Giorgio e ToniLa lapide che ricorderà per sempre le vittime del delitto di Giarre

Il Comune siciliano ha reso omaggio ai due giovani innamorati ritrovati esanimi il 31 ottobre 1980, uccisi per il loro amore. Alla cerimonia hanno partecipato la ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto e Francesco Lepore, autore del libro che ha ricostruito la storia

Giornata della riconciliazione della memoria. È quanto Giarre ha vissuto l’altro ieri presso il Teatro Garibaldi e, poco prima, davanti alla Biblioteca comunale, luogo simbolo della reazione nazionale all’uccisione di Giorgio Agatino Giammona e Toni Galatola. Reazione, di cui il 6 novembre di 42 anni fa si fecero lì interpreti militanti del FUORI! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) convenuti da tutta Italia. Ricordare quanto successo ai due giovani innamorati, insieme scomparsi il 17 ottobre 1980, insieme ritrovati esanimi, mano nella mano, il 31 ottobre seguente, non è stata una mera ripresentazione fattuale del passato ma un ’assunzione di responsabilità verso una storia terribile e dolorosa, scivolata in un ingiusto silenzio e scomparsa dalla memoria collettiva. 

Questa memoria si è appunto riconciliata, dopo oltre 40 anni, due giorni fa: la locale comunità è così finalmente pervenuta a un pubblico riconoscimento della vita e della morte di Giorgio e Toni grazie anche al libro-inchiesta Il delitto di Giarre, scritto dal giornalista de Linkiesta Francesco Lepore ed edito nel giugno scorso da Rizzoli. Libro che, in un certo qual senso, si è posto in linea di continuità con gli sforzi profusi nell’addietro dall’ex presidente di Arcigay nazionale Paolo Patanè, perché si facesse piena luce sulla tragica morte dei due “ziti” (fidanzati in dialetto siciliano) e perché fosse eretto un monumento in loro memoria.

Non a caso il sindaco Leo Cantarella, figlio di quel Nello Cantarella che, come primo cittadino, concesse il 6 novembre 1980 gli spazi della Biblioteca comunale per il convegno Omosessualità. Orgoglio e pregiudizio, ha pubblicamente affermato: «Il libro di Francesco Lepore ha squarciato il velo di silenzio e indifferenza che, per quattro decenni, ha consegnato all’oblio la vicenda drammatica e triste di Giorgio e Toni, trovando la mia amministrazione pronta a chiudere finalmente questo cerchio della storia». 

Ed è stato proprio il sindaco Cantarella ad accogliere con l’intera Giunta, presso il Palazzo di Città, la ministra per le Pari Opportunità e il sottosegretario all’Interno. Con i due rappresentanti del Governo ha quindi svelato davanti alla Biblioteca la lapide in pietra lavica con la seguente epigrafe: In memoria di Giorgio Agatino Giammona e Toni Galatola, insieme barbaramente uccisi il 17 ottobre 1980, insieme ritrovati abbracciati il 31 ottobre successivo, Giarre tutta, memore di quell’amore che non osò pronunciare il suo nome, presenti la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e il sottosegretario al ministero dell’Interno Ivan Scalfarotto, auspice il sindaco Leo Cantarella, questa lapide pose

Per la ministra Bonetti – che è poi intervenuta con il sottosegretario Scalfarotto, l’ex deputata del Pci Angela Bottari, il cofondatore del primo nucleo di Arcigay Vincenzo Scimonelli nonché con Paolo Patanè e con Francesco Lepore alla presentazione del libro Il delitto di Giarre su moderazione dell’assessora alla Cultura Tania Spitaleri del Pd – «il territorio ferito da quel delitto ha compiuto un percorso importante: ringrazio per questo il sindaco Leonardo Cantarella, l’amministrazione comunale, Paolo Patanè e il giornalista de Linkiesta.it Francesco Lepore che con il suo libro ricostruisce la vicenda, squarciando quel velo di silenzio che a lungo ne ha occultato la natura di violenza omofobica contro due ragazzi omosessuali. Oggi ne rinnoviamo la memoria e rinnoviamo l’impegno delle Istituzioni nel contrasto di tutte le discriminazioni e le violenze. Anche quest’anno dal mio ministero riconfermiamo un bando per sostenere la creazione di nuovi luoghi e centri contro la discriminazione verso le persone Lgbt+ e luoghi d’accoglienza per le vittime di violenza omofobica. Costruiamo un Paese nel quale la dignità di ciascuno possa realizzarsi in diritti riconosciuti e in progetti di vita, e contribuire da protagonista al cammino delle nostre comunità».

Ha particolarmente conquistato l’uditorio, soprattutto i numerosi studenti presenti, Ivan Scalfarotto che ha raccontato la sua personale e non facile esperienza di giovane omosessuale nello stesso anno in cui Giorgio e Toni vissero la loro drammatica storia d’amore. Per lui «è stata una grande emozione aver partecipato, insieme alla ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, alla cerimonia in ricordo di Giorgio Agatino Giammona e Toni Galatola, uccisi a Giarre nel 1980 per la sola colpa di amarsi e di vivere apertamente come una coppia. La lapide alla loro memoria, posta davanti alla Biblioteca comunale e oggi svelata, ha una valenza storica e simbolica che testimonia la volontà della comunità giarrese di recuperare il ricordo di due cittadini il cui sacrificio è stato a lungo dimenticato». 

Scalfarotto ha quindi rilevato come «il libro di Francesco Lepore Il delitto di Giarre ben documenti la reazione nazionale del FUORI! a quella tragica vicenda ma anche i primi passi di quella grande associazione, che sarebbe stata Arcigay. Per fortuna oggi non è più richiesto il martirio per voler essere felici e liberi di amare una persona dello stesso sesso. A distanza di 40 anni la situazione delle persone Lgbt+ è per fortuna cambiata in meglio. Le nuove generazioni sono più libere rispetto alla propria identità e vivono in modo più fluido e meno problematico la questione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Anche nei media e nel racconto della nostra società la rappresentazione delle persone Lgbt+ è meno caricaturale e più fedele alla vita vera. Di questo dobbiamo dare atto a tutti coloro, militanti e attivisti, che si sono spesi e hanno combattuto in questi anni. A chi si è esposto, a chi ci ha messo la faccia».

Il sottosegretario all’Interno ha così concluso: «Oggi però è anche un’occasione per ricordare ciò che non va mai dimenticato: che non si deve abbassare la guardia. La strada verso la piena uguaglianza e inclusione della comunità Lgbt+ è ancora lunga, a partire dal lavoro verso una buona legge per il contrasto dei fenomeni di odio e di violenza che deve rifuggire rigidità ideologiche di ogni parte ed essere ispirato a pragmatismo e all’orientamento al risultato. Bisogna approvare una legge che protegga le vittime dei reati, non soltanto piantare una bandiera». 

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