AnnozeroLa sinistra santoriana e la tragicommedia della controinformazione

In nessun paese occidentale come in Italia le tesi più ardite e strampalate hanno così tanto spazio nei media. Il rischio è che cresca sempre di più quell’area complottista vicina a Conte, influenzando la posizione atlantica dell’Italia

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All’allarme sulla censura contro il pacifismo italiano (la Pace proibita) lanciato da Michele Santoro al teatro Ghione di Roma e sulla piattaforma iperpopulista ByoBlu risponderei parafrasando Mark Twain che smentiva la notizia della sua morte pubblicata su un’agenzia: «Spiacente di deludervi, ma la notizia della morte dell’informazione libera è grossolanamente esagerata». 

In nessun paese occidentale come in Italia le tesi più ardite e strampalate sono diventate il sale dei talk show, o meglio dei trash-show, che hanno come protagonisti i personaggi più stravaganti e mattoidi, i complottisti più esagitati, i conduttori più felici di fare caciara che di dare informazioni attendibili e verificate. Il risultato è che, com’è avvenuto per la pandemia, tutte le tesi sono considerate equivalenti per cui ogni falso storico che volumi di studi hanno smentito viene presentato come un’opinione legittima: il complotto ebraico mondiale, Hitler che era ebreo, la terra piatta, i vaccini che uccidono, il falso sbarco sulla luna. Di questo soffre l’informazione, e non solo quella italiana, che comunque, a scanso di equivoci, non ha bisogno di nuove regole, gabbie, intromissioni ma solo, come ha argomentato sul Foglio Enrico Mentana, di informazione buona che scacci quella cattiva. Più che di serate al teatro Ghione, di serate davanti alla tv a guardare The Newsroom, la serie americana che racconta benissimo il conflitto tra informazione e audience. 

In occasione della guerra, come ha scritto Mario Lavia, dentro questa bolla mediatica sta crescendo in Italia un’area politica che unisce il M5S di Conte, il giornale di Marco Travaglio, l’estrema sinistra, e aree di pacifismo cattolico, in una convergenza oggettiva (per usare un termine della vecchia sinistra marxista, caro a me come a Francesco Cundari) con il nemico per eccellenza Matteo Salvini. Ognuna di queste componenti, ovviamente, ha una sua specificità. Le motivazioni del mondo cattolico, per esempio, nascono da un pacifismo integrale che ha ben poco a che spartire con chi ha sostenuto nel mondo ogni genere di lotta armata purché antiamericana e antioccidentale e oggi sostiene apertamente la Russia di Putin. 

Politicamente quest’area pone al Partito democratico un enorme problema di alleanze perché, l’hanno detto esplicitamente due dei principali protagonisti, ovvero Michele Santoro e Giuseppe Conte, si propone di rappresentare quella parte del paese che si oppone alla al sostegno militare all’Ucraina. E ciò tocca un punto essenziale dell’identità del Pd di Letta, ovvero la collocazione euro-atlantica. Il vecchio leone televisivo e il gerundista di Volturara Appula sono anche una calamita per gli orfani del Conte «punto di riferimento fortissimo dei progressisti», che infatti tacciono imbarazzati.

Al di là dei numeri dei sondaggi è fuori di dubbio che sull’invio delle armi ai combattenti ucraini il paese è spaccato a metà e che questa divisione lacera profondamente (of course) la sinistra. Per me e per molti altri, ciò significa che la linea di conflitto passa nelle famiglie, tra gli amici, come già avvenuto per la pandemia e i vaccini. 

Ne ha scritto benissimo Luigi Manconi su Repubblica: si tratta di argomenti profondi che riguardano i valori fondanti: la vita e la morte, la libertà e l’oppressione, la pace. E, sempre su Repubblica, Gianni Riotta ha ricordato come tali divisioni si siano già presentate di fronte al tema della guerra. Il fatto è che se avessimo seguito Neville Chamberlain e non Winston Churchill, Charles Lindbergh e non Franklin Delano Roosevelt oggi il tanto vituperato occidente non vivrebbe in democrazia ma nella distopia raccontata da Philip Roth nel suo Complotto contro l’America o nel classico la Svastica sul Sole di Philip K. Dick, dove hanno vinto i pacifisti di allora e nazisti e giapponesi dominano il mondo. (Anche qui due serie tv da non perdere: Il complotto contro l’America e The man in the high castle).

Non voglio fare analisi geopolitiche delle quali non sarei capace, vorrei solo dire sommessamente e con rispetto che ciò per cui si battono oggi i miei vecchi amici e compagni, e cioè il disarmo dell’Ucraina e una pace che somiglia molto alla pax romana, è l’opposto delle ragioni per le quali siamo diventati di sinistra. 

Io ricordo di essere diventato di sinistra non malgrado l’invasione sovietica in Cecoslovacchia, ma contro quell’invasione, con in mente l’immagine di Ian Palach. Che si chiamassero paesi comunisti, come io mi andavo definendo, non me ne importava un fico secco, anche se quelli del Partito comunista italiano mi definivano anticomunista ero orgogliosamente di sinistra, antisovietico quanto antiamericano. Ero contro gli imperialismi. E pensavo, allora come oggi, che un popolo ha diritto a difendere la propria indipendenza con le armi, come il Vietnam ieri e l’Ucraina oggi. Punto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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