Resistenza a orologeriaGli aiuti occidentali all’Ucraina sono destinati a diminuire?

Secondo molti esperti, la durata del conflitto scoraggerà Washington e molte capitali europee che non potranno sostenere Kiev all’infinito con armi costose. L’appoggio alleato però è indispensabile e le voci populiste in Italia, Francia, Germania e Stati Uniti non possono essere ascoltate

AP/Lapresse

«Continueremo a collaborare con i nostri alleati e partner sulle sanzioni russe, le più dure mai imposte a una grande economia. Continueremo a fornire all’Ucraina armi avanzate, inclusi missili anticarro, missili antiaerei, artiglieria pesante e sistemi di missili di precisione, radar, veicoli aerei senza pilota, elicotteri Mi-17 e munizioni. Invieremo anche altri miliardi in assistenza finanziaria, come autorizzato dal Congresso. Lavoreremo con i nostri alleati e partner per affrontare la crisi alimentare globale che l’aggressione russa sta peggiorando». In un guest essay ospitato dal New York Times il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha rimarcato l’impegno indispensabile del suo Paese – e di tutto l’Occidente – nel supporto all’Ucraina contro la Russia.

L’articolo pubblicato il 31 maggio è esemplificativo di una condizione ormai non più rinunciabile per Kiev: senza gli aiuti occidentali, l’Ucraina non avrebbe modo di impedire alle truppe di Vladimir Putin di avere la meglio sul campo di battaglia.

La forza superiore dell’artiglieria russa si è vista anche nella battaglia per Severdonetsk, un centro fondamentale per controllare l’intera regione orientale del Donbass. I soldati del Cremlino avevano preso gran parte della città già due settimane fa, dopo un periodo di intensi bombardamenti. Poi le forze ucraine hanno recuperato terreno negli ultimi giorni grazie a una serie di battaglie campali, combattute strada per strada. Ma lunedì scorso i russi hanno intensificato gli attacchi di artiglieria e respinto ancora gli ucraini. È bastato alzare il livello dello scontro. Tutto qui.

Questo dimostra che gli aiuti occidentali, vista la debolezza ucraina, non possono fermarsi né rallentare: l’alternativa è la vittoria di Mosca, con tutte le conseguenze del caso sull’Ucraina, l’Europa e il mondo democratico.

La risposta occidentale alla Russia fin qui è stata straordinaria, per certi versi. Nel senso che è decisamente superiore a quelle viste nel recente passato – e questo in parte conferma il grave errore di calcolo del presidente russo Vladimir Putin, che sperava di dividere l’Europa e l’Occidente. Il supporto europeo e statunitense è andato già molto oltre gli sforzi messi in campo contro le precedenti offensive militari russe in Georgia, nel 2008, e in Ucraina, nel 2014.

Tuttavia, la guerra si trascina ormai mesi e non sembra destinata a fermarsi a breve. Come ha spiegato lo stratega britannico Lawrence Freedman, nel discorso di Putin del 9 maggio scorso, quello fatto per commemorare la vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiale, è possibile individuare i contorni di ciò che la Russia potrebbe volere per accontentarsi: protezione della Crimea; nulla che possa essere caratterizzato come un’aggressione ucraina nella regione del Donbass; e una garanzia che l’Ucraina non ospiterà armi nucleari sul suo suolo. Condizioni ovviamente irricevibili, che confezionerebbero una sconfitta per Kiev.

È per questo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a fare pressioni sugli alleati per un sostegno costante. Il timore, forse, è che questi aiuti possano diminuire con il proseguire del conflitto.

«Probabilmente abbiamo raggiunto il punto più alto della grande alleanza per sconfiggere la Russia in Ucraina. Nei prossimi mesi, le relazioni tra la leadership ucraina e i suoi sostenitori esterni diventeranno tese e il colpevole sarà il dolore economico esacerbato dalla guerra», scrive l’Atlantic.

L’articolo firmato da Andrew Exum sul magazine spiega che la pressione derivante dalla crisi economica, sommata alle spinte populiste che marciano solitamente sulle difficoltà di un Paese, rischia di spostare l’attenzione di molti Paesi occidentali su altre priorità, più rivolte alla politica interna. «Per questo motivo, è probabile che le conversazioni tra l’Ucraina e i suoi sostenitori diventino più difficili, non più facili, nel corso dell’anno», si legge nell’articolo.

Con ogni probabilità, anzi, aumenteranno le proposte all’Ucraina, da parte dei Paesi occidentali, di rinunciare a porzioni del suo territorio per spingere la Russia allo stop. Vista la situazione, le lamentele delle capitali occidentali sulla durata di questo conflitto continueranno e la luna di miele tra i leader ucraini e l’Occidente invece potrebbe finire.

«Non dimenticate l’Ucraina». È un’espressione che Zelensky ripete da un po’. Sa di non potersi permettere di condurre da solo questa resistenza.

Dall’inizio del conflitto l’Atlantic rivolge l’attenzione al rischio di una perdita di interesse da parte dell’Occidente. Ad aprile George Packer sulla stessa rivista scriveva «temo che presto ci dimenticheremo dell’Ucraina, gli americani hanno tempi di attenzione notoriamente brevi». Il suo articolo si concentra soprattutto su Washington, perché a livello militare gli Stati Uniti sono l’alleato più importante, quello che può fornire i sistemi più avanzati e moderni e che può dare il maggior contributo ai soldati ucraini.

L’unico lato positivo in questa storia è che seppur dovessero vedersi le prime fratture nel fronte occidentale, Putin non potrebbe godersele. Le sanzioni internazionali a cui è sottoposta la Russia non andranno via in poco tempo e non dipendono solo dal numero di missili o di proiettili sparati da Mosca nelle prossime settimane. Gli Stati europei, ad esempio, stanno adeguando le loro economie per affrancarsi sempre di più dagli idrocarburi, dalla cui esportazione Mosca dipende enormemente.

L’Ucraina, da parte sua, potrebbe decidere che, sebbene una tregua instabile entro l’inizio dell’autunno non sia un accordo definitivo accettabile, consentirebbe quanto meno di serrare le sue difese a est e riorganizzare le sue unità di combattimento esauste. «Una tregua – conclude Andrew Exum sull’Atlantic – darebbe anche più tempo alle sanzioni contro la Russia per pesare sui vertici moscoviti e di certo sarebbe accolto con favore dalle capitali occidentali che potranno ridurre il carico degli aiuti».