Nuove esigenzeLa figura del “Chief heat officer” è sempre più indispensabile

L’Italia e l’Europa sono martoriate dagli effetti del cambiamento climatico, ma l’unico Paese del vecchio continente ad aver nominato un professionista del genere rimane la Grecia. Serve un cambio di passo

LaPresse

Il caldo incessante, la crisi idrica, le condizioni meteorologiche estreme più intense e frequenti, la siccità e le ondate di calore. I sintomi più comuni del cambiamento climatico in atto – scrive il Washington Post – stanno spingendo sempre più città nel mondo a valutare l’istituzione della figura del cosiddetto “Chief heat officers”. Los Angeles, per citarne una, ha da poco nominata Marta Segura, esperta in salute pubblica e ambientale. 

Intervistata dal Washington Post, Segura ha detto che il caldo estremo è il principale rischio climatico per Los Angeles, e che sta avendo enormi impatti sulla salute pubblica. Non a caso, in città stanno registrando più ricoveri e morti premature nei giorni in cui si verificano ondate di caldo. 

Una mappa appena resa pubblica mostra dove si verificano i ricoveri “in eccesso” e le morti premature correlate alle temperature estreme. E siccome si tratta di decessi e di ricoveri prevenibili, la città di Los Angeles vuol fare tutto il possibile per garantire la prevenzione. Al tempo stesso, però, vuole anche garantire infrastrutture sicure, perché le strade possono cedere a causa del calore eccessivo, così come le rotaie possono piegarsi (problemi simili si sono verificati anche in Italia).

Dunque, lo scopo del Chief heat officer di Los Angeles è, per sua stessa dichiarazione,  creare un piano strategico per ottenere infrastrutture resilienti, modernizzate e resistenti al calore, ma anche un piano in grado di eliminare quelle vulnerabilità sociali che creano le disuguaglianze. Ricordiamo che le zone più povere sono le più inquinate e le più esposte alle ondate di calore, e quindi alle morti premature e ai ricoveri.

Perché ciò avvenga occorre adoperarsi per creare consapevolezza attraverso il coinvolgimento della comunità, delle aziende private, delle organizzazioni non profit, di ospedali e cliniche. Ma anche delle istituzioni.

In Europa è la sola Atene ad aver ritenuto necessario, prima che utile, dotarsi di questa figura professionale, nominando già dall’anno scorso Eleni Myrivili come Chief heat officer. In una recente intervista ha parlato dei tre pilastri su cui si fonda il piano d’azione nella capitale greca: analisi dei dati per la classificazione delle ondate di calore e – di conseguenza – dei relativi rischi per la salute umana; protezione delle persone più vulnerabili e miglioramento delle infrastrutture (anche, e soprattutto, quelle verdi). A tal proposito è in corso un progetto per sfruttare meglio l’acqua di un antico acquedotto romano sotterraneo, al fine di rendere più verde la città. 

Myrivili è la prima e unica persona in Europa a ricoprire una posizione del genere, sebbene – bisognerà pur dirlo – il caldo asfissiante e la mancanza di precipitazioni si stiano facendo sentire anche fuori da Atene! Ricordiamoci che da settimane attanagliano tutto il nostro vecchio continente, lasciando segni tangibili in termini di vittime e di incendi. In Spagna se ne sono registrati a decine, da nord a sud, senza esclusioni. E migliaia di persone sono state fatte evacuare. 

In molte zone si sono toccate temperature superiori ai 40°C, con punte che hanno toccato i 44°C. In Portogallo si sono raggiunti i 47°C e i roghi hanno distrutto circa 15.000 ettari di vegetazione. In Francia il fuoco ha devastato principalmente la regione della Gironda, mentre in Gran Bretagna l’ufficio meteo ha diffuso per la prima volta un’allerta rossa per il caldo estremo (rischioso per la sopravvivenza). In Italia abbiamo assistito – e stiamo assistendo – a numerosi incendi. Da nord a sud. 

Tra le regioni più martoriate ci sono la Sicilia, la Sardegna, la Puglia, la Calabria. Ma non dimentichiamoci degli incendi in Versilia, nel Carso o in alcune zone dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, della Campania, del Veneto, del Lazio e del Piemonte. Eppure, l’unico Chief heat officer europeo resta Eleni Myrivili.

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