Tra vigne, monti e valli In Alto Adige si protegge il territorio e si cambia la narrazione del vino

Una manifestazione non convenzionale, una selezione accurata di produttori, uno stile dégagé e una splendida tenuta, con una vineria che propone nei piatti il territorio e le ricette della tradizione, riviste in chiave moderna. È il riassunto di come sta cambiando la proposta enologica alto-atesina

«L’edizione di quest’anno di Summa è stata davvero emozionante: dopo due anni di stop tutti noi produttori sentivamo la necessità e il desiderio di ritrovarci, di incontrare i consumatori, di tornare a raccontare il nostro lavoro e, dall’altra parte, anche il pubblico che ha partecipato all’evento ha dimostrato di avere il nostro stesso desiderio di avere di nuovo contatti vis-à-vis», racconta Helena Lageder, Chief Marketing Officer dell’Azienda organizzatrice della fiera ideata da Tenuta Lageder, produttore biodinamico altoatesino che ha fatto della non convenzionalità uno stile. «In questo periodo sicuramente i consumatori hanno aumentato la loro consapevolezza verso la qualità intrinseca dei vini prodotti con metodo biologico e biodinamico e ciò è molto positivo, viste le sfide sempre più urgenti che abbiamo per difendere la nostra terra. Il loro interesse è stato soddisfatto da un’offerta molto variegata e di altissima qualità, come da tradizione della manifestazione».

A rendere ancora più particolare l’appuntamento con Summa, un evento del vino per intenditori, sono certamente la location storica di Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang a Magrè Sulla Strada del Vino (Bolzano) e il territorio circostante, dove è evidente il rapporto di equilibrio tra uomo e ambiente. Un valore aggiunto che permette ai visitatori di immergersi nello spirito della famiglia Lageder, dei produttori e dei vini presentati. Il fatto di mettere a disposizione i propri spazi con amici e produttori ispirati dagli stessi valori è una scelta decennale che sta premiando un’azienda da sempre vocata alla condivisione. Scelta che dopo il passaggio di mano di Alois Lageder ai figli si è ulteriormente confermata.

Prosegue Helena: «Mio fratello e io siamo entrati a distanza di pochi anni uno dall’altro in azienda e abbiamo un team molto determinato a lavorare in questo modo. Per noi il 2024 sarà l’anno del futuro, e diventeremo per il 100% biologici o biodinamici. Oggi siamo già all’80% ma l’ambizione è motivare gli ultimi partner adesso che questo mondo e questo modo di coltivazione sono ormai ben conosciuti. Per i consumatori rimane comunque un pensiero molto complesso: e dopo aver convinto i partner dobbiamo trovare il modo per spiegare la biodinamica in modo più facile a chi sceglie il vino. Ma è fondamentale interrompere le monocolture, creare un ciclo virtuoso e aumentare la biodiversità, creando una sinergia tra pianta, uomo e animale. Nelle nostre vigne pascolano liberamente buoi e pecore, e abbiamo scelto una strada alla biodinamica che funziona qui e per noi: è importante aver portato nel nostro secolo questa pratica e ripensarlo ciascuno a modo suo, modulando in modo che funzioni sul territorio in cui si opera. Per me, che vengo da un altro settore (Helena ha sempre lavorato all’estero e nel mondo del cinema, ndr), è importante puntare su una comunicazione diversa, non convenzionale: mettere in luce le storie di famiglia più che la tecnica di degustazione, riservata a un ristretto gruppo di persone».

 

La differenza è percepibile nel profilo instagram, curato e ricco di immagini evocative, che parlano più al cuore che al naso. Ma anche nella scelta di organizzare manifestazioni come Summa, una bomboniera nel panorama delle fiere enologiche. O nella filosofia che guida il nuovo corso della Vineria Paradeis, che Helena cura personalmente e che ha affidato alla chef Flora Hohmann. Nella tenuta di famiglia, il luogo del gusto ha due anime distinte, una gastronomica e una più pop, rivolta ai tanti turisti che qui passano attirati dalla strada del vino e dalle sue seduzioni. Nato come necessità, nel tempo è diventato un luogo del gusto senza mai voler essere un “ristorante” nel senso convenzionale del termine: «Questo luogo è il nostro biglietto da visita, e si deve percepire la nostra filosofia. Qui devono vivere i prodotti della nostra azienda agricola, dobbiamo far fruttare al meglio l’orto e gli animali. Ma non vogliamo lavorare solo con i nostri prodotti, ma anche con le tante realtà della zona. Vogliamo portare nel piatto una cucina povera ma identitaria, con il prodotto al centro: easy, leggera e che riprenda in maniera contemporanea le ricette della nonna».

Il fatto di organizzare ogni anno un evento del vino completamente fuori dagli schemi classici è altrettanto premiante: le degustazioni guidate – dalle verticali alle prove di botte –, sono la concreta testimonianza della sempre più forte necessità da parte del pubblico di settore ma anche degli appassionati di andare in profondità, di cercare in ogni calice le diverse sfaccettature, di andare oltre per apprezzare al meglio il vino e tutto ciò che gli sta attorno. Nella stessa direzione va anche l’interesse per le visite tra i vigneti e in cantina alla scoperta dell’economia circolare che sta alla base della biodinamica. «Siamo contenti di avercela fatta ad organizzare il tutto, nonostante il momento, e a ritrovare produttori amici e pubblico affezionato, oltre a tanti nuovi volti», racconta Anna Lageder che da sempre si occupa dell’evento e aggiunge «quella di Summa è una grande famiglia che condivide valori, idee e obiettivi: siamo già al lavoro per incontrarci di nuovo con tante novità e sempre con maggior energia nel 2023, l’1 e il 2 Aprile».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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