Il paese indecenteIl lavorìo demolitorio di Conte rende felice chi non vede l’ora di tornare a distruggere l’Italia

Sia i grillini sia la Lega soffrono a vedere frustrate le loro pulsioni più profonde, fatte di soldi regalati e di lotta senza quartiere agli stranieri. Per questo sorridono all’eventuale caduta del governo e al ritorno del declino del Paese

di Camilo Jimenez, da Unsplash

La realtà indecente, e perciò indicibile, è che quella di Giuseppe Conte è una malversazione politica per procura: il lavorìo demolitorio che fa letteralmente impazzire di gioia tutti quelli che si fregano le mani per le ammaccature di un’esperienza di governo cui hanno assistito o partecipato (anche partecipato, soprattutto partecipato) con il collo torto dall’impraticabilità delle agognate e opposte alternative: da una parte l’affascinante avventura della sinistra lungimirante verso il punto di riferimento fortissimo del Fatto Quotidiano; dall’altra parte le prospettive dei pieni poteri nel consorzio tra i virgulti di Rosario&Ordine e della cruz universal con il rinforzo della falange dei profughi delle cene eleganti.

Tutti questi, ma proprio tutti, non si dolevano affatto dell’ennesimo profilo commissariale cui l’Italia doveva ricorrere per rendersi presentabile, e semmai si mangiavano le mani che adesso, appunto, si fregano, perché avrebbero dovuto rinunciare all’affermazione dei propri tratti identitari: da una parte l’implementazione in atti di governo della politica social contro gli immigrati che rubano il lavoro agli italiani e portano malattie; dall’altra un bel programma di giustizia sociale con tante belle tasse per punire lo scandalo delle imprese in attivo e tante feste antiomotransfobiche per riempire la settimana breve. Salvo, ovviamente, il non episodico punto di convergenza per la nazionalizzazione di Amazon e l’esproprio di Apple per pubblica utilità, l’una e l’altra responsabili di concorrenza sleale per aver impedito il fiorire di analoghe iniziative presso la Cepu e nei gloriosi garage di Avellino.

Draghi, prima che fare bene o male (questo è un altro discorso) nella gestione delle plurime crisi, dal punto di vista dei procuratori sostanziali di Giuseppe Conte ha avuto l’imperdonabile colpa di mettersi a tappo di quelle diverse pressioni: le quali allora si sarebbero sfogate prima di lui e senza di lui, e ora bramano di sfogarsi senza di lui e dopo di lui, rimettendo l’Italia sul proprio percorso declinante. Avrebbero potuto usare Draghi per aiutare l’Italia, senza santificarlo; invece hanno usato l’Italia per combatterlo, disponibilissimi a farlo santo.

E c’è dunque qualcosa di peggio che l’eterno affidarsi del Paese all’espediente tecnico-emergenziale: c’è l’inossidabile capacità italiana di rinunciarvi in vista del peggio.