In cerca di un accordoServe un tetto europeo al prezzo del gas o le imprese falliscono, dice il ministro Cingolani

«Se le aziende devono chiudere e le famiglie non riescono a pagare le bollette, qualcosa va fatto perché non siamo più davanti ad un mercato libero», spiega. «Bisognerà trovare una sintesi tra i Ventisette e confido che la Commissione ci riuscirà, come sempre»

(LaPresse)

«Se il mercato libero fa chiudere le imprese e manda le famiglie sul lastrico, io ho il dovere di segnalare il problema e sottoporlo all’Europa». Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in un’intervista alla Stampa torna a ribadire la necessità di stabilire un tetto al prezzo del gas importato, confidando nella possibilità di convincere i partner europei al prossimo vertice, nel mese di maggio.

Al Berlin Energy Transition Dialogue 2022, Cingolani ha sottoscritto con un accordo bilaterale con la Germania, al termine di un incontro con Robert Habeck, ministro dell’Economia del governo Scholz. «È un accordo bilaterale di solidarietà sul gas, per stoccaggi comuni», spiega. «Abbiamo chiesto un paio di settimane per definire i dettagli e capire come lanciare le gare, ma è un passo importante. Le intese a livello Ue vanno bene soprattutto per gli acquisti, ma quando si parla di stoccaggi procediamo con bilaterali, molto più agevoli sul piano logistico e tecnico».

Eppure la Germania è tra i Paesi che frenano sul tetto al prezzo del gas su cui invece Draghi ha spinto all’ultimo Consiglio europeo. Cingolani sottolinea però che «non è una discussione italo-tedesca, ma un grande tema per tutta l’Europa. La nostra posizione è molto chiara: in questo momento il prezzo del gas è insensatamente alto, soprattutto se pensiamo che le forniture sono identiche a un anno fa. Quindi non c’è motivo per cui il metano debba essere così costoso. Ci sono un po’ di fenomeni di mercato e qualche speculazione di troppo. Ecco perché bisogna intervenire».

Per il ministro la questione è più che urgente: «Se le aziende devono chiudere e le famiglie non riescono a pagare le bollette, qualcosa va fatto perché non siamo più davanti ad un mercato libero. Per questo abbiamo messo sul tavolo l’idea del tetto al prezzo del gas e la proposta di disaccoppiare il costo dell’energia elettrica dal metano. Perché mai dovremmo continuare a calcolare il valore dell’elettricità prodotta da rinnovabili come se si usasse gas?».

Ma, ribadisce, «la soluzione deve essere europea. Non ce n’è una che vada bene a tutti, serve una serie di regole che consentano a tutti, con ciascun energy mix, di sopravvivere. Bisognerà trovare una sintesi tra i Ventisette e confido che la Commissione ci riuscirà, come sempre».

Nel frattempo l’Italia si attiene «allo schema di Repower Ue e aspettiamo di capire se sarà introdotto il tetto, che ovviamente cambierebbe tutto». E «stiamo dando un’accelerazione formidabile alle rinnovabili con la liberalizzazione degli impianti fotovoltaici, in tre mesi abbiamo fatto più che nei due anni precedenti. Per liberarci dalla dipendenza dalla Russia dobbiamo da un lato diversificare la produzione, dall’altro trovare nuovi fornitori come stiamo facendo. E procedere con i rigassificatori galleggianti, per cui abbiamo dato mandato a Snam».

E la riduzione dei consumi «è una misura emergenziale: si fa se serve. Però non credo che ci sia bisogno di un’imposizione perché si risparmi energia: vedendo le bollette, immagino che tutti stiano già tentando di consumare meno», ammette il ministro. «Io stesso a casa mia abbasso di un grado. Il risparmio è una questione prima di tutto culturale, va spiegato più che imposto».

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