La spina del futuroLa rivoluzione della decarbonizzazione e le spinte conservatrici

Durante la prima Rivoluzione industriale, l’uso sempre più massiccio dei combustibili fossili ha sancito il divorzio tra economia e ambiente. Ora, come spiega il presidente di Enel, la condizione necessaria per la sopravvivenza della specie umana è che questi due mondi si ricongiungano in maniera definitiva

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Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Magazine + New York Times Turning Points 2022 in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.

Se si vuole dare concretezza alla transizione energetica, è necessario un profondo cambiamento del paradigma industriale, che metta al centro della prossima decade la decarbonizzazione del sistema produttivo. Con la prima Rivoluzione industriale, quella che si studia sui banchi di scuola, l’uso sempre più massiccio dei combustibili fossili ha sancito il divorzio tra economia e ambiente. Ora, la condizione necessaria per la sopravvivenza della specie umana è che economia e ambiente si ricongiungano in maniera definitiva.

È questa la rivoluzione che la nostra generazione ha la responsabilità di intraprendere senza più indugi, perché è nel prossimo decennio che l’Umanità si gioca molte delle sue chance di preservare il Pianeta – e la vita per come la conosciamo – dagli effetti potenzialmente devastanti del riscaldamento globale.

Il cambiamento epocale volto alla decarbonizzazione del sistema produttivo passa per tre processi fondamentali: l’elettrificazione dei consumi, lo sviluppo delle rinnovabili e la diffusione dei sistemi di accumulo. E la buona notizia è che la tecnologia necessaria per la transizione verso un modello produttivo sostenibile è già oggi a nostra disposizione. Le fonti di energia rinnovabile sono ormai tecnologicamente mature ed economicamente competitive. L’elettricità prodotta col sole, col vento e con l’acqua può essere distribuita mediante reti digitalizzate, che ne consentono un utilizzo efficiente nei consumi finali e nella gran parte dei processi produttivi, con l’impiego delle batterie per la stabilizzazione del sistema elettrico.

È evidente, su questi presupposti, che quanto più si utilizza elettricità generata da fonti rinnovabili nei consumi e nella produzione, tanto più si decarbonizza il sistema economico e si possono realisticamente perseguire gli obiettivi di mitigazione del riscaldamento globale ormai condivisi a ogni livello. Si tratta di assecondare un processo in atto e, anzi, di fare il possibile per accelerarlo.

D’altra parte, la mobilità elettrica si delinea come vincente nel medio periodo; l’effcienza energetica degli immobili, con l’eliminazione dei combustibili fossili per il loro riscaldamento, è al centro di ogni progetto di ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato; l’economica circolare è alla base di processi produttivi e di abitudini concrete; gli investimenti sulla resilienza e la digitalizzazione delle reti, per renderle capaci di sostenere e agevolare la transizione, sono massicci.

Sta a noi comprendere un fenomeno ormai evidente e avere la lucidità di accelerarlo, nella piena consapevolezza delle sue complessità, ma, allo stesso tempo, consci dei profondi benefici che la transizione porterà con sé, non solo in termini ambientali, ma anche in termini economici e sociali. Come in ogni rivoluzione, c’è una spinta conservatrice da vincere. Ma qui il punto è che non si tratta di sacrificare lavoro e impresa in nome dell’ambiente, ma di intraprendere un percorso solido sul piano tecnologico e ambientale, per migliorare la qualità della nostra vita quotidiana e rendere virtuoso, anche sotto il profilo economico, il ciclo dell’elettricità.

Del resto, se il mondo si sta già elettrificando velocemente e in maniera inarrestabile, è perché ciò avviene su presupposti innanzitutto di convenienza economica. La penetrazione pervasiva dell’elettrificazione in settori nuovi si tradurrà per i consumatori in benefici tangibili in termini di spesa, efficienza, riduzione delle emissioni e stabilità dei prezzi.

E stiamo sperimentando tutti, in questo frangente, quanto possa essere pericoloso vincolare l’approvvigionamento energetico a fonti fossili il cui prezzo segue traiettorie imprevedibili. L’elettrificazione, inoltre, va di pari passo con la diffusione del digitale e questo connubio consente di offrire una nuova gamma di prodotti di alta qualità, in tutti gli ambiti: dalla smart home, dove l’elettricità si può usare per riscaldare e raffreddare gli ambienti, cucinare e per molte altre attività, alla mobilità elettrica; fino ad arrivare a tutti i servizi connessi alla città circolare, innervata digitalmente e sempre più green e vivibile.

Coerentemente con questa visione, il nuovo Piano di Enel mette in campo 210 miliardi di euro di investimenti mirati a sostenere l’elettrificazione e ad accelerare fortemente il nostro percorso verso l’obiettivo zero emissioni, anticipato al 2040 rispetto al precedente target del 2050. Ma la transizione passa dai comportamenti concreti di famiglie e imprese, per cui il nuovo Piano mette al centro i nostri clienti che, proprio grazie all’elettrificazione, realizzeranno entro il 2030 una riduzione della loro spesa energetica fino al 40 per cento, insieme a un abbattimento fino all’80 per cento della loro impronta di CO2.

È ai nostri clienti che affidiamo il ruolo guida nella transizione, mettendo a loro disposizione un ambizioso piano di investimenti che permetta loro di essere allo stesso tempo i principali protagonisti e i maggiori beneficiari della nostra strategia.

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