Verso il ballottaggio L’inquinamento è tra i temi cardine delle elezioni legislative francesi

Ora nessun deputato viene dal partito ecologista (Eelv), ma l’ascesa della Nupes - l’alleanza tra verdi, sinistra, comunisti e socialisti - potrebbe dare ai temi ambientali un peso maggiore all’Assemblea nazionale nei prossimi cinque anni

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Le elezioni legislative francesi, che vanno a eleggere i deputati dell’Assemblea Nazionale nelle 577 circoscrizioni in cui è suddivisa la Francia, sembrano suscitare un interesse particolare anche per il nuovo peso che l’ecologia potrebbe avere tra i seggi della camera bassa per i prossimi cinque anni. 

In Francia, l’inquinamento atmosferico causa la morte di circa 40mila persone ogni anno, solamente se si prendono in considerazione gli effetti delle polveri sottili. Nell’ottobre del 2019, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato lo Stato francese per non aver protetto i cittadini dall’inquinamento atmosferico e per aver «superato in maniera sistematica e persistente il valore massimo annuale per il diossido d’azoto dal 1 gennaio 2010». 

Più recentemente, nell’agosto del 2021, il Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo francese, ha condannato la Francia a pagare 10 milioni di euro a diverse associazioni ambientaliste. Il motivo? Non essere riuscito a prendere misure «sufficienti» per ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria. Le associazioni e gli attori che lottano contro l’inquinamento atmosferico agiscono infatti attraverso azioni giuridiche, studi sui livelli di inquinamento e supporto ai più vulnerabili, ma anche a livello politico, cercando di influenzare le decisioni prese in Parlamento. 

«Non potranno dire che non lo sapevano»
I deputati francesi, eletti, a differenza dei senatori, a suffragio universale diretto, hanno l’incarico di controllare l’operato del Governo e di votare le leggi, e possono formulare proposte di legge ed emendamenti. Appare allora quasi ovvio il motivo per cui l’associazione Respire, che si batte dal 2011 per il miglioramento della qualità dell’aria e la difesa delle vittime dell’inquinamento atmosferico, ha deciso di sottoporre ai candidati un patto di “20 impegni indispensabili a proteggere la salute dei francesi”, da sottoscrivere totalmente o parzialmente. 

Tra gli impegni, vi è quello di far votare una legge per proteggere gli edifici scolastici dall’inquinamento, di favorire la conversione verso i veicoli a basse emissioni o, ancora, di impegnarsi nella riduzione delle emissioni industriali. 

Se lo stesso patto era stato prima rivolto ai dodici candidati alle elezioni presidenziali, nel caso delle legislative assume un significato particolare: «È forse quasi più importante, perché in questo caso richiede l’impegno di molte più persone. Ci aspettiamo, da coloro che fanno le leggi, che si impegnino di più per far sì che la battaglia della Francia contro l’inquinamento atmosferico stia in piedi», spiega Tony Renucci, direttore generale dell’associazione. 

Una volta eletti, «lavoreremo insieme ai deputati, prenderemo parte all’elaborazione delle leggi e dei progetti che permetteranno di concretizzare i loro impegni. Il patto ci permette di identificare quei deputati che potranno portare la nostra battaglia in Parlamento. Una volta eletti non potranno dire che non lo sapevano!», scherza Renucci, che racconta di aver già lavorato con alcuni deputati sensibili alla causa, e di essere intervenuto durante un’audizione parlamentare sui legami tra inquinamento atmosferico e Covid-19. 

«Le mie raccomandazioni sono state riprese nel rapporto finale. Possiamo influire anche noi», afferma. Finora, l’associazione ha raccolto circa cinquanta risposte positive da parte dei candidati, spesso «con buone probabilità di vincere». Una ragione per sperare, ad esempio, che «la decisione del Parlamento europeo di vietare la vendita di nuovi veicoli termici dal 2035 sia applicata anche a livello nazionale». 

Tra Stato e territori
Se la lotta all’inquinamento atmosferico ha bisogno di norme nazionali vincolanti, queste devono anche adattarsi a ciascun territorio. Un’esigenza a cui potrebbero venire incontro i deputati, eletti in 577 circoscrizioni. «I deputati sono in contatto con i prefetti, i rappresentanti locali, i sindaci. E possono aiutare a far applicare le norme secondo le specificità dei territori. Ci sono luoghi dove si usa molto la macchina, altri i trasporti pubblici e altri ancora dove si usa il riscaldamento a legna, che è una fonte di inquinamento: non si possono usare sempre gli stessi strumenti e bisogna adattarsi», chiarisce Renucci. 

Come Respire, altre associazioni vedono nelle legislative un mezzo per combattere l’inquinamento atmosferico e proteggere i più vulnerabili. Una di queste si chiama Secours Catholique: lotta contro la povertà e promuove la giustizia sociale. «Per noi le legislative mostrano come gli aiuti locali possono articolarsi con quelli nazionali, facendo in modo che non sia tutto nelle mani degli enti locali e che i dispositivi sociali e ambientali comunichino tra loro», ci spiega Daphné Chamard, che si occupa delle questioni inerenti alla mobilità sostenibile. 

«È ciò che è successo durante il mandato precedente, quando diversi deputati hanno portato all’Assemblea la nostra richiesta per un “prestito a tasso zero mobilità” garantito dallo Stato per aiutare le famiglie più precarie ad acquistare un veicolo meno inquinante», ricorda Daphné. Questo prestito sarà applicato in maniera sperimentale a partire dal 2023 in quattro territori, tra cui Parigi, dove vi sono le “ZFE-m”, ossia zone a basse emissioni che limitano la circolazione dei veicoli più inquinanti. 

Ma, secondo Daphné, si potrebbe fare di più, come ad esempio «estendere le “tariffe solidali” per i trasporti pubblici, che permettono ai più precari di beneficiare di tariffe più basse, anche alle biciclette, monopattini e car-sharing. Si può legiferare per dare un impulso e aiutare gli enti locali ad agire». 

Su questo punto è d’accordo anche Jean-Marc Zulesi, deputato uscente e di nuovo candidato per Ensemble! (la coalizione della maggioranza presidenziale) nell’ottava circoscrizione del dipartimento Bouches-du-Rhône, nel sud-est della Francia. Zulesi ha sottoscritto interamente il patto proposto dall’associazione Respire, poiché «aderisce perfettamente alle problematiche del territorio. Ad esempio, nel dipartimento sarà istituita una “zona a basse emissioni mobilità” e il fatto di poter favorire la conversione verso veicoli a basse emissioni vuol dire dare ai miei concittadini la possibilità di accedere a queste zone. Inoltre, qui ci sono molte industrie, e penso ci sia bisogno, come dice il patto, di fare un po’ di pedagogia e spiegare alle persone cosa sono le polveri sottili».

La speranza dei Verdi
Se le elezioni legislative sono spesso relegate in secondo piano, in particolare dal 2002, quando, con la modifica del calendario elettorale, sono state programmate subito dopo le presidenziali in modo da evitare la “coabitazione” (ossia la coesistenza di un Presidente della Repubblica e di un Governo con tendenze politiche opposte), quest’anno un vento di novità è stato portato dalla Nupes, la Nuova unione popolare ecologica e sociale. 

Coalizione dei partiti di sinistra, tra cui La France insoumise (Lfi), il Partito Socialista (Ps) e il partito ecologista Europe écologie les verts (Eelv), la Nupes vorrebbe strappare la maggioranza parlamentare al presidente francese e vedere eletto come primo ministro Jean-Luc Mélenchon, che parla di queste legislative come di un vero e proprio «terzo turno» delle presidenziali. 

Se oggi nessun deputato viene dal partito ecologista (Eelv), questa unione storica della sinistra fa sperare in un peso più determinante per l’ecologia nella camera bassa per i prossimi cinque anni. «Se avremo la maggioranza? Non lo so, ma almeno sono fiduciosa sul fatto che avremo un’opposizione molto forte che sarà difficile ignorare. Avere un gruppo di deputati ecologisti vuol dire poter fare degli emendamenti, orientare i dibattiti e far evolvere le cose», assicura Charlotte Nenner, consigliera regionale in Île-de-France del partito ecologista, impegnata nello sviluppo di trasporti sostenibili. 

Tra i risultati che la consigliera vorrebbe vedere nei prossimi cinque anni, vi è quello di “non considerare più l’inquinamento atmosferico come un problema da risolvere ma da prevenire”. Riequilibrare i finanziamenti destinati a strade e automobili verso i trasporti pubblici, favorire i treni regionali e limitarne i prezzi, ripianificare i territori per evitare i lunghi spostamenti, o ancora permettere la lettura automatica delle targhe per rendere le zone a basse emissioni “davvero efficaci, come le Ztl in Italia”, sono solo alcuni dei tanti cambiamenti che i deputati potrebbero iniziare. 

In ogni caso, come spesso accade, anche queste elezioni legislative sono state segnate, domenica 12 giugno, da un forte astensionismo (52,51%): un record per il primo turno. Se Ensemble! è arrivata in testa con il 25,75% dei voti, la Nupes le sta alle calcagna con il 25,66%. Secondo alcune previsioni, la coalizione di Macron potrebbe ottenere solamente la maggioranza relativa al secondo turno del 19 giugno, e la Nupes rappresenterebbe sicuramente la prima forza di opposizione. Si vedrà allora se le rivendicazioni per un’aria più sana e pulita avranno davvero voce in capitolo nella futura Assemblea Nazionale.