Siamo all’anno zero della politica interna, oltre che di quella internazionale. Un ciclo è terminato, il sistema è in crisi, il ceto politico è inadeguato. Prevale la demagogia, si annuncia una forte polarizzazione nell’offerta politica, mentre già patiamo le avvisaglie di una crisi economica e sociale che si annuncia drammatica. Bisogna dare dignità alla Politica, forza allo Stato e motivata fiducia a quei milioni di italiani seri sempre più nauseati e pessimisti.
Costruire un polo liberale pragmatico, realista e inequivocabilmente ancorato all’Europa, alla Nato e ai valori dell’Occidente è letteralmente vitale. Lo spazio c’è, la missione pure: stabilizzare il sistema, costringere alla realtà il ceto politico, instillare elementi di concretezza nel dibattito pubblico, risanare, proteggere e riaccreditare la vecchia Italia e al tempo stesso pensarne e iniziare a costruirne una nuova.
Nel centrodestra Forza Italia ha rinunciato a svolgere questa funzione storica, nel centrosinistra non c’è nulla di simile. È necessario che qualcuno inizi a colmare questo vuoto. È il compito di Azione: un nocciolo di serietà, concretezza e competenza; la sola novità di questa precipitosa campagna elettorale.
Se la demagogia è il primo dei mali che affliggono e rendono impotente la politica italiana, Carlo Calenda è tra i pochi a non farvi ricorso. Infatti è stato l’unico leader a schierarsi apertamente contro la riduzione del numero dei parlamentari al referendum dello scorso anno. Tutti gli altri, chi più chi meno, per paura dell’impopolarità hanno assecondato il vento dell’antipolitica grillina, lui ha avuto il coraggio di stare al merito della questione e nel farlo ha difeso la funzionalità del Parlamento e l’onore della Politica.