Patto liquidoL’attrazione chimica che lega il Brasile alla Russia

Nonostante le sanzioni economiche internazionali imposte a Mosca in seguito all’aggressione all’Ucraina, le esportazioni di fertilizzanti verso il Sud America non sembrano aver subito alcun danno o ritardo, segno che la partnership tra Putin e Bolsonaro resta solida

Per il Brasile di Jair Bolsonaro, gli enormi guadagni garantiti dalla vendita della soia giustificano la neutralità offerta a Putin. Il Brasile, in seno alle Nazioni Unite, ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria in Ucraina senza tuttavia definire l’azione di Mosca un’aggressione militare. Bolsonaro, appena prima dell’invasione, durante una visita di Stato a Mosca, aveva confermato la propria solidarietà a Vladimir Putin. Ma in quell’occasione si era parlato anche di agroindustria e di espansione delle relazioni commerciali bilaterali. In particolare, la visita serviva a Bolsonaro anche per ottenere da Putin la garanzia delle forniture di fertilizzanti al Brasile. In seguito, Bolsonaro ha difeso la scelta di restare neutrale riguardo al conflitto in corso. Il Brasile è tra quelle nazioni che hanno scelto di non aderire alle sanzioni, confermando dunque la non ostilità alla Russia. Brasilia, inoltre, ha sostenuto la partecipazione di Putin al summit dei G20 previsto a novembre in Indonesia, anche a fronte delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti e dai loro alleati per escludere Mosca dalla piattaforma. La Russia, invece, ha fatto appello al Brasile per ottenere supporto dal Fondo Monetario Internazionale, nel tentativo di trovare alternative per aggirare le sanzioni occidentali, provando a resuscitare il forum “BRICS”, costituito proprio da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica e nato nel 2006 come alternativa al G7. A muovere Brasilia non è solo la politica del non intervento negli affari internazionali, in linea con la tradizione diplomatica del Paese sudamericano, o il pragmatismo del presidente Bolsonaro, in cerca di una rielezione a fine anno, ma soprattutto una vasta dipendenza dalle importazioni di fertilizzanti, fondamentali per la grande industria agricola nazionale, in particolare dalla Russia.

La guerra rischiava di mettere in seria crisi la semina della stagione agricola brasiliana 2022-2023. Tuttavia, fino a questo momento, nonostante le sanzioni economiche internazionali imposte a Mosca a causa dell’aggressione all’Ucraina, le esportazioni di fertilizzanti dalla Russia al Brasile non sembrano aver subito alcun danno o ritardo degno di nota, segno che la partnership tra il presidente Putin e quello brasiliano Bolsonaro resta solida.

Tra fine aprile e inizio maggio, almeno 24 navi cariche di quasi 678mila tonnellate di fertilizzanti russi sono arrivate o arriveranno nei porti brasiliani, stando ai dati preliminari di Agrinvest Commodities. Sono dati relativi alle imbarcazioni che hanno lasciato i porti di San Pietroburgo e Murmansk dopo il 24 febbraio, data di inizio dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina. Molte di queste navi trasportano cloruro di potassio, utilizzato per la coltivazione di soia e granturco. L’ultima delle navi dirette ai porti brasiliani dovrebbe scaricare il 5 maggio, secondo l’analisi di StoneX. Il Brasile è quasi sul punto di strappare il primato agli Stati Uniti quale primo produttore ed esortatore mondiale di soia, utilizzata nella maggioranza dei casi come mangime per animali. L’anno scorso, le esportazioni di cereali brasiliani hanno raggiunto la soglia record di 86 milioni di tonnellate, ha riferito il Ministero dell’Economia. Oltre due terzi sono andati alla Cina, mercato principale, seguita poi da Spagna e Olanda.

L’85% dei fertilizzanti impiegati in agricoltura, necessari per la coltivazione di soia, granturco, canna da zucchero e cotone, arrivano dall’estero. Un terzo di questi, riferisce Bloomberg, proviene da nazioni colpite da conflitti. La Russia da sola rappresenta il 22% delle importazioni totali di fertilizzanti, pari a 40 milioni di tonnellate, secondo la Brazil’s National Association for the Diffusion of Fertilizers. Il Brasile ha continuato ad acquistare materie prime e sostanze necessarie all’agricoltura nonostante l’aumento dei prezzi e la minaccia che la guerra in Ucraina potesse mettere a rischio le vendite di prodotti dalla Russia e dalla Bielorussia. Stando ai dati di Cargonave, le importazioni annuali brasiliane di fertilizzanti a marzo 2022 hanno segnato un aumento del 27, 4%. Subito dopo la Russia, saldamente al primo posto, i maggiori fornitori brasiliani sono Cina e Canada.

Marcelo Mello, analista di Stone X, ha spiegato che le consegne di fertilizzanti dalla Russia al Brasile non si sono fermate. Alcune navi cargo hanno lasciato la Russia prima dell’invasione. Di norma, un carico impiega 60 giorni per giungere a destinazione, ma la situazione a metà aprile non si era ancora normalizzata. «La mia impressione è che dall’inizio della guerra i carichi dalla Russia al resto del mondo si siano fermati del tutto. Un mese dopo l’invasione, c’è stata una ripresa, ma il volume è ancora sotto i livelli normali», ha detto Mello.

Considerati i timori riguardo le forniture, uno dei maggiori produttori di soia brasiliani, SLC Agricola, sta pensando di ridurre l’uso di fertilizzanti di un quarto per la prossima stagione di semina. Tanti altri potrebbero seguire l’esempio. SLC Agricola coltiva un’area più estesa del Delaware tra soia, mais e cotone. Secondo l’azienda, la riduzione non dovrebbe avere ripercussioni sul raccolto. Resta da capire dove e in che modo sarà possibile questo intervento, dopo un’attenta analisi delle caratteristiche del terreno. Soltanto il 15% delle aree agricole del Brasile può fare a meno dei fertilizzanti. «La produzione potrebbe rallentare leggermente, ma la redditività sarà mantenuta – ha spiegato il ceo SLC Agricola Aurelio Pavinato – Il Brasile può permettersi un anno senza fertilizzanti, condizione che taglierebbe i costi e ridurrebbe la dipendenza delle importazioni. Vediamo se ci riusciamo».