I pallettariIl torneo disperato della coppia Conte-Salvini per recuperare punti su Letta-Meloni

Gli ex gialloverdi approfittano di ogni palla per attaccare i vecchi alleati, ma senza ottenere risultati. La verità è che il doppio è in declino e si affanna, ma perché venga spazzato via serve la mossa del proporzionale

di Prashant Gurung, da Unsplash

Tempo di tennis – è primavera – come ben sanno gli appassionati, in questi giorni Foro Italico, poi Roland Garros, poi Wimbledon, se ne parla molto di più che negli anni passati, torna il gran tifo. Vengono in mente paragoni. Anche con la politica italiana. Dove ormai in campo c’è un match di doppio davvero impensabile fino a poco tempo fa, nel pur scombiccherato assetto politico italiano, ormai senza un ordine, non vorremmo dire senza un senso, ma insomma. E l’inedito doppio vede la coppia Conte-Salvini, questa talmente collaudata da essere al tramonto, contro la coppia più pimpante, la coppia del momento, Letta-Meloni.

È una partita lunghissima destinata a concludersi tra un anno (se ci arrivano sani e salvi), i cui ultimi game ci dicono che i “vecchi” Giuseppi e Matteo sono protesi all’attacco. Picchiano forte, magari con colpi poco ortodossi, un po’ sparacchiati a caso, tipici di chi non ha niente da perdere ed è costretto a sperare nell’errore altrui più che confidare nella propria bravura, d’altra parte i due vogliono riconquistare le prime posizioni in classifica e si buttano su tutte le palle con una notevole continuità.

Dopo la débâcle sul campo centrale del Quirinale, quando persero 6-0 6-0, l’occasione della guerra russa all’Ucraina ha ricreato tra loro l’intesa dei bei tempi coronati dalla vittoria del “torneo elettorale” del 2018, e stanno giocando abbastanza coordinati: se Conte si dichiara contro l’invio delle armi ecco che quindici giorni dopo anche Salvini, dai riflessi più lenti anche per via del sovrappeso, fa lo stesso. E la coppia spara colpi su questo.

In particolare, l’avvocato cerca di prendere a pallate Enrico Letta, il più sobrio in campo, come si è capito anche dal tesissimo incontro di due giorni fa: e dire che i due si allenavano insieme all’”Alleanza strategica tennis club”! Mentre Salvini non perde occasione per creare problemi a Giorgia Meloni, prima col vado-non vado alla kermesse di Fratelli d’Italia di Milano che ha fatto più notizia di Carlo Nordio, Giulio Tremonti e Luca Ricolfi messi assieme; e poi, d’accordo col vecchio coach Silvio Berlusconi, silurando con le sue assenze in aula la proposta costituzionale sul presidenzialismo, bandiera di Giorgia innalzata negli ultimi mesi della legislatura, quindi in modo sfrontatamente inutile. Colpi a effetto che effettivamente sono andati a segno. Ma che sono davvero misera cosa.

La coppia Conte-Salvini in teoria potrebbe persino far cadere il governo Draghi e, tuttavia, su 60 milioni di italiani non ve n’è uno pronto a scommetterci, a partire dal presidente del Consiglio che infatti va a Washington con la stessa forza di quando si insediò e se ci si pensa questa è davvero un’anomalia: un premier forte malgrado la sua maggioranza sia debole. Anzi, SuperMario appare tanto più autorevole quanto la maggioranza litiga con se stessa.

La vacuità degli attacchi della coppia gialloverde d’altra parte non creano grandi difficoltà a Letta-Meloni, i quali paiono solidi nei sondaggi e infatti nella percezione degli italiani sono sentiti come i due che se la vedranno tra di loro, in singolare, per la leadership del Paese.

La questione che si pone semmai è un’altra: ma perché, invece di incassare le sconclusionate bordate dei vecchi Giuseppi e Matteo, Enrico e Giorgia non prendono loro a pallate due avversari così lenti e impolverati e non vanno avanti con la loro faccia? Perché, fuori di ogni metafora, non correre da soli, in un sistema proporzionale che se volessero si approverebbe domattina?

Ecco, l’ostinazione di Letta e di Meloni a questo punto non ha forse nemmeno più ragioni pratiche ma è come se avessero paura di sfidarsi a viso aperto, dopo aver distrutto il doppio gialloverde. Probabilmente considerano ancora non conclusa l’opera di demolizione degli scomodi partner, forse è solo questione di tempo. Perché in questa primavera sembra impossibile che Giuseppi e Matteo riescano a risalire la china in cui sono sprofondati malgrado il protagonismo sfiatato di questi giorni.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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