Altro che memeLa libertà di opinione che Elon Musk vuole difendere su Twitter è soprattutto la sua

Ormai i tweet fanno parte di una filiera mediatica composta da siti di news-Reddit-viralità-Wall Street, essenziale per l’economia contemporanea. Il fondatore della Tesla è stato il primo a sfruttarla (e meglio di tutti) e vuole continuare a farlo, senza il rischio di deplatforming o di impedimenti da parte della SEC

AP Photo/Eric Risberg

Cosa ne se fa la persona più ricca del mondo di un social network con un numero relativamente piccolo di utenti e una cronica incapacità di generare profitto? È una domanda che si chiedono in molti in queste ore, dopo che Elon Musk si è aggiudicato Twitter per 44 miliardi di dollari al termine di un paio di settimane di proposte, negoziazioni e tweet.

Eppure, nei giorni scorsi, Musk aveva detto pubblicamente di non vedere Twitter «come un modo di fare soldi»: ma allora, che cos’è? Noia da miliardari o l’ennesima presunta mossa strategica di chi sta giocando a scacchi in 3D con i destini del mondo?

La risposta – ammesso che ce ne sia una – la conosce solo l’interessato. A noi poveri mortali e umili utenti del suo feudo non restano che le ipotesi: tra queste, la più probabile (e quella in grado di rispondere a più arcani) ha a che fare con la SEC (la Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense che vigila sulla borsa valori).

Chi conosce le vicende di Elon Musk saprà già che la SEC è un po’ il suo nemico prescelto, il villain della saga. Tutto comincia nell’agosto del 2018, quando il CEO aprì la sua app di Twitter e scrisse urbi et orbi: «Am considering taking Tesla private at $420. Funding secured». Ovvero, Musk disse di voler ritirare la sua Tesla dalla borsa, sborsando 420 dollari per azioni grazie a dei fondi che diceva essere stati “assicurati”.

Fu il panico. Al di là della numerologia simpaticona (420 è un numero caro agli appassionati di marijuana; la stessa Twitter è stata comprata sborsando 54,20 dollari ad azione: le risatone!), un annuncio simile finì per far schizzare le quotazioni dell’azienda, che alla fine di quella giornata erano salite dell’11%, attirando le attenzioni della SEC. Da allora è iniziato un estenuante balletto tra il miliardario e la Commissione, il primo abituato ad annunci infondati su Twitter (con cui è in grado di influenzare il mercato, anche nelle criptovalute), la seconda intenzionata a fermarlo, spesso invano.

Nel corso degli ultimi quattro anni Musk ha dovuto accettare una sorta di “babysitter” per il suo account Twitter, facendo vagliare i suoi tweet prima di inviarli. Misure speciali che non sono bastate a contenere il CEO, la cui potenza finanziaria e mediatica non ha fatto che aumentare dall’inizio della pandemia, grazie a una crescita sorprendente di Tesla.

Ma perché comprarsi Twitter, allora? La spiegazione ufficiale proposta dal suo nuovo proprietario è «per difendere la libertà d’espressione». Potrebbe essere vero, anche se ci permettiamo una piccola correzione: «Per difendere la sua libertà d’espressione». Come ha scritto il commentatore tecnologico Ranjan Roy, infatti, il fine ultimo di Musk potrebbe essere di impedire alla SEC di togliergli l’account Twitter, o di bandirlo come è successo a Donald Trump. Comprare il social per evitare il deplatforming (il processo con cui un utente viene rimosso e bandito dai servizi digitali), quindi.

E se può sembrare assurdo spendere 44 miliardi di dollari per la difesa di un profilo Twitter, val la pena ricordare il peso finanziario e politico che @elonmusk ha per il miliardario e le sue diverse proprietà. È qui, a colpi di tweet, che Musk è diventato “Elon”, il miliardario simpatico (ai più), deciso a salvare il mondo con le auto elettriche di Tesla e a costruirne un altro, su Marte, con i razzi di SpaceX, il tutto mentre scava tunnel con The Boring Company. La filiera mediatica tweet-siti di news-Reddit-viralità-Wall Street è una componente essenziale per l’economia contemporanea, ed è stato Elon Musk a sfruttarla per primo, e meglio.

È lo stesso Roy a notare come sia possibile raccontare l’ascesa in borsa di Tesla (e lo spessore del portafogli di Musk) con un grafico come questo, che mostra la frequenza dei tweet dal profilo del CEO. La crescita dei secondi sembra accompagnare i guadagni dell’imprenditore:

Nel grafico segnaliamo due picchi notevoli: il primo, a inizio 2013, coincide con un aumento in borsa del 40% per Tesla; il secondo arriva proprio nell’estate del 2018, quella del tweet incriminato, altro periodo di crescita. Da allora Musk non hai smesso di twittare – né di arricchirsi. Alla luce di tutto questo, risulta più chiaro come l’idea che la SEC – il cui processo contro Musk è in corso proprio in questi giorni – possa togliergli tutto questo sia troppo pericolosa per le sorti del miliardario. E non perché non potrebbe più pubblicare meme rubati da Reddit; no, la posta in palio è molto più alta.

Proprio ieri, mentre l’operazione Twitter andava finalmente in porto, Elon Musk, su Twitter, definiva quelli della SEC «pupazzi senza vergogna». E la SEC cosa può fare a questo punto, bandirlo dal suo stesso social network?

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