CompetizioneÈ un lavoro di squadra

Quando due delle professioni più distanti tra loro, ma che si equivalgono per rigidità, esigenza, determinazione e sacrificio si incontrano e si uniscono, il risultato è un trionfo di inclusività, crescita e passione

Se chef e sportivi sembrano aver molto poco in comune, soffermandoci ad analizzare più da vicino queste due categorie, le affinità che li accomunano sono molto di più di quello che si possa notare ad un primo e più distratto sguardo.
Cucina e sport sono prima di tutto un hobby, un passatempo, mosso da passione e interesse. Tutti possono fare sport e tutti possono cucinare, diverso è però fare della propria passione il proprio lavoro. Entrambe queste discipline se portate a livelli professionali, richiedono amore, dedizione, determinazione e grande sacrificio. Per non parlare della rigida disciplina, delle infinite ore da dedicare alla propria crescita, senza sconti durante i fine settimana e le festività.

Sport e cucina sono due mezzi di inclusione sociale, dove le differenze culturali si possono annullare per fare posto alla crescita di ciascuno. Si è liberi di imparare gli uni dagli altri basandosi su quell’unico linguaggio comprensibile per tutti: la passione.

Ecco che se tutto ciò viene preso per vero, è più facile capire come mai negli ultimi anni abbiamo assistito sempre di più al proliferare dell’organizzazione di esperienze che desiderano accostare queste due grandi realtà, anche semplicemente nel mondo amatoriale. Basti pensare banalmente a quante volte capita di vedere nelle agenzie di viaggi o nei pacchetti regalo venduti online, i week-end all’insegna di attività sportiva, combinata a degustazioni di vini o di cibi. Se poi questa esperienza viene traslata nel mondo dei professionisti, è possibile assistere a giornate all’insegna del grande sport e dell’alta cucina. Ne è un esempio la San Pellegrino Cooking Cup, che dal 2001 e per diversi anni ha premiato la miglior combinazione tra arte del navigare e talento culinario e, sullo sfondo, la laguna di Venezia. In questa competizione gli skipper pensavano alla regata e a sfruttare al meglio il vento, mentre gli chef presenti a bordo, ma sottocoperta, pensavano alla cucina.

Differente, ma al contempo simile, è stato il Maxi On, che si è svolto per la prima volta quest’anno dal 5 all’8 maggio. Un evento che ha avuto la capacità di unire tre paesi differenti, Italia, Slovenia e Croazia. La regata è partita da Trieste, per poi navigare tra le coste di Pola e Brioni, con una flotta di maxi Yachts il cui equipaggio vedeva non solo velisti professionisti, ma anche importanti chef che hanno dovuto timonare le diverse imbarcazioni su cui erano a bordo durante la regata.
La gara ai fornelli in questo caso non è avvenuta a bordo, ma a terra, nelle nuove e attrezzatissime cucine del Grand Hotel Brioni di Pola, reduce da una totale ristrutturazione, e che ha riaperto le sue porte per ospitare una parte della competizione e la cena di gala, che ha visto protagonisti gli chef sfidanti, la giuria, gli organizzatori e molte importanti personalità locali.
Il contest culinario, come avviene nelle migliori sfide, prevedeva come format quello della scelta della creazione del piatto sul momento, con la possibilità di scegliere i prodotti da un ricco buffet di materia prima locale tra cui il pescato del giorno, verdure e ortaggi.


L’obiettivo finale della vittoria, quello dell’agognato primo premio che si sarebbe dovuto tradurre nel piatto più buono, è sembrato quasi passare in secondo piano. Ciò che è emerso e che senza alcun dubbio è stata la più grande vittoria, è stata la capacità di creare un’incredibile sinergia e uno straordinario spirito di squadra tra gli chef, che all’opera sembravano quasi un’unica brigata, nonostante fossero in competizione.

Una delle grandi potenzialità di questo evento è stata indubbiamente la capacità di saper riunire personalità differenti, uomini di mare e uomini di terra, italiani, sloveni e croati, su un territorio che per anni è stata teatro di guerre e conflitti, culminando in una serata di gala in cui professionalità e sportività sono state le assolute protagoniste, in un luogo, il Grand Hotel Brioni, che ironia della sorte era il luogo preferito di Tito e che con la totale ristrutturazione si è spogliato di quell’etichetta, per diventare luogo di incontro e di unione.