Collasso sistemico globaleLa siccità attuale è l’ennesimo campanello d’allarme che verrà ignorato

Da un lato, la crisi idrica di queste settimane sta mostrando lo stadio di avanzamento dell’emergenza climatica. Dall’altro, invece, sta enfatizzando i difetti delle azioni e delle politiche di intervento, mitigazione e adattamento che - ad oggi - non risultano sufficienti

Guido Calamosca/LaPresse

La scorsa settimana il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha dichiarato lo stato di emergenza idrica firmando un provvedimento che resterà in vigore fino al 30 settembre, e che mira a ridurre al minimo il consumo di acqua potabile non solo per gli usi non fondamentali, ma anche per quelli domestici. Oltre alla Lombardia, anche il Piemonte è in stato d’allarme, soprattutto per i Comuni della provincia di Torino. Da non dimenticare, inoltre, le difficoltà di alcuni Comuni veneti. 

E non è tutto: secondo l’Osservatorio Anbi (l’Associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari), l’epicentro della siccità si sta spostando nel centro Italia, soprattutto nelle Marche e in Emilia-Romagna. Ma anche in Toscana e in Lazio la situazione è in peggioramento. 

Dunque, in questa estate che è appena iniziata ma che ha già manifestato tutti i numeri per essere definita come una delle più calde di sempre, l’emergenza idrica in corso è l’ennesimo campanello d’allarme di una crisi di portata molto più vasta, quella climatica, per la quale stiamo già pagando un prezzo elevatissimo, Ma di cui, ancora, in troppi non si sono resi conto. 

Eppure, non lasciano spazio ad alcun dubbio né le accorate evidenze frutto del lavoro di migliaia di studi scientifici, né quelle di istituzioni del calibro dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), l’organismo delle Nazioni unite che ha il compito di redigere rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. 

La comunità scientifica ha dimostrato che questa crisi è il risultato delle attività antropiche, che hanno causato cambiamenti con impatti senza precedenti sui beni e i servizi primari. Cambiamenti che hanno distrutto la capacità della natura di regolare l’ambiente e garantire la stabilità del clima. Stando alle stime più attuali, il degrado e la perdita di funzioni riguarda oltre il 75% degli ecosistemi naturali. E, nello specifico, sono responsabili (negli ultimi vent’anni) della riduzione del 20% delle risorse idriche disponibili sul Pianeta.

Se da un lato l’attuale siccità mostra lo stadio di avanzamento di questo processo (e la sua capacità di impattare in maniera distruttiva sull’intera ecosfera, e quindi sulle nostre società), dall’altro lato evidenzia il difetto delle azioni e delle politiche di intervento, mitigazione e adattamento che – ad oggi – non risultano sufficienti a fronteggiare la minaccia di un collasso sistemico globale. 

Su questo fronte, il Parlamento europeo ha approvato la sua posizione negoziale su tre importanti atti legislativi dell’Unione europea. Le norme fanno parte del pacchetto Fit for 55, che ha lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% il 2030. Nella speranza di conseguire la neutralità climatica entro il 2050. Questa settimana, inoltre, i ministri dell’Ambiente degli Stati membri dell’Unione europea hanno dato il loro via libera alle misure più importanti del Fit for 55. 

Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con gli Stati membri sulla forma definitiva da dare alle norme in materia di riforma del sistema di scambio di quote di emissioni (Ets), del meccanismo di adeguamento delle emissioni alle frontiere e della creazione di un Fondo sociale per il clima. 

Quest’ultimo ha l’obiettivo di aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a far fronte all’aumento dei costi della transizione energetica. Si tratta di un nuovo accordo che il Parlamento dovrà negoziare con la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri europei, che molti giudicano al ribasso rispetto al pacchetto più ambizioso bocciato solo l’8 giugno scorso. E comunque di compromesso eccessivo rispetto ai reali interessi di salvaguardia del Pianeta e del futuro delle prossime generazioni e dei nostri figli. 

Intanto, giusto per non spostarci molto dal nostro campanile, dai dati Enea emerge una crescita dei consumi energetici del +2,5% nel primo trimestre 2022: un aumento che ha raggiunto il quinto mese consecutivo di segno positivo. Ne consegue che anche le emissioni di Co2 sono cresciute (+8% circa). 

Se l’attuale tendenza proseguirà inalterata, i sistemi e gli assetti naturali, sociali, politici e umani raggiungeranno il punto di non ritorno entro pochissimi anni. Molti di noi vedranno la fine della civiltà umana per come la conosciamo: la probabilità è alta. Tuttavia, è ancora possibile fermare e invertire il processo. 

La nostra unica speranza? Ripartire dall’uomo. Dobbiamo ridurre il nostro impatto negativo e aumentare quello positivo, sfruttando tutto il potenziale di cambiamento che abbiamo accumulato in secoli di scienza e tecnologia.

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