Via d’uscitaSi può indebolire o magari fermare l’esercito russo?

Le truppe di Mosca fin qui si sono dimostrate inefficienti, poco coordinate, mal equipaggiate. Secondo alcuni osservatori è possibile bloccare l’offensiva offrendo ai soldati una soluzione per tirarsi fuori dal conflitto senza subire ripercussioni

AP/Lapresse

Quattro settimane di guerra in Ucraina. I bombardamenti russi continuano e in alcune città la situazione è sempre più critica, come a Mariupol. L’esercito russo, però, sembra fermo nella sua avanzata.

È una conseguenza dovuta alla resistenza ucraina e ai rifornimenti occidentali, certamente, ma non solo: il Cremlino sta arruolando soldati in Siria, Bielorussia e altri Paesi per la sua offensiva di terra e inevitabilmente nelle prime settimane il coordinamento tra le nuove forze sul campo è stato a dir poco inefficiente.

Impiegare unità create in fretta e furia e schierate in un teatro di guerra a loro poco familiare non poteva garantire risultati immediati. Ma Mosca probabilmente non aveva alternative. Perché è vero che quello al servizio di Vladimir Putin è uno degli eserciti più vasti al mondo, con oltre 900mila uomini, ma la capacità del Cremlino di aggregare nuove forze alle sue truppe non può prescindere dall’aiuto esterno.

È una questione numerica: la Russia si sta spopolando, è un Paese che invecchia e somiglia sempre meno al suo passato, alla storia di uno Stato gigantesco che ha sempre avuto a disposizione un enorme bacino di uomini relativamente giovani da arruolare.

Un dato evidenziato anche da Kamil Galeev, ricercatore del Wilson Center, in un lungo thread su Twitter. «La performance russa in questa guerra sarà diversa dal passato. Prima della Seconda guerra mondiale la Russia era più giovane, la sua piramide demografica del 1927 assomiglia più alla Siria che alla Russia di oggi».

Oggi l’età media in Russia è 40,3 anni – alta, anche se non come l’Italia che supera i 45 – mentre nel 1914 era di 16 anni, con aspettativa di vita di poco superiore ai 30. Fino al alla Rivoluzione del 1917 quasi tutta la popolazione era rurale e le famiglie erano generalmente giovanissime e molto numerose. Gli zar avevano a disposizione un’enorme quantità di giovani da sfruttare per le loro ambizioni imperialistiche.

Nel XX secolo è cambiato tutto. Ovviamente la Seconda guerra mondiale ha giocato un ruolo determinante, e le epurazioni dell’epoca sovietica hanno accentuato il problema: alla fine del conflitto globale era rimasto in vita solo il 3% dei giovani in età liceale del 1941. Dalla seconda metà del ‘900 – e ancor di più dalla fine della Guerra Fredda – il cambiamento nei consumi, negli stili di vita e nelle abitudini dei cittadini russi ha abbassato ulteriormente il tasso di fertilità, creando famiglie meno numerose.

Il fattore demografico è da anni riconosciuto come una delle criticità per la società russa e secondo Galeev può essere sfruttato per sabotare – o comunque limitare – la potenza di fuoco di Mosca in Ucraina: il fattore umano, soprattutto in un’invasione boots on the ground, è inevitabilmente uno dei punti cardine per spostare gli equilibri del conflitto.

«Questo aiuta a spiegare, almeno in parte, perché Putin ha attaccato l’Ucraina con un esercito così piccolo fino ad oggi e non ha avviato immediatamente la mobilitazione generale. Dopotutto non ci sono così tanti uomini da mobilitare», spiega Galeev evidenziando il principale collo di bottiglia per l’esercito russo.

Forse è anche per questo motivo che i vertici militari russi avevano immaginato, pianificato – forse sperato – un’occupazione agevole e rapida, non una guerra lunga e dispendiosa.

La composizione e la formazione dell’esercito russo è un altro aspetto da osservare per cercare i limiti dell’offensiva di Mosca.

Le truppe del Cremlino dipendono ancora molto dalla coscrizione – cioè dai soldati di leva appena reclutati – sia per le forze in servizio attivo sia per la riserva. I soldati a contratto sono concentrati nei quadri e nelle unità d’élite, in particolare nell’aviazione, che però ancora non è entrata con prepotenza nel conflitto ucraino.

Lo Stato maggiore russo conta 127mila persone arruolate nell’autunno 2021 e 134mila nella primavera precedente, su 672mila uomini convocati. La riserva russa ha sulla carta oltre due milioni di ex coscritti e militari a contratto, ma pochi sono addestrati o preparati per affrontare una guerra: solitamente solo il 10% dei riservisti riceve un “aggiornamento” dopo aver completato il periodo iniziale di servizio.

Anzi, secondo un’analisi del think tank Rand del 2019, la Russia aveva solo tra i 4mila e i 5mila soldati in quella che sarebbe considerata una riserva attiva, cioè soldati che frequentano un addestramento mensile e annuale regolare: la verità è che Mosca non ha la capacità amministrativa e finanziaria per formare i riservisti su base continuativa.

Per ovviare a queste carenze, già nel 2021 l’esercito russo aveva avviato una nuova iniziativa, con la Russian Combat Army Reserve (Bars-2021) che mirava a creare una riserva attiva reclutando riservisti volontari per un contratto di servizio triennale.

«È probabile che la Russia stia rapidamente esaurendo la forza lavoro», scrive l’Institute for Study of War, «e gli sforzi russi per mobilitare più manodopera possono portare più persone nelle unità russe, ma è improbabile che queste persone siano sufficientemente addestrate o motivate».

In più, da diversi giorni circolano notizie, immagini e video di soldati russi demoralizzati, mal equipaggiati, privi anche di scorte di cibo che non siano scadute da diversi anni. Secondo alcune voci, ci sono stati casi di soldati che hanno sabotato i propri veicoli di proposito.

È per questo motivo che, secondo alcuni osservatori, l’esercito russo andrebbe contrastato anche con mezzi non militari, con strumenti di persuasione diversi. Il ricercatore Kamil Galeev, per tornare all’esempio fatto in precedenza, propone di offrire una via d’uscita agevole ai soldati russi, portandoli all’estero, in alloggi validi, in buone condizioni. «Non c’è bisogno che sia una via d’uscita agevole o di lungo termine – dice Galeev – non deve essere perfetta, deve solo esistere, e i soldati dovrebbero sapere che esiste. Poi andrebbe applicata e resa pubblica, in modo da poter minare il morale dell’esercito di Putin ancora sul campo».