che sabato è sceso in piazza a Roma con partecipazione buona ma non certo oceanica. La scelta, probabilmente richiesta dalla Cgil, di far concludere i comizi al suo segretario generale segnala l’intenzione di Landini di assumere la leadership dei pacifisti-neutralisti.

Non è certo la prima volta che il protagonismo del segretario generale della Cgil – che in questa fase stenta a manifestarsi nella sua dimensione più propria, quella sindacale – lo mette in rotta di collisione con la Cisl (che sabato non c’era per un ovvio dissenso sulla piattaforma “neutralista”) e finanche con il segretario del Pd Enrico Letta, attestato con coraggio su una posizione che distingue nettamente aggressori e aggrediti e sostiene l’appoggio all’Ucraina in ogni modo, compreso quello militare.

È un vecchio tic del capo della Cgil quello di collocare il suo sindacato alla ricerca della sinistra perduta, su tutti i temi, dal lavoro al Covid alla pace. La politicizzazione del sindacato più grande, però, non solo incappa nella contrarietà della Cisl ma rischia di diventare un problema per la sinistra di governo, cioè il Pd, che sull’aggressione russa ha fissato una linea molto chiara: «Siamo al fianco dell’Ucraina», taglia corto Piero Fassino, che con Letta, Enzo Amendola e Lia Quartapelle ha del tutto svincolato il Pd dalle ambiguità del pacifismo che non sceglie da che parte stare.

Non sappiamo quanti iscritti alla Cgil preferiscano la posizione di Letta a quella di Landini: sta di fatto che quest’ultimo ha di fatto sequestrato la Cgil ponendola alla testa di un’aggregazione di sinistra-sinistra, antiamericana e anti-Nato (non vogliamo dire che sia perciò filo-Putin), e cioè della sinistra antiamericana di Nicola Fratoianni, di Massimo D’Alema, dell’Anpi (il cui presidente Gianfranco Pagliarulo, già cossuttiano, dal palco di San Giovanni ha dettato la sua linea: «Deponiamo le armi, apriamo una grande discussione nel Paese»), oltre alle tradizionali organizzazioni genuinamente pacifiste e però equidistanti, attestate sulla “neutralità attiva” che mette sullo stesso piano, se le parole hanno un senso, Mosca e Kiev.

Se questo aggregato è parte del “campo largo” che Letta immagina per governare il Paese, è chiaro che Houston, abbiamo un problema: come si potrebbe tenere una decente politica internazionale se al governo vi fossero Sinistra italiana e compagni? Con questo pacifismo, che comunque parla al cuore di tanti suoi militanti, il Pd non ha certo intenzione di rompere. Di qui la scelta di non aderire ma senza sabotare, anzi “inviando” in piazza il leader della sinistra interna Peppe Provenzano con al seguito Laura Boldrini e il boldriniano Marco Furfaro, più Gianni Cuperlo che non appartiene a nessuna corrente e ha spiegato con una certa sofferenza la sua presenza al corteo.

È un salvataggio di capre e cavoli discutibile, essendo evidente come la piattaforma di sabato fosse contraria alla linea fissata da Letta. Se ne deve essere accorto anche quest’ultimo, o forse lo stesso Provenzano che ieri ha sterzato: «Quando ci sono un aggredito e un aggressore, e una sproporzione di forze infame, quando da un lato c’è un popolo che difende la sua libertà e chiede aiuto e dall’altro un tiranno come Putin, prendere parte è necessario».

Non sono esattamente le parole degli striscioni e dei cartelli del corteo di sabato e non è esattamente nemmeno il pensiero di Landini, che tra l’altro ha pensato di cavarsela chiamando alla mediazione l’Onu, cioè un consesso che la Russia può bloccare quando vuole poiché dispone del diritto di veto. Conoscerà a menadito i contratti di lavoro, ma sulla politica internazionale il segretario della Cgil difetta alquanto. Ed è un problema anche questo.