Prevenire e curare Le iniziative della giunta di Milano per fornire supporto psicologico ai giovani

Tra l’emergenza pandemica e lo spettro di una guerra da cui arrivano immagini terribili, anche le fasce d’età più “junior” fra i milanesi sono sempre più bisognose di consulenza psichica, nella vita privata e nei luoghi di lavoro

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In un periodo come quello che stiamo vivendo – con una pandemia ancora non completamente scongiurata e adesso persino con una violenta guerra in seno alla nostra stessa Europa – i lavoratori e gli studenti, anche i più giovani, stanno attraversando un periodo di tensione e stress psicologico, nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Il servizio psicologico, di cui tanto si è parlato sia nelle cronache nazionali che in Parlamento, oltre ad essere uno strumento necessario ha anche il merito di rasserenare il singolo individuo, facendolo sentire compreso e sostenuto emotivamente.

La città di Milano è sempre stata aperta e solidale nei confronti dei suoi cittadini e l’amministrazione comunale, con i suoi oltre 14mila dipendenti, è già un primo nucleo di cittadini a cui, da assessora alle Risorse umane, rivolgere cure e attenzioni, fisiche e psichiche.

Il Consigliere comunale Mauro Orso, anche Presidente della commissione Lavoro, ha presentato una mozione per impegnare la giunta a proporre azioni di prevenzione del disagio a sostegno del benessere del singolo.
Questa mozione incontra pienamente quanto stiamo immaginando per i mesi a venire in termini di welfare per i dipendenti.

Tutelare il benessere delle persone che fanno parte del nostro ente significa due cose: promuovere un “buon lavoro” e quindi favorire l’erogazione di “buoni servizi”.

Tutelare il benessere psico-fisico dei nostri dipendenti, in altre parole, significa assicurare il buon funzionamento della città per tutti gli attori che ne sono parte. Al contempo vuol dire migliorare la qualità della vita di ciascuna lavoratrice e ciascun lavoratore.

Abbiamo visto come l’emergenza covid ha messo a dura prova la condizione di molti giovani, che a causa della remotizzazione forzata e del distacco per un lungo periodo dalla sfera sociale, hanno subito conseguenze dal punto di vista lavorativo – in termini di numeri – e soprattutto conseguenze psicologiche.

La pandemia, purtroppo, ci ha insegnato che per un “buon lavoro” occorre preservare e nutrire la qualità della propria salute, fisica e mentale. La prevenzione del disagio e lo sviluppo del benessere sono ingredienti indispensabili per il buon finanziamento di qualsiasi organizzazione e, su scala più ampia, per il progresso di qualsiasi società.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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