Il buio in fondo al tunnelUno degli effetti della guerra è (di nuovo) la sfiducia nel futuro

Il calo rispetto al 2021 è notevole perché arriva dopo una lieve sensazione di ripresa, guidata da un rialzo dell’economia e dalla guida prestigiosa di Mario Draghi. Ora le incognite, rispetto al tempo della pandemia, sono anche di più

di Kyle Glenn, da Unsplash

La pandemia di Covid e l’invasione russa dell’Ucraina, due “cigni neri” per altri aspetti diversissimi tra loro, hanno in comune il fatto di essere arrivati a coinvolgere, direttamente o indirettamente, l’Italia all’incirca nello stesso periodo dell’anno, l’ultima settimana di febbraio. E in entrambi i casi lo hanno fatto in modo piuttosto repentino, almeno per chi non segue in modo assiduo la politica internazionale, ovvero la maggioranza.

Tra le differenze fra i due fenomeni, però, oltre a quelle ovvie, vi è anche l’impatto diverso che sembrano avere, finora, sull’opinione pubblica e le imprese a livello di aspettative, in particolare quelle economiche, e di grado di fiducia.

La fiducia, appunto, questo asset sociale ormai indispensabile per intraprendere investimenti, prevedere l’andamento dell’economia e programmare scelte politiche. Quella dei consumatori nel marzo 2022, a quota 100,8 (2020=100) si è posizionata sostanzialmente allo stesso livello di quella del marzo del 2020, 100,7.

Come due anni fa, la discesa piuttosto netta di questa è stata superata dal calo, ancora più deciso, dell’indicatore del clima economico e del clima futuro, normalmente più reattivi e soggetti a oscillazioni di quelli sulla situazione personale.

Dati Istat

Rispetto al 2020, però, il peggioramento del mood è stato ancora più netto, se lo paragoniamo a 6 mesi prima. Nel caso del clima economico la riduzione è stata del 31,6%, passando da 143,6 a 98,2, contro il -26,6% di due anni fa.

L’indicatore sul clima futuro è sceso del 25%, contro il 18,8% di allora. E così anche la fiducia generale, sempre dei consumatori, ha avuto una caduta del 15,7%, maggiore di quella del 9,7% del marzo 2020.

Dati Istat

Non sappiamo se la situazione sarà destinata a peggiorare, come avvenuto con la pandemia, fino a toccare livelli minimi, quasi analoghi a quelli che si erano visti nella recessione del 2012.

Tuttavia per ora è degno di nota come questo brusco calo abbia pochi precedenti. Tra i motivi vi è il fatto che veniamo da una stagione caratterizzata da un forse effimero sollievo. Mentre nel 2019 vi erano segnali di un forte rallentamento economico e di una stagnazione, nel 2021 la ripresa dell’economia (+6,5% il rimbalzo del Pil), il Pnrr, un recupero del prestigio internazionale con Mario Draghi a Palazzo Chigi avevano contribuito a darci una percezione molto positiva del futuro.

Tanto era salito l’indicatore sul clima economico che. nonostante il crollo attuale, rimane oggi superiore a due anni fa. Tuttavia è proprio quando si sale più in alto che poi ci si fa più male cadendo.

La discesa brusca ha quindi avuto una componente psicologica importante. E a dimostrazione di questo vi è quella che è forse la maggiore differenza rispetto al 2020, ovvero quella che riguarda l’andamento della fiducia delle imprese.

Che, invece, nel caso della guerra in Ucraina ha subito un peggioramento molto inferiore ad allora, passando dal 113,2 del settembre 2021 al 105,4 di marzo 2022. Mentre in occasione del Covid era sceso da un livello già deludente, il 97,9 del settembre 2019, a 80,6 del marzo successivo.

Dati Istat

Cosa succede? Le aziende non temono le conseguenze del conflitto? In realtà lo fanno, ma da parte loro sembrano esserci aspettative per ora meno tragiche, più consone alla previsione di un rallentamento della crescita che a una recessione storica, come fu poi, infatti, quella del 2020.

Sono più che altro i cittadini privati ad avere una reazione molto più eclatante. Stanchi di vivere in un’emergenza continua, la frustrazione di rientrare in una nuova mentre si stava uscendo dalla prima è molta.

A questo dobbiamo aggiungere altri fattori: due anni fa il panico era soprattutto sanitario per l’opinione pubblica. Dal punto di vista economico almeno all’inizio vi fu una sorta di sospensione, con l’uso massiccio della cassa integrazione straordinaria e dello smart working, e l’intervento statale per parare il colpo fu massiccio.

Come effetto collaterale delle restrizioni e dell’impossibilità di consumare per i più vi fu addirittura un sostanzioso aumento dei conti correnti e dei risparmi. A essere duramente colpita, come sarebbe stato molto più chiaro dopo, fu una minoranza concentrata tra i lavoratori precari, le partite Iva, i commercianti, i ristoratori, i lavoratori dello spettacolo.

Oggi è diverso. A prescindere dall’entità del danno, questo sta colpendo tutti sotto forma di aumenti senza precedenti della benzina, della bolletta dell’elettricità e del gas. Tutti, anche coloro che due anni fa, costretti in casa, facevano il pane nel forno domestico con lo stipendio garantito e un prezzo dei carburanti che, anzi, aveva toccato un minimo epocale.

A questo si aggiunge la percezione di un intervento governativo molto meno generoso.

Per ora neanche le imprese dell’ambito del commercio, le più sensibili agli umori dei consumatori, vedono un grande peggioramento del clima di fiducia. Certamente questo è inferiore a quello riscontrabile nel marzo 2020. Mentre le aziende delle costruzioni, sulla scia degli investimenti del Pnrr e dei sussidi (Superbonus e bonus vari), continuano a vedere rosa.

Anche la fiducia degli operatori dei servizi turistici, nonostante vi sia un calo del sentiment rispetto alla fine dell’estate scorsa, non subiscono un crollo come quello del 2020.

Sostanzialmente l’urto di questa emergenza colpisce i consumatori più di ogni comparto economico, a differenza di quanto avvenne allora.

Dati Istat

Cosa comporterà questo? Sarà il sentiment dei consumatori a influenzare quello delle imprese? Del resto gli imprenditori stessi consumano. Oppure la reazione “di pancia” di questi rientrerà?

Dipenderà dall’andamento del prezzo dell’energia e degli altri beni e da quello del conflitto in Ucraina.

Sicuramente questa fiammata di sfiducia è come un grido di aiuto da parte di un’opinione pubblica in preda a una crisi di nervi. Di cui la politica dovrà tenere conto, anche perché tra meno di un anno si vota, e la frustrazione alle urne provoca esiti spesso imprevedibili.

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