Senza luce e gasLa guerra di Putin aumenta il problema della povertà energetica in Europa

Secondo Eurostat l’8 per cento della popolazione europea, 35 milioni di cittadini, sta rinunciando a servizi di riscaldamento, raffreddamento, illuminazione. Bulgaria, Lituania, Cipro e Portogallo i Paesi più colpiti

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Estate, tempo di condizionatori. L’arrivo della bella stagione su tutto il Continente europeo ha iniziato a far accendere ogni possibile dispositivo di refrigerazione da parte di molti cittadini, con conseguenti e anche inevitabili rincari sulle bollette. Sul tema l’Eurostat ha pubblicato un’analisi sull’utilizzo di condizionatori e termosifoni da parte degli europei. I dati sono interessanti: secondo l’Istituto di statistica europeo l’utilizzo dei sistemi di raffreddamento in Europa è quasi triplicato rispetto al 1979 mentre quello dei sistemi di riscaldamento si è ridotto di quasi un decimo. Ciò ha visto aumentare significativamente la domanda di aria condizionata e altre unità di raffreddamento negli ultimi 40 anni ma ha portato a un sempre più sensibile distacco tra le stagioni nei Paesi europei.

Tra il 1979 e il 2021 la Finlandia ha registrato un valore di heating degree days (HDD), una misura che quantifica la domanda di energia necessaria per riscaldare un edificio, di 5665, quasi 10 volte in più che a Malta, dove il valore si attesta a 534. Discorso opposto per i cooling degree days (CDD), che invece valuta la quantità di energia necessaria per raffreddare: tra il 1979 e il 2021 i valori più alti si sono registrati a Cipro e Malta, pari rispettivamente a 577 e 574, mentre Irlanda e Svezia si sono fermate a 0,03 e 0,37. Dati che impongono una riflessione sia dal punto di vista ambientale che in termini di povertà energetica, problema ulteriormente aggravato dalla guerra in Ucraina.

L’ambiente
In un quadro dove le temperature globali sono estremamente mutevoli, l’effetto serra gioca la sua parte. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), le temperature globali tra il 2011 e il 2020 sono state in media di 0,95-1,20 ℃ più calde rispetto al periodo preindustriale: questo ha reso gli anni ’10 del XXI secolo il decennio più caldo mai registrato. La conseguenza si è vista con l’aumento della domanda di energia durante le estati, al fine di alimentare i condizionatori d’aria, sebbene l’Europa abbia recentemente sperimentato anche inverni molto caldi. Lo dimostrano i dati del Copernicus Climate Change Service, che ha registrato tra dicembre 2019 e febbraio 2020 una temperatura di 3,4 ℃ più calda della media registrata tra il 1981 e il 2010.

Inevitabile immaginare come questo possa cambiare anche il consumo di gas durante l’inverno, una rivoluzione impensabile fino a pochi anni fa e che oggi pare inevitabile anche alla luce del taglio di rifornimenti energetici provenienti dalla Russia. Il consumo di gas è infatti già in calo in tutto il mondo: già nel 2020 gli Stati hanno consumato l’1,4 per cento in meno, un valore che raggiunge il 2,5 per cento nei paesi dell’OCSE. Un dato che rischia di non migliorare uno dei problemi più gravi che si trova ad affrontare l’Europa da alcuni anni, la povertà energetica, e che la guerra in Ucraina non potrà che ulteriormente aggravare.

La povertà energetica
Il tema è al centro dell’attenzione da anni. Quando si parla di povertà energetica si intende solitamente l’impossibilità da parte di famiglie o individui di procurarsi un paniere minimo di beni e servizi energetici, che incide inevitabilmente anche sul livello di benessere e di inclusione sociale. Chi vive in situazioni di povertà energetica, infatti, spesso deve rinunciare a servizi di riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e gas e ha difficoltà ad accedere ad altri servizi di base. Le conseguenze si ripercuotono sull’intero tenore di vita: non poter usufruire dell’energia elettrica, ad esempio, significa non possedere gli elettrodomestici per raffreddare o scaldare il cibo e quindi limitare molto la propria alimentazione. Questo significa anche esporsi più facilmente alle intemperie o al rischio di sviluppare malattie respiratorie od osteoarticolari.

Secondo un’indagine di Eurostat l’8 per cento della popolazione europea, pari a oltre 35 milioni di cittadini, soffre di povertà energetica: le percentuali più alti si registrano in Paesi come la Bulgaria, dove ne soffre il 27,5 per cento della popolazione; la Lituania (23,1); Cipro (20,9) e Portogallo (17,5). Milioni di bulgari soffrono di questo problema, nonostante i prezzi dell’energia siano sempre stati relativamente bassi, almeno fino alla guerra in Ucraina.

A incidere però sono soprattutto i redditi medi troppo bassi e gli edifici qualitativamente di livello inferiore: anche per questo l’indice europeo di povertà energetica 2019 della società di dati OpenExp ha classificato la Bulgaria all’ultimo posto, considerando fattori come la spesa energetica, il disagio invernale ed estivo e la qualità delle abitazioni. Un discorso simile si può fare in Lituania, dove uno studio del Lithuanian Energy Institute (LEI) ha mostrato che il 26,8 per cento delle famiglie non è stato in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda e il 7,4 non è riuscito a pagare le bollette in tempo.

Dati ai quali il governo di Vilnius ha sempre risposto cercando di aiutare soprattutto i più bisognosi, circa 100 mila cittadini, anche se ora l’indipendenza energetica dalla Russia comporterà scelte drastiche soprattutto in vista dell’inverno, visto che la Lituania è uno dei Paesi che ha un valore di giorni medi di riscaldamento superiore a quello della media europea (quasi 4000 per Vilnius contro la media continentale di 3000). 

Il ruolo dell’Unione europea
La guerra in Ucraina e il ricatto energetico del presidente russo Vladimir Putin non rende certo più agevole il quadro: c’è il rischio che il numero di cittadini europei a rischio di povertà energetica aumenti in modo considerevole nei prossimi mesi. Un problema che l’Unione europea sta cercando di affrontare da tempo: un esempio è l’Osservatorio sulla povertà energetica, istituito nel 2018, per cercare di analizzare il fenomeno.

A livello di politiche attive, con il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” (2019), l’Unione europea si è impegnata a proteggere i consumatori vulnerabili e ha fatto della povertà energetica una priorità politica, introducendo lo strumento dei piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC), in base al quale tutti gli Stati europei delineano piani nazionali di 10 anni per affrontare i loro diversi obiettivi in materia di energia e di clima, misurando la povertà energetica e cercando di mitigarne gli effetti.

Il Green Deal europeo, il piano globale di crescita dell’Ue che vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, riporta anch’esso la questione della povertà energetica, sostenendo l’obiettivo di ridurne gli effetti sostenendo allo stesso tempo una transizione energetica giusta per tutti. Lo dimostra la strategia denominata “Ondata di ristrutturazioni”, e presentata nel 2020, che ha inserito la povertà energetica e gli edifici con le prestazioni peggiori tra i suoi tre settori prioritari d’intervento, con l’obiettivo di raddoppiare il tasso di ristrutturazioni in giro per l’Europa.

Inoltre, nell’ambito dell’invito del 2018 a presentare progetti di ricerca sull’efficienza energetica per Horizon 2020, sono stati stanziati circa sei milioni di euro per tre progetti che affrontano la povertà energetica, come STEP, EmpowerMed e SocialWat. Tutte ottime soluzioni, che però la guerra in Ucraina renderà inevitabilmente necessario implementare, anche in vista del prossimo inverno.

 

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