CybercoscheIl crescente interesse della criminalità per criptovalute e Nft

Secondo l’ultimo rapporto della Dia, le organizzazioni criminali commettono meno omicidi ma riescono a infiltrarsi con più facilità nell’economia legale. Apertissime nei confronti delle nuove tecnologie, mantengono però il tradizionale controllo del territorio

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Da un lato si contano meno azioni cruente e comportamenti in grado di provocare allarme sociale, dall’altro cresce però la tendenza dei sodalizi mafiosi verso una progressiva occupazione del mercato legale. È questo lo schema tracciato dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) nella relazione per il primo semestre 2021.

Scende il numero degli omicidi di tipo mafioso (da 9 a 2), così come calano le associazioni di tipo mafioso (da 77 a 57). Al tempo stesso sale la propensione a inquinare l’economia legale, come conferma l’incremento delle segnalazioni di operazioni sospette: 49.104 nel primo semestre 2019, 54.228 nel primo semestre 2020 e 68.534 nel primo semestre 2021, oltre alle interdittive antimafia, che sono rispettivamente 279, 384 e 455.

La Direzione investigativa antimafia sottolinea come le consorterie criminali siano interessate «alle più moderne tecnologie e in particolare a tutti gli strumenti che permettono un rapido e invisibile passaggio di denaro», come testimonia il ricorso «a pagamenti effettuati con criptovalute quali i Bitcoin e i Monero, che non consentono il tracciamento e sfuggono al monitoraggio bancario», si legge nella relazione.

Tra gli strumenti digitali definiti come «nuove minacce in tema di riciclaggio», ci sono anche le procedure degli Nft, «allorquando potrebbero essere volte a nascondere la provenienza illecita dei capitali utilizzati per le transazioni».

Sempre più frequente è anche l’uso dei social network per condividere messaggi testuali e frammenti audiovisivi espliciti di ispirazione camorristici: la Dia rileva come «forte è il rischio che l’identità mafiosa possa prendere il sopravvento anche attraverso la credibilità e l’autorevolezza del profilo social che esalta e diffonde la reputazione criminale del soggetto con lo status di uomo di camorra».

La ’Ndrangheta invece è «silente ma più che mai viva nella sua vocazione affaristico-imprenditoriale», spiega a Linkiesta un agente della Dia, che preferisce rimanere anonimo. Le cosche detengono ancora il ruolo di leader nel traffico internazionale di cocaina e «potrebbe tentare una ulteriore espansione dei propri affari illeciti anche attraverso possibili mutamenti degli equilibri criminali con sodalizi di diversa matrice».

Ma non solo, perché da qualche anno una delle “specializzazioni” della ’Ndrangheta è il fintech. «Già in passato la mia famiglia ha sempre investito molto nel web e soprattutto nelle criptovalute. Ci affidavamo a persone specializzate, tecnici che facevano ricerche per capire e sfruttare al meglio nuove modalità di riciclaggio, di acquisto e di pagamento di stupefacente. Adesso le criptovalute sono considerate il futuro», spiega Luigi Bonaventura, ex boss crotonese della famiglia Vrenna-Bonaventura, oggi collaboratore di giustizia.

La Dia sottolinea anche una sempre maggiore attenzione posta sulle possibili infiltrazione nelle procedure di gara e appalti, ma rivela anche come «nonostante negli ultimi due anni si sia verificato un inevitabile rallentamento delle attività imprenditoriali a causa della pandemia, appare sempre maggiore l’interesse delle organizzazioni criminali per l’accaparramento di commesse e opere pubbliche».

«L’immediata disponibilità di capitali illeciti potrebbe incidere, mediante le attività di riciclaggio, sulla capacità dei sodalizi di inquinare l’economia e di infiltrare la pubblica amministrazione per intercettare le risorse pubbliche immesse nel ciclo produttivo», sottolinea l’agente. Comprese quelle previste nel Piano nazionale ripresa resilienza (Pnrr).

Il periodo, ricorda il report, rimane comunque «connotato dal perdurare della pandemia da Covid-19» e l’analisi sull’andamento della delittuosità «continua a mostrare come le organizzazioni criminali si stanno muovendo secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio». Come? «Nel periodo più acuto di crisi sanitaria ed economica, molti clan si sono comportati come sportelli bancari, con interessi sui prestiti ovviamente più pesanti. In questo momento invece per far sopravvivere le loro aziende e inserirsi nei gangli puliti dell’economia, devono colludere con il mondo della politica e con gli imprenditori locali», puntualizza Bonaventura.

Quest’ultimo fattore è ritenuto, infatti, elemento fondamentale per la loro stessa «sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza», conclude l’agente della Dia. Da sottolineare, inoltre, che, nel primo semestre del 2021, sono stati confiscati a soggetti organici e collegati a vario titolo a gruppi mafiosi beni per 129 milioni e 307mila euro. Nello stesso periodo sono stati effettuati sequestri per un valore di 93 milioni 771 mila euro. Non proprio spiccioli.