Sogno d’una notte di mezza estateIl peggior nemico della destra è la convinzione di aver già vinto

Nonostante la tracotanza di Meloni e Salvini, il voto è sempre un’incognita, specie con i nuovi enormi collegi uninominali e con la scomposizione dell’ala moderata di quello che un tempo si chiamava centrodestra

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Il peggiore nemico del centrodestra non è il Partito Democratico, che deve inventarsi in fretta una campagna elettorale, o Enrico Letta, che si aggira triste e solitario nel campo che non c’è, orfano di Giuseppe Conte. Il peggiore nemico è la sicurezza di avere la vittoria elettorale in tasca, come se la propaganda sotto l’ombrellone fosse una pratica fastidiosa e sudaticcia da evadere in poche settimane. E poi via, sulle ali dello spirito sovranista, dentro le stanze dei ministeri per rottamare milioni di cartelle esattoriali, bloccare porti, abbassare tasse, cambiare le norme sulla concorrenza per i poveri balneari e tassisti, cancellare il reddito di cittadinanza.

I leghisti non potranno essere così sfacciati da brindare a prosecco con gli amici di Mosca, anche perché i Fratelli d’Italia sono ancora in trincea con i conservatori polacchi e con Zelensky. Ma insieme, quando saranno al governo, dovranno votare i decreti per continuare a mandare armi a Kyjiv. Vedremo che cosa scriveranno al punto “guerra in Ucraina” nel loro programma elettorale. E la flat tax? La faranno largheggiando come vorrebbero Bagnai e Siri, oppure sarà mini ed extralight come chiede Giorgia Meloni? L’autonomia regionale, Zaia e Fedriga, che questa crisi di governo non la volevano, ce l’avranno piena e ricca per essere placati? Le povere Regioni del Sud avranno qualche strapuntino? È difficile immaginare quelli di Forza Italia battere i pugni sul tavolo del ministro Salvini per difendere le ultime enclave elettorali che sono loro rimaste al Sud. Non contano più nulla. Perderanno anche quel poco rimasto nel resto d’Italia.

Il centrodestra si restringerà alla destra, Forza Italia prosciugata, vagone di coda trascinata dalla Lega e da Fratelli d’Italia come è successo nei giorni della caduta di Draghi. Il prosciugamento di Silvio Berlusconi avverrà già nelle urne. Ci proveranno Renzi, Calenda, forse Toti (non è ancora chiaro se in formazione unitaria o divisi), con l’aiuto dei fuoriusciti di Forza Italia. Mariastella Gelmini lo farà con Calenda, i due si sono già parlati; Renato Brunetta si sta guardando intorno; Mara Carfagna ha avviato «una seria riflessione politica». Tutta la delegazione di ministri azzurri è fuori da Forza Italia.

Non sono però i generali e i colonnelli a portare le truppe. Il collasso del centro moderato del centrodestra passa da una reazione silenziosa, spontanea. È questo il peggiore nemico di Meloni e di Salvini, perdere un pezzo di opinione pubblica che finora Berlusconi portava in dote.

Non c’è nulla di scontato nelle urne. Non ci sono più collegi uninominali sicuri dopo la riduzione del numero dei parlamentari. Collegi da 500-600 mila elettori. Collegi enormi, mai sperimentati prima: ogni candidato viene lanciato per la prima volta senza paracadute. Questo provocherà incertezza e lotte fratricide. La divisione tra Salvini e Meloni lascerà pozze di sangue. La selezione e i calcoli saranno micidiali. Ci sarà pochissimo tempo per pensare e decidere per poi lanciarsi in mare aperto. E chi pensa di avere già vinto farà molto presto i conti con la realtà.

È un sogno d’una notte di mezza estate?