Minuziosità Car detailer, i segreti del mestiere

Conversazione chirurgica tra Marcello Mereu - specialista delle superfici specchiate, meglio se di una fuoriserie - e Federico M. Fabbri. L’obiettivo che ne immortala ogni gesto è di Mattia Balsamini

Marcello Mereu (Ph. Mattia Balsamini)

Marcello Mereu è un personaggio unico nel suo genere. Soprattutto oggi, in questo mondo ossessionato dalla frenesia di ritmi che spesso ci tolgono il fiato. Siamo delle macchine da corsa, sempre impegnati a fare altro senza renderci davvero conto di quello che ci passa accanto, mentre viaggiamo alla velocità massima verso un traguardo che, a ben vedere, non raggiungiamo mai. È proprio in questa dimensione metafisica contemporanea, dove rallentare sembra impossibile, che Marcello ha costruito intorno a sé la sua professione di car detailer – colui che si prende cura nel dettaglio di carrozzeria e interni dell’auto –, dove osservazione esegetica, pazienza, minuziosità maniacale e tensione verso un risultato finale perfetto sono alla base del suo Leitmotiv quotidiano.

Lo abbiamo incontrato nel suo Studio dove, quando non è lui a raggiungerle, s’accomodano automobili di tutte le epoche in cerca delle sue preziose cure. Uno spazio asettico e immacolato, dove regna l’ordine supremo. Se non fosse per i panni in microfibra tagliati su misura, gli aspiratori a bassa pressione, i pennelli d’ogni tipo e le lucidatrici customizzate, sembrerebbe una sala operatoria. Ci sono carrelli metallici dove trovano spazio utensili di precisione degni di un chirurgo cardiovascolare e potenti fonti di luce in grado di esporre ogni difetto di una carrozzeria che parrebbe immacolata a ognuno di noi.

Marcello Mereu al lavoro (Ph. Mattia Balsamini)

La passione e la conoscenza enciclopedica di Marcello per le quattro ruote, sempre in costante aggiornamento, sono emerse quando era poco più di un bambino. In Ogliastra, a quei tempi, era lui a fagocitare senza sosta riviste di settore e monografie, consumandole pagina dopo pagina. Ed era sempre lui a prendersi cura, con acqua e spugna, dell’auto di papà o dello zio.

L’amore per i materiali e le superfici, invece, è nato nella moda, dove ha lavorato per sedici anni, passati, ci confessa, in un attimo. Prada, Saint Laurent, Jimmy Choo, sono solo alcune delle maison per cui ha ricoperto importanti ruoli strategici e commerciali. Resosi conto del fatto che questo lavoro, per quanto ricco di successi, era solo un ripiego che nascondeva la sua vera passione per le auto, decide di abbandonarlo per seguire il suo sogno.

Così, risvegliando la sopita attitudine infantile, s’iscrive a un corso di detailing e si ritrova poco dopo a far esperienza nei panni di assistente. Qui nota che l’approccio e le tecniche standard sono da un lato piuttosto grossolane e dall’altro fortemente asservite ai brand di cosmesi per l’auto: «I detailer erano dei meri applicatori di prodotto», sottolinea Marcello. A distanza di sei mesi, per dare un output pragmatico alla sua filosofia, costituita da istinti e prudenza, da documentazione e manualità, apre Haute Detailing a Milano.

L’importanza di ogni dettaglio (Ph. Mattia Balsamini)

Il suo approccio è radicalmente diverso: fa man bassa di strumenti mutuati dalle pratiche artistiche, sviluppa il detergente ideale al ripristino o al mantenimento di una certa superficie, anche partendo da soluzioni create per la pulizia di dipinti su tela. Strada facendo s’avvicina anche alla cura dei manufatti d’epoca, oggetti che, a differenza di una vettura – nata sempre e comunque per durare – sono spesso affetti da processi di senescenza. «Buona parte della mia professione consiste nel bloccare il tempo», racconta Marcello, «e io ero totalmente insipiente riguardo alle fasi che di norma precedono il restauro di un’opera pittorica, ma sentivo che c’erano parecchie analogie con quello che facevo ogni giorno».

In virtù di ciò ha intrapreso un workshop di restauro, comprendendo che i suoi detailing altro non erano che pre-restauri certosini. Il suo percorso è in continua evoluzione, così come progredisce nell’attività di studio che spazia dalla chimica alla fisica, dalla storia dell’automobile ai contesti industriali in cui determinati materiali sono stati utilizzati nella produzione. La contaminazione da altri ambiti non si limita al restauro artistico, ma abbraccia anche la sua esperienza nella moda, che lo ha portato a conoscere la pelle e tutte la varie conce, una vera ossessione. Il suo metodo lo definisce, con una punta di narcisismo, “haute”, richiamando l’haute couture ovvero la più alta espressione di creatività, lusso e abilità manifatturiera nel campo del fashion.

Spera che il suo approccio possa fungere da catalizzatore per una scuola di pensiero inedita, dedita alla cura dell’auto classica e youngtimer, con le giuste dosi di rispetto e umiltà per il veicolo posto sotto i riflettori: «L’abilità professionale delle mani deve andare di pari passo col timore reverenziale al cospetto di ogni dettaglio. Io non posso permettermi di utilizzare un dato prodotto su una determinata superficie senza prima indagare e sapere con certezza se questa è porosa, acrilica, all’acqua o a base solvente. Io non applico e basta, per questo ho il rifiuto per il metodo comune».

I detailing convenzionali, ci ha raccontato, sono generalmente «un po’ aggressivi e molto siliconici: “less is more”, sempre». La prassi è quella di perseguire la lucidatura suprema a ogni costo che nella maggior parte dei casi, tende solo a evidenziare graffi o difetti pregressi; se non addirittura a rovinare verniciature effettuate anni prima e che portano con loro tutti i segni del tempo. Non è raro imbattersi, poi, in pneumatici spennellati con abbondante nero gomme – una sorta di lucido da scarpe scuro, usato per dare un effetto scintillante al fianco del copertone – rimedio che il nostro detailer aborre.

Una delle operazioni fondamentali del mestiere del car detailer (Ph. Mattia Balsamini)

Le sessioni di lavoro di Marcello sono una ricerca nella ricerca, indipendenti da ogni schema imposto o condizionamento commerciale; paradossalmente lui, in un detailing, vuole «essere libero di non fare nulla». Ogni trattamento è specifico per il caso del giorno, sia esso rivolto a una Volkswagen Maggiolino prima serie mai restaurata oppure a una hypercar da milioni di euro uscita dalla linea di produzione qualche anno fa, oppure ancora, più di rado, a un set di poltrone disegnate da Gio Ponti. Sì, perché nonostante la sua scienza primaria faccia delle macchine il proprio punto focale, anche la sfera del design gioca un ruolo di rilievo.

Infatti, verosimilmente, un pezzo di modernariato utilizza gli stessi materiali impiegati nella costruzione di una vettura dello stesso periodo. Ecco, ancora una volta, come le contiguità con altri settori e le molteplici fonti d’ispirazione contribuiscano ad arricchire l’operato di questo maestro zen dell’artigianato.

Quando si osserva Marcello nell’espletamento del suo iter lavorativo, sembra di vedere un monaco, pacifico e serafico, che, con la sua spatolina giapponese e il suo panno in microfibra lasercut, spende la giornata in uno stato di estasi apparente, magari davanti alle geometrie di una Ferrari Testarossa (qui in foto quella di Officine Fioravanti) ascoltando musica classica nella beatitudine più assoluta. Non fatevi ingannare però, è solo molto abile a dissimulare lo stress che alberga dentro di lui quando si trova davanti a un pezzo unico, così come la frustrazione per quel risultato atteso e non ancora arrivato.

«A pensarci, io faccio qualcosa di davvero assurdo. Non vendo un abito o un paio di scarpe, qualcosa che tu scegli, paghi e puoi esibire quando e dove meglio credi. I miei clienti certo possono vantare di aver ritirato un’auto che ha soggiornato tra le pazzie del mio Studio, ma la prestazione che io offro è qualcosa di estremamente poco tangibile».

Gli strumenti di lavoro di Marcello Mereu (Ph. Mattia Balsamini)

Consegnare una vettura che, a dispetto dei suoi anni e dell’assenza totale di restauri, mostra ancora l’allure che la distingueva nel suo primo giorno in vetrina, in effetti, è un momento che il 99 per cento della popolazione non riuscirà mai a comprendere nella sua totalità. In quella nicchia rappresentata da un sottile 1 per cento ci sono i più grandi collezionisti automotive del Vecchio Continente. A suggello di questo vertiginoso encomio, utile – ma solo in parte – a inquadrare la morfologia di una figura come quella di Mereu, è d’uopo riflettere sugli aspetti più pratici di quest’attività sui generis.

L’80 per cento delle auto che raggiungono Haute Detailing viaggiano su un rimorchio coperto, spesso e volentieri avvolte da un telo in seta o in pura lana e fibra tecnica. All’assicurazione della vettura in questione si sommano sia quella dello Studio, sia la polizza singola che viene di volta in volta accesa ad hoc per ogni icona su quattro ruote al superamento di un determinato valore. Durante il lavoro, il contatto con il committente è costante. Alla consegna, infine, viene rilasciato un testo corredato da un’analisi fotografica del prima e del dopo. Che lascia a bocca aperta.

«Se dovessi scegliere», ci dice, «la missione più complessa degli ultimi anni, forse, è stata quella per un’Alfa Romeo tz2 del 1964, incredibilmente conservata e vissuta. Un bolide da corsa, forgiato da linee sinuose e da una meccanica rabbiosa, tanto affascinante quanto delicato: la sua carrozzeria era un reticolo di minuscole crepe. Il detailing è iniziato con lo scattare ogni centimetro della vettura, dentro e fuori, i passaggi successivi sono stati individuati in modo scientifico e ponderato insieme al committente, creando e testando a monte ogni contatto tra me e l’auto, con umiltà e lentezza».

Ma ora è giunto il momento di spegnere le luci e di calare il sipario quotidiano sul palco di quello che, a detta di molti, è il miglior detailer in circolazione. Tutto è al proprio posto, i pennelli, le lampade speciali, le pozioni segrete. Le forme sinuose delle carrozzerie scompaiono nell’oscurità di un telo, pronte a riaffiorare il mattino seguente.

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