Sinergie Il vino vende il territorio

Una doc territoriale ci spiega perché puntare su una produzione locale è uno degli strumenti chiave che può aiutare tante zone vocate a fare la differenza anche in termini turistici. Perché i prodotti enogastronomici sono un volano importante quando si tratta di vendere camere, attrazioni e ristoranti

Il vino, insieme al cibo e alle tante tipicità gastronomiche locali, è un volano importante per promuovere un intero territorio. Per le sue caratteristiche intrinseche è uno degli strumenti chiave che può aiutare tante zone vocate a fare la differenza anche in termini turistici. Immaginate che cosa può fare in una zona che è già turistica di suo, e che ha anche la grande fortuna di avere sul suo territorio una serie di realtà enologiche degne di nota. È questo il lavoro del consorzio Alghero DOC, una doc territoriale sulla quale investire per rafforzare il turismo di qualità.

Alghero, in realtà, ha già molto per cui essere una meta ambita: il mare, innanzitutto, un aeroporto e buoni collegamenti nazionali e internazionali, una storia e una cultura interessanti, e anche una tradizione gastronomica lunghissima e varia. Ma ha anche il vino e l’olio, parte di una valorizzazione sistemica che con questa DOC sicuramente avrà uno slancio notevole.

Perché valorizzare il cibo e il vino, i produttori e i prodotti, non significa solo fare cultura, ma creare anche un’economia che destagionalizza gli acquisti e rende questa intera zona appetibile anche fuori stagione. Ma come sempre succede quando si provano a fare investimenti strategici sul lungo periodo non si può affidare questo prodotto a un racconto generico. Bisogna creare le occasioni per cui si portano i visitatori a scoprire le produzioni tipiche, spiegando anche nei ristoranti, sul posto dove i prodotti si consumano, quali sono le loro caratteristiche e peculiarità. Attraverso una narrazione serve collegare le potenzialità economiche e culturali alla storia di questa città, così ricca e densa di dominazioni e passaggi.

Un terreno che bisogna preparare cominciando dalle scuole, per creare sensibilità e cultura specifica. Ma che ogni cantina che fa parte di questa denominazione, tra Alghero, il parco protetto e la baia di porto Conte, può contribuire a costruire nel tempo. Proprio come è successo per altri territori, anche meno allettanti per i viaggiatori, che dal vino sono partiti per costruire una vocazione turistica diventata nel tempo importante.

Pensiamo per esempio al grande lavoro fatto da Vittorio Moretti per la Franciacorta, e che oggi è ancora insieme alla figlia Francesca promotore di questo territorio con le cantine Sella e Mosca. Ha una nuova struttura dedicate all’accoglienza, con un b&b risultato della ristrutturazione di una vecchia foresteria, con 16 camere che sono perfettamente integrate in questo piccolo villaggio, che vanta addirittura una chiesetta, dedicata alla Madonna dell’uva che protegge la produzione.

Qui con la spumantizzazione in loco si producono 20mila bottiglie di Brut di Torbato, da uve torbato, un’antica varietà associata al nome dell’azienda e varie linee di vino fermo, con le punte di diamante rappresentate dal Marchese di Villamarina, firma aziendale con annate d’eccezione come il 2004 e 2008. Il cambiamento di proprietà, dai Bonomi, a Campari, ai Moretti, ha portato grandi mutamenti, soprattutto in termini di approccio e di persone.

Con la proprietà attuale la cantina ha riacquistato un volto di grande spessore imprenditoriale e che ha uno spirito attivo anche nei momenti più difficili ed è la vera anima dell’azienda. C’è stato un grande reinvestimento sui vigneti, a dimostrazione del fatto che la vigna è la terra, e il vigneto deve durare nel tempo: un investimento materiale che dà il polso di un’anima contadina e non industriale. È mutato l’approccio commerciale, con l’apertura al mondo horeca, che oggi rappresenta il 25% della vendita dei 5 milioni di bottiglie, con il mondo della gdo che assorbe le altre.

Ma il Consorzio DOC Alghero ha al suo interno realtà diversissime tra loro, e accanto alla grande realtà di Sella e Mosca troviamo la piccola impresa della determinata Annamaria Delitala, che dopo una laurea in lingue, e un master in marketing e turismo, e dopo aver organizzato per anni viaggi enogastronomici per gli stranieri in visita in Sardegna, nel 2011 ha deciso di mettere la sua expertise al servizio delle vigne dell’oliveto piantati dalla madre nell’azienda Ledà.

Accoglienza curata, degustazioni guidate in una casa con nove camere costruita grazie alla riforma fondiaria, una delle poche rimasta con la struttura originaria, 2500 alberi di ulivo di Bosana e Carolea, 5 ettari produttivi di vigneto a disposizione di ospiti per lo più stranieri e attratti dalla calma e dall pace che qui si possono trovare, avendo comunque il mare a poca distanza. La prima vendemmia risale al 2004, e i vini di questa azienda sono un rosato a base di Cannonau e Merlot, e due bianchi, un Vermentino “base” e uno a vendemmia tardiva, con 4 mesi di barrique.

Grande attenzione al territorio e alle espressioni locali del vino per lei, grande voglia di vedere come si comportano i vitigni internazionali in terra sarda per Gabriele Palmas, anche lui nel Consorzio Alghero DOC ma con una visione di stampo completamente diverso. La sua azienda a conduzione familiare, artigianale, nasce 50 anni fa dal papà e dal nonno. Dal 1996 lui e la moglie si sono presi cura di questo progetto e nel 2000 hanno ripiantato i vigneti con Cabernet e Shyra. L’etichetta è un’icona di sardità, con il bottone del costume tipico sardo, una sfera di filigrana d’oro o d’argento: uno dei più ricchi è proprio quello di Ittiri, luogo che accoglie questa cantina. Ma in etichetta c’è anche un’altra immagine che ricorda la Sardegna, la torre aragonese simbolo della città di Sassari. E c’è anche il nome del produttore: una stretta di mano con il consumatore, e la garanzia di una produzione sulla quale Gabriele ha messo la firma. Una scelta che significa uscire dalla consuetudine, e in una terra come la Sardegna che è principalmente terra di Cannonanu, sta provando a capire come questi vitigni di solito usati solo come “migliorativi”, avrebbero invece performato sul terreno sardo.

Discorso inverso fa invece la cantina Delogu: qui si possono visitare cantina e vigneti, fare degustazioni e anche soggiornare nel Wine Resort, con l’abbinamento della cucina sarda grazie al servizio di Wine&Food curatissimo e con un’ottima selezione di ingredienti e prodotti locali valorizzati al meglio.

Accanto alle realtà familiari c’è poi una solida azienda storica del territorio, che insieme a Sella e Mosca ha voluto fortemente l’istituzione del Consorzio Alghero DOC: è Santa Maria La Palma, cantina cooperativa con quasi 300 soci, con una grande funzione sociale otreché economica sul territorio. In cambio della richiesta di grande impegno qualitativo, ai soci vengono garantiti pagamenti equi e formazione, per una distribuzione del reddito e della cultura agricola condivisa.

Si riduce così il rischio ambientale, selezionando i produttori che danno garanzie e seguono le indicazioni dei tecnici della cooperativa. Le specificità di terreno, uve ed esposizione sono garantite da un lavoro certosino, fatto su base territoriale, che permette di avere uve con caratteristiche diverse ma tutte al giusto grado di eccellenza.

I quasi 800 ettari sono concentrati quasi tutti in un raggio di 7km, tra Alghero, il parco protetto e la baia di porto Conte, ma hanno caratteristiche dei suoli e delle esposizioni diverse: è importante quindi individuare le caratteristiche diverse per zone omogenee e fare vendemmie diversificate, fare un monitoraggio dei vigneti per regolare gli interventi a seconda della stagione e della posizione, e lavorare come se ogni appezzamento fosse una cosa a sè, differenziando per aumentare le potenzialità dei singoli vigneti. Si tratta di trasformare una complicazione in un’opportunità, con una buona gestione che armonizza le differenze e usa ogni appezzamento per creare vini diversi.

Il risultato sono più di cinque milioni di bottiglie e quasi 20 milioni di euro di fatturato, prodotte da 300 piccole cantine che lavorano bene insieme e producono vini distinti a seconda delle caratteristiche peculiari di ciascuno dei soci, condito con il giusto quid di orgoglio di appartenenza e attaccamento all’azienda.

La valorizzazione del vino passa attraverso la messa a valore del luogo nel quale il vino è prodotto e l’organizzazione insieme a brillanti e giovani società locali di eventi e di momenti di presentazione e degustazione: è il caso del recente fine settimana nel quale gli appassionati hanno potuto degustare in città e nelle diverse cantine i vini del Consorzio, grazie all’evento che ha visto le realtà locali collaborare per portare sempre più il focus su questo prodotto così identitario e appassionante.

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