Lo smaltimento degli altriSul termovalorizzatore, la Cgil riesce a battere Conte in populismo

Per rifiutare il progetto, Michele Azzola, segretario del sindacato nel Lazio, si lancia in un volo pindarico in cui propone come soluzione (temporanea) di affidare i rifiuti alla bolognese Hera, dimenticandosi però di dire che questa un impianto ce l’ha e lo usa

di Evan Demicoli, da Unsplash

Mario Lavia denuncia nel suo articolo (“Populismo Capitale – Il niet di Giuseppe Conte sul termovalorizzatore è un pericolo per Roma e per l’Italia”) la grave situazione della Capitale d’Italia, meta di milioni di turisti (finalmente tornati numerosi dopo la fase più acuta della pandemia), ora soffocata dai rifiuti divenuti “orrido pasto” di mandrie di cinghiali e di sorci, di sciami di gabbiani da combattimento.

Così, a proposito della costruzione di un termovalorizzatore dalla quale dipende la stessa tenuta del governo – scrive Lavia: «I grillini guidati dall’ex premier Conte, che aveva proprio Gualtieri come suo ministro dell’Economia (e che fregava a quest’ultimo i progetti, intestandoseli nelle orride conferenze stampa casalinesche), sono esattamente i nemici della soluzione che salverebbe la Capitale d’Italia e in questo senso è difficile dar torto a Carlo Calenda quando dice che “Il M5s è un pericolo per la sicurezza del Paese”. Di conseguenza – sostiene Lavia – Qui emerge in chiaro una contraddizione non tra le minori di questa fase: possono Mario Draghi e Enrico Letta tollerare un niet dell’azzeccagarbugli foggiano su una misura di enorme importanza, e davvero di salute pubblica, come questa? Può, il segretario del Pd, immaginare ancora un’alleanza con chi sabota l’interesse pubblico in oggettiva sintonia con soggetti opacissimi e fuorilegge? È chiaro che nessuna mediazione è possibile».

Tutto condivisibile. Ma per rappresentare compiutamente le difficoltà di Roberto Gualtieri è bene conoscere un altro aspetto del dibattito sul termovalorizzatore. A Roma Conte ha un altro alleato “oggettivo”, ovvero contrario al progetto del sindaco, sia pure con motivazioni diverse (che tuttavia si sintetizzano sempre in un diniego) da quelle del M5S. Si tratta, niente meno, della Cgil del Lazio e di Roma. Basta andare a rileggere un’intervista (non smentita né successivamente modificata) di Michele Azzola, segretario di ambedue le strutture della regione e del capoluogo.

L’intervista (del 6 maggio) segue a pochi giorni di distanza l’annuncio di Gualtieri ed è stata rilasciata a Nunzia Penelope su Il Diario del Lavoro. Azzola è una persona colta, di esperienza; ciò lo rende consapevole della delicatezza di una posizione che potrebbe apparire (è difficile che non avvenga) filo-grillina. Si sforza quindi di prendere le distanze dal M5S, dichiarando più volte che la Cgil non ha alcun pregiudizio ideologico contro i termovalorizzatori (più o meno come, a suo tempo, con riguardo al green pass).

Il problema è un altro: per spiegarne le motivazioni Azzola si lancia in un volo pindarico sul piano tecnico che lascia tutti a bocca aperta. Perché nessuno si aspetterebbe uno scienziato alla guida di un sindacato, per quanto importante. Ma perché la Cgil è contraria (il che non è un problema da poco per il Pd, anche se non esiste più la cinghia di trasmissione)? «Intanto perché il Comune punta su un modello di impianto vecchio. Vent’anni fa lo avrei approvato subito, oggi è superato. Bruciando tutto indistintamente, come avverrebbe col nuovo termovalorizzatore, si azzera la gerarchia dei rifiuti, quella che ci raccomanda l’Europa, e che si basa su prevenzione, riuso, riciclo, termovalorizzatore e discarica, in quest’ordine. Ma se per i prossimi vent’anni si getterà nel termovalorizzatore il contenuto tal quale del cassonetto, le prime tre voci perderebbero senso, e la stessa raccolta differenziata non farebbe passi avanti. Senza contare le emissioni di Co2 causate dal termovalorizzatore». E quindi, che cosa dovrebbero aspettarsi i cittadini romani? «Qualunque soluzione ha bisogno di tempo, e del resto anche il termovalorizzatore dubito sarà pronto in due anni e mezzo, ce ne vorranno almeno quattro. Quindi ci sarà un’altra deroga da parte del governo, che consentirà alla spazzatura romana di essere esportata, magari in Emilia Romagna, e poi magari ci penserà Hera a smaltirla. In questo modo passeremo indenni il Giubileo, ma il problema della spazzatura a Roma non sarà certo risolto».

Già, Hera la multi-utility del Comune di Bologna, che serve anche altri Comuni della regione. Da anni, quando l’amministrazione di palazzo d’Accursio ha bisogno di risorse, immette sui mercati finanziari, dove Hera è quotata, un pacchetto di azioni (senza mai rinunciare alla maggioranza) che di solito vanno a ruba. Il contrario di quanto succede a Roma. Hera, però, si avvale di un termovalorizzatore in funzione da decenni e a Bologna nessuno trova da ridire.

Il compagno Azzola è uomo di mondo e sa che il meglio è nemico del bene, e che non è serio liberarsi del problema dei rifiuti con gli inceneritori degli altri. Ecco perché – se fosse informato – Giuseppe Conte potrebbe dire a chi lo critica: «Populista a me? Rivolgetevi alla Cgil». E non avrebbe tutti i torti, perché, a compiere un esame serio dei nove punti del documento che Conte ha presentato a Mario Draghi, si troverebbero parecchie rivendicazioni in comune con la stessa Cgil.

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