La citéLe vite sospese degli algerini cresciuti in Francia

Nel terzo episodio di Fermata Nanterre, il podcast reportage di Arianna Poletti, ad Ahmed Djamai viene promesso un tetto come alternativa alla baracca dove ha vissuto 18 anni, distrutta dalle ruspe. Ma nei luoghi fatiscenti in cui alloggia vengono riprodotte le logiche del dominio coloniale. Un progetto di Sphera e Bulle Media, disponibile su tutte le piattaforme digitali, come Apple Podcast e Spotify

AP/Lapresse

Fermata Nanterre, il podcast reportage prodotto da Sphera e Bulle media, ha vinto il premio miglior podcast nella categoria Diversity agli Italian Podcast Awards.

Il terzo episodio di Fermata Nanterre continua con la storia di Ahmed Djamai, a cui viene promesso un tetto come alternativa alla baracca dove ha vissuto 18 anni, distrutta dalle ruspe. Smantellate le bidonvilles di Nanterre, Ahmed viene fatto trasferire in una cité de transit, letteralmente «città di transito», una soluzione temporanea per quelle famiglie a cui non si riesce a trovare un alloggio in casa popolare. Nelle cité de transit, costruite in tutta fretta all’inizio degli anni ‘70, vengono riprodotte le logiche del dominio coloniale. Gli algerini sono educati a «vivere in maniera moderna», controllati da un guardiano che molto spesso è un ex militare. Le cité de transit restano in piedi molto più a lungo del previsto, ed è in queste strutture fatiscenti che affondano le radici della banlieue francese. La segregazione sociale e urbana avanzano di pari passo.

In Fermata Nanterre, Arianna Poletti racconta la storia di un comune della periferia parigina e dei suoi abitanti. La cittadina di Nanterre è stata costruita sulle macerie delle bidonvilles sorte nel dopoguerra dove vivevano gli operai di origine algerina e le loro famiglie.

Ripercorrendo la storia di chi ha vissuto in una baracca a pochi metri dalla Tour Eiffel, il podcast racconta generazione dopo generazione quali sono le origini della segregazione sociale e urbana che hanno portato alla stigmatizzazione delle periferie. In questo comune dove «tutti vengono da altrove ma tutti sono di Nanterre», come racconta un abitante, c’è chi prova a salvaguardare e valorizzare la memoria di un’epoca perché questa non venga dimenticata.

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