Ach so Là dove affina il vino e si scopre il fascino del tempo che passa

Si può fare un viaggio tra gli stili di vinificazione dell’Alto Adige passeggiando per una cantina che ha fatto dell’identità e del territorio una grande storia di famiglia, tutta al femminile

Kellerei Walch Tramin, Architekt David Stuflesser

Visitare la cantina di Elena Walch a Termeno è come fare un viaggio nel tempo. Aprire la porta di questa dimora e carpirne i segreti è scoprire tutti i cambiamenti stilistici dell’azienda, ma soprattutto cogliere tutti i passaggi che da fine ‘800 ad oggi hanno caratterizzato il mondo del vino e dell’Alto Adige. Passeggiando per la cantina, si scoprono sedimentati tutti i modelli di produzione vinicola degli ultimi 150 anni, e si possono cogliere le decisioni prese da questa azienda nel corso del tempo.

Le gigantesche vasche di cemento sono ancora visibili con le loro piastrelle vetrificate. Poi ci sono gli enormi tonneau di legno, con il fronte intagliato dai maestri artigiani della Val Gardena: e ogni botte grande testimonia il passaggio di un’epoca e racconta un pezzo della storia di questa famiglia del vino con dovizia di dettagli e particolari di pregio.

L’ultima è del 1969 e mostra le nazioni nelle quali il vino dei Walch viene venduto all’epoca: sono solo Germania, Austria e Svizzera. Oggi sono oltre 70 gli stati in cui l’azienda è presente e alla tradizione delle botti grandi intagliate ha dato una svolta contemporanea. Le due giovani figlie di Elena, Karolina e Julia, all’ingresso in azienda, hanno deciso di dare la loro impronta in un modo decisamente più moderno, costruendo nel 2015 una “astronave” tecnologicamente avanzatissima e dal design studiato appositamente per la cantina, dove i vini affinano e diventano prezioso nettare da conservare in tank tronco-conici da 42 ettolitri, così da poter lavorare separatamente le diverse parcelle di ogni vigna e dedicare a ciascuna le cure e le attenzioni necessarie.

Passare dalla cantina a fianco, dove si possono ancora ammirare le vasche di cemento ricoperte di piastrelle vetrificate che contenevano un’enorme quantità di vino, ed entrare in questa spaziosa stanza blu e acciaio è come attraversare un immaginario varco spazio temporale. Oggi queste stanze mantengono le piastrelle come testimonianza del passato ma sono diventate una barricaia, perché già trent’anni fa la carismatica signora Walch ha scelto di fare più qualità e ridurre le quantità, curando di più e meglio l’affinamento.

È il nuovo corso di un’azienda che nel tempo è riuscita ad avere molte anime e a cambiare volto in base ai cambiamenti della società e dei rivolgimenti del settore.

Una cantina che ha cambiato nome quando la signora Elena ne ha preso in mano le redini: nata e cresciuta a Milano, si sposò con il signor Walch e si trasferì a Termeno. Subito si rese conto della bellezza e della ricchezza dei vigneti che la famiglia possedeva già. Erano gli anni ’80, un periodo in cui ovunque si produceva tanto vino, si puntava più sulla quantità che sulla qualità. Lei veniva dall’architettura e da un mondo artistico, rimasta colpita dalla bellezza dei vigneti, si mosse per valorizzarli. In questa collina ripida il lavoro è molto difficile, e l’idea fu quella di puntare sui vigneti singoli, producendo vini che siano la massima espressione di un territorio ben definito. Questi vigneti sono unici nella zona e la moglie del signor Walch convinse il marito a creare qualcosa di diverso e di nuovo, con la visione di produrre vini che esprimessero al meglio questo suolo e questo vino. Puntò su vitigni internazionali per mostrare al mondo la ricchezza dell’Alto Adige, che produce vini – come il Pinot nero – dal 1850. Modificò l’allevamento portando il guyot e iniziò in cantina a usare la barrique. Nell’88 ha chiesto che fosse il suo nome a definire l’azienda e le etichette, così è nato lo Chardonnay Cardellino, primo vino a suo nome. Questo progetto ha avuto successo negli anni, lei man mano ha acquistato altri terreni e al giorno d’oggi questa azienda lavora su 70 ettari tra Termeno e Caldaro, il cuore vinicolo dell’Alto Adige. Dal 2013, e in via definitiva dal 2015, sono le due figlie Julia e Karoline alla guida dell’azienda, e le innovazioni non sono mancate nemmeno in questa nuova generazione aziendale. Ma ci sono stati anche importanti cambiamenti legislativi, che hanno permesso all’azienda di dare rilievo in etichetta alla sua caratteristica peculiare, ovvero la menzione aggiuntiva della vigna di provenienza: questo permette di ritrovare la provenienza specifica delle uve utilizzate per produrre quel vino specifico. Una menzione aggiunta concessa dalla regione e che offre al consumatore una visione territoriale specifica.

E mentre il vento di Ora soffia tra i filari, le sorelle Walch accompagnano i visitatori dell’azienda a vedere la loro ultima creazione, la nuova cantina per i tonneau costruita proprio sotto al vigneto: un modo per portare la produzione tutta in un unico punto e dimostrare ancora una volta quanto il territorio sia determinante per questa realtà storica ma piena di entusiasmo verso il futuro.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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