Stagione nefasta L’Europa sta bruciando a una velocità mai vista prima

Le alte temperature e l’assenza di piogge hanno lasciato in eredità una superficie boschiva poco umida e un terreno asciutto. Il risultato? La stagione degli incendi è entrata nel vivo prima del previsto. Dal 1° gennaio al 16 luglio 2022, in Unione europea sono scoppiati più di 1.700 “grandi incendi”: il quadruplo rispetto alla media del periodo 2006-2021. Intanto, in Spagna e in Portogallo l’ondata di caldo avrebbe causato più di 1.000 decessi

Un incendio nella cittadina di Figueiras, vicino a Leiria, nel Portogallo centrale (LaPresse)

Il 2022 si sta confermando l’anno climaticamente più nefasto della nostra storia recente. L’assenza di precipitazioni significative e le temperature costantemente superiori alle medie stagionali stanno sconvolgendo le vite di ognuno di noi in modo inedito e concreto. Chi avrebbe mai immaginato, ad esempio, che l’acqua potesse diventare un bene così a rischio? Tra le previsioni dei modelli climatici e l’inefficienza delle nostre tubature c’era forse da aspettarselo, ma vivere la crisi idrica in prima persona si sta rivelando un’esperienza sotto certi versi traumatica, in grado di insegnarci molto sull’emergenza in atto. 

Sono giorni in cui l’Europa sta soffocando nella morsa di un’ondata di caldo anomalo che proseguirà almeno fino al 25-26 luglio. In Spagna, la città di Ourense ha stabilito quello che – secondo l’Agenzia meteorologica spagnola (Aemet) – è stato un record storico di temperatura a livello nazionale (43,2°C). In Portogallo, a Lousã sono stati registrati 46,3°C (record assoluto), Lisbona ha raggiunto i 41,4°C e Pinhão e Santa Barbara i 47°C. Per la penisola iberica, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, è la peggior siccità degli ultimi 1.200 anni. In Spagna e in Portogallo, scrive la Bbc, più di 1.000 decessi sono attribuibili all’ondata di caldo degli ultimi giorni. 

La situazione è delicata anche in Italia, dove un anticiclone africano porterà le temperature sopra i 40°C nel corso della settimana cominciata il 18 luglio. Stando al bollettino delle ondate di calore del ministero della Salute, mercoledì 20 luglio saranno nove le città italiane da bollino rosso (rischio elevato): Bolzano, Brescia, Firenze, Latina, Perugia, Bologna, Genova, Rieti e Roma.

Le temperature estreme non stanno risparmiando nemmeno il Regno Unito, dove nella prima parte di questa settimana ci saranno punte di 41°C: «L’aumento delle temperature è una firma del cambiamento climatico», ha detto alla Bbc la climatologa Eunice Lo, secondo cui le ondate di calore (sempre più frequenti e gravi) provocano più di 2.000 morti l’anno in Uk. 

«La Gran Bretagna si sta sciogliendo», è il titolo sulla prima pagina del Sun del 19 luglio (Ph. The Sun/Twitter)

Un caldo straziante, atipico, che – oltre a minacciare la salute dei cittadini e le disponibilità d’acqua – sta rendendo gli incendi stagionali più pericolosi e indomabili. E anche più precoci. Spesso le fiamme nascono a causa dell’essere umano, ma l’aridità dei terreni e dei boschi (una conseguenza delle temperature elevate e dell’assenza di piogge) favoriscono la loro rapida propagazione. In Europa siamo così entrati nella stagione degli incendi con anticipo rispetto alla norma: il caldo della scorsa primavera ha lasciato in eredità un suolo insolitamente secco, che è terreno fertile per le fiamme. 

Basti pensare che in diverse aree della Sicilia, come Monreale e alcune zone tra Taormina e Castelmola, l’allerta incendi è scattata già nella seconda metà del mese di maggio. I presagi, insomma, sono a dir poco oscuri, e il rischio è che la stagione 2022 superi quelle del 2017 e del 2021 (le peggiori di sempre in Unione europea) in termini di quantità di incendi e di ettari di terreno bruciati. Non dimentichiamo che, stando a un report delle Nazioni Unite pubblicato a febbraio, nei prossimi 28 anni il numero di incendi boschivi è destinato a crescere del 30%. 

Secondo l’European forest information system, dal 1° gennaio al 16 luglio nell’area Ue sono andati in fiamme circa 346.000 ettari di aree boschive (più dell’intera Valle d’Aosta): il triplo rispetto alla media degli ultimi 16 anni (110.350 ettari). In più, nel 2022 sono scoppiati 1.756 “grandi incendi” (superiori ai 30 ettari): il quadruplo rispetto alla media del periodo 2006-2021 (470). 

Il Paese più colpito dell’Unione europea è la Romania, con 149.000 ettari bruciati a causa di 735 grandi incendi. Record negativi sono stati registrati anche nell’Europa orientale dalla Croazia (28.000 ettari bruciati in 134 incendi) alla Bulgaria (7.735 ettari in 50 incendi), passando per l’Ungheria (5.877 ettari in 44 incendi) e la Slovacchia (275 ettari coinvolti dalle fiamme). E l’Italia? Dal 1° gennaio sono bruciati 22.930 ettari di terreno: non si tratta di un massimo storico, ma di un numero più alto rispetto alla media 2006-2021 (14.061 ettari). Secondo i dati satellitari della Nasa, le Regioni attualmente più colpite dalle fiamme sono Puglia, Calabria e Sicilia. Sono attivi numerosi incendi anche in Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. 

Tra gli Stati europei più in difficoltà c’è senza dubbio la Francia (26.000 ettari bruciati in 221 incendi): nel dipartimento occidentale di Gironda, i due incendi nelle foreste di pini divampati martedì 12 luglio non sono ancora stati domati e hanno distrutto, secondo i dati ufficiali, 10.500 ettari di vegetazione. Più di 16.000 persone sono state evacuate e portate all’interno di strutture d’emergenza. La situazione è critica anche nell’area meridionale del Paese, con Le Monde che titola «I vigili del fuoco delle Bocche del Rodano si preparano per una “stagione infernale”. E non è tutto, perché nella tarda serata di sabato altri 22 dipartimenti francesi – specialmente lungo la costa atlantica – sono entrati in allerta arancione. «Sono incendi post-apocalittici. Non ho mai visto nulla di simile prima d’ora», ha detto un residente della Francia sudoccidentale all’Agence France-Press (Afp). 

In Portogallo (quasi 28.000 ettari bruciati in 126 incendi), nei pressi del confine con la Spagna, il pilota di un aereo antincendio è morto in seguito a uno schianto: questo evento ha acceso i riflettori della stampa internazionale sulla situazione d’emergenza che sta colpendo il Paese iberico, dove sono state attivate più di 400 operazioni straordinarie (con circa 3.000 vigili del fuoco) deputate allo spegnimento di decine di incendi attivi. Il quadro è talmente grave che l’Unione europea ha mobilitato gli aerei antincendio della flotta di “RescEU”, il sistema europeo di risposta alle catastrofi naturali. Anche l’Italia ha fornito il suo aiuto con due Canadair inviati dalla Protezione Civile

«Con questa rapida risposta alla richiesta di assistenza portoghese, l’Ue ha dimostrato la sua piena solidarietà nell’affrontare i devastanti incendi boschivi nel Portogallo centrale. Siamo pronti a fornire ulteriore assistenza», ha dichiarato Janez Lenarčič, Commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi. La situazione, intanto, non accenna a migliorare: la flotta antincendio dell’Unione europea ha davanti a sé un’estate in cui intervenire in maniera tempestiva sarà cruciale. 

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