Brand reputationL’inaspettata unità del mondo della moda nel sostenere la causa ucraina

Come mai accaduto in passato, le multinazionali del fashion hanno risposto in modo compatto all’invasione russa impegnandosi in diverse raccolte fondi e donazioni. Dalla Croce Rossa alle Nazioni Unite fino a ong che operano in questo momento sul territorio

LaPresse

C’è voluto qualche giorno perché i brand del lusso reagissero. Ma poi – come mai prima accaduto in un mondo molto competitivo come quello della moda – si sono compattati. 

Lo scorso mercoledì 2 marzo su sollecitazione dell’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Camera della Moda Italiana ha diramato un comunicato invitando tutti i brand e le associazioni di settore ad aderire alla raccolta fondi per l’emergenza ucraiana. Subito Otb (proprietario di Diesel) e Valentino (con 500.000 euro) si sono fatti avanti. 

A seguire anche Gucci ha annunciato una donazione di 500mila dollari attraverso Chime for change la campagna globale nata nel 2013. Giorgio Armani lo ha fatto ieri, stessa destinazione stesso importo. Di ieri anche l’adesione di Etro e poi l’annuncio del supporto di Chanel con un solido contributo di 2 milioni di euro.

Balenciaga (proprietà Kering come Gucci) si è attivata attraverso World Food Progra, l’agenzia Onu che si occupa di assistenza alimentare. 

L’Oréal ha donato un milione di euro a Ong che operano sul posto attraverso L’Oréal Fund for Women. La multinazionale francese della cosmetica inoltre fornendo supporto ai suoi 326 dipendenti ucraini che hanno deciso di abbandonare il Paese attraverso organizzazioni locali.

Il gruppo inglese Burberry si è invece affiancato alla Croce Rossa britannica. Con una donazione di 5 milioni di euro alla Croce Rossa internazionale si è fatto avanti Lvmh (Dior, Fendi, Louis Vuitton tra gli altri …). Lvmh ha poi attivato il suo Heart fund, per fornire assistenza finanziaria e psicologica a dipendenti e famiglie (150 in Ucraina) in questi giorni direttamente coinvolti dalla guerra.

A questo punto occorre fare una precisazione. Se queste donazioni (e quelle che seguiranno) hanno tardato qualche giorno l’esitazione va attribuita a due fattori. Le aziende coinvolte hanno individuato come prioritario dapprima accertarsi della sicurezza dei dipendenti in loco. Poi c’è stata l’immancabile pausa di riflessione per cui aziende globali come queste sono riluttanti a disimpegnare i clienti russi, pur trattandosi di un gruppo esiguo, equivalente a circa il 5% del mercato globale del lusso.

Giorno dopo giorno tuttavia l’indignazione per l’aggressione in corso è cresciuta. Sono certamente stati i più giovani tra i dipendenti a essere inquieti, in particolare sintonia con le questioni di giustizia sociale, m persone di sesso ed età diverse hanno presto condiviso le medesime preoccupazioni. 

Va inoltre considero che la brand reputation (la buona fama di un marchio) difatti non è importante solo per i consumatori o i dipendenti. Quello che dà fiducia agli investitori in un’azienda è anche la motivazione di chi ci lavora: la capacità di un’azienda di trattenere i talenti è altrettanto importante di quella di attrarre nuovi clienti o di ottenere un multiplo elevato in una transazione. 

Il mondo in cui viviamo e in cui vogliamo continuare a vivere è un mondo complesso dove fortunatamente non sono solo le tonnellate di acciaio di un carrarmato a dover essere prese in considerazione.