Winter is comingCosa vuol dire la riduzione di gas all’Italia da parte di Gazprom

Da adesso il colosso russo fornirà solo 21 milioni di metri cubi al giorno, contro gli attuali 32 milioni di media quotidiana: è il secondo taglio rilevante nel giro di un mese. L’annuncio è arrivato da una nota di Eni, che ha avvertito delle operazioni aggressive da parte del Cremlino

AP/Lapresse

Gazprom taglia di un terzo della fornitura di gas all’Italia, da adesso saranno forniti 21 milioni di metri cubi al giorno a fronte di 32 milioni di media quotidiana delle ultime settimane. L’annuncio è arrivato da una nota di Eni, che ha avvertito delle operazioni aggressive da parte del Cremlino.

Prima che scoppiasse il conflitto la fornitura del colosso russo era addirittura di 63 milioni di metri cubi. Poi quasi dimezzati, fino ai 32 milioni che arrivavano fino a ieri, e adesso una nuova riduzione.

È anche arrivato uno stop di dieci giorni alle forniture di gas dalla Russia anche alla Germania, ufficialmente per lavori di manutenzione programmati al Nord Stream 1. Le forniture dovrebbero essere ripristinate alle prime ore del 21 luglio. Gazprom dice che i ritardi nei lavori di riparazione sono da attribuire alle sanzioni occidentali contro la Russia, ma la posizione è stata già contestata dal cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Il pericolo maggiore è che Mosca continui a tagliare i rifornimenti fino a uno stop completo, o qualcosa che gli somigli molto. I tagli agli approvvigionamenti spingeranno nuovamente verso l’alto il prezzo del gas e sono un altro colpo alla politica e all’economia di due Paesi europei in prima fila contro le strategie pericolose di Vladimir Putin – l’Italia più della Germania.

Come segnala il think tank Bruegel, la quota della fornitura di gas dell’Unione europea fornita dalla Russia è scesa da oltre il 40% nel 2021 ad appena il 20% nel giugno 2022. E il divario di oltre 300 terawattora nei primi sei mesi del 2022 rispetto al 2021 è stato colmato principalmente da maggiori importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl).

«La dipendenza dell’Italia dalla Russia – si legge nel report di Bruegel, al capitolo italiano – arriva attraverso le importazioni che passano per l’Austria. Il rallentamento di questi flussi si farà sentire soprattutto nel Nord Italia, ma il Paese nel complesso ha varie opzioni di diversificazione». E una variabile fondamentale, si legge, sarà la capacità di trasmettere gas dal Sud al Nord del Paese.

Una particolarità del caso italiano che complica l’assunto è l’elevata quota di gas nella produzione di energia elettrica (43%): ridurre il consumo di energia o attingere a fonti di elettricità alternative ridurrebbe sostanzialmente il consumo di gas, che attualmente si attesta a 22 TWh di gas al mese nella produzione di energia.

Un taglio consistente alla fornitura di gas italiano, Gazprom l’aveva fatto circa un mese fa, a metà giugno, proprio alla vigilia del primo viaggio di Mario Draghi – con Olaf Scholz e Emmanuel Macron – a Kyjiv: il colosso russo del gas aveva comunicato all’Eni di aver ridotto del 15% le forniture al nostro Paese, dopo che nel giro di due giorni aveva tagliato del 67% quelle che i tedeschi ricevono attraverso il gasdotto Nord Stream 1.

In quell’occasione il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, si era mostrato ottimista parlando di una situazione «ancora sotto controllo» – per quanto ovviamente diversa da quella attuale.

All’inizio di aprile un report commissionato dal governo tracciava le coordinate per mettere al sicuro l’approvvigionamento energetico del Paese. La chiave è nell’aumento delle importazioni dal Nord Africa: un ruolo fondamentale potrebbe essere quello dell’Algeria, che entro tre anni promette di aumentare le forniture annuali di nove miliardi di metri cubi. Qui l’infrastruttura c’è già, è il gasdotto Transmed, in funzione dagli anni ’80. E poi, ancora con i gasdotti, si potranno aumentare le importazioni dalla Libia e dall’Azerbaijan.

A questo si aggiungono i carichi di Gnl da Angola e Qatar, oltre che dalla stessa Algeria, potenzialmente. Mentre un ruolo minore lo giocheranno Egitto, Israele e Stati Uniti.

Poi potrebbe esserci la carta Portogallo-Spagna-Francia. I tre Paesi, scrive l’istituto Bruegel, sono effettivamente isolati dal più ampio mercato europeo a causa dei collegamenti limitati tra Spagna e Francia e tra Francia resto d’Europa. Le forniture di questi Paesi non sono particolarmente vulnerabili alle interruzioni russe, sebbene la debole produzione di energia nucleare francese metta a dura prova la fornitura di energia del suo vicino, e quindi la domanda di gas. «La cooperazione con questi Paesi potrebbe consentire il reindirizzamento del gas algerino dalla Spagna all’Italia, sfruttando meglio la capacità inutilizzata spagnola in un contesto europeo», si legge nell’articolo del think tank.

La parte più difficile sarà rientrare pienamente nei conto delle quote, cioè sostituire l’intera quota di gas russo che attualmente arriva in Italia. Forse non è possibile farlo solo con approvvigionamenti esteri: è per questo che un mese fa Cingolani parlava di aumentare la produzione nazionale di gas di almeno un miliardo di metri cubi entro il 2023. E comunque non è detto che basti.

Molti Paesi europei proveranno probabilmente a controbilanciare il caso di forniture di gas russo con il carbone. L’Italia potrebbe non arrivare a tanto: «Non riapriremo le centrali a carbone chiuse, si va a carbone con quelle che ancora sono in operazione per un periodo transitorio che serve a risparmiare mentre sostituiamo il gas russo con il gas nuovo», aveva detto lo stesso Cingolani poche settimane fa.

Sulla sua stessa linea c’è Claudio Descalzi, Amministratore delegato di Eni: «Il gas algerino, attraverso i contratti firmati, è più che raddoppiato, e in questo momento dà 64 milioni di cubi attraverso pipeline e 4 milioni attraverso Lng», ha detto in un intervento a Repubblica delle Idee 2022.

Secondo Descalzi, al momento mancano 30 milioni di metri cubi al giorno di gas russo, ma l’Italia può contare su un’offerta di 200 milioni (superiore rispetto a una domanda di 150-160 milioni di metri cubi): «Non dobbiamo allarmarci per cose che possono accadere tra quattro o cinque mesi; dobbiamo fare in modo oggi che queste cose non accadano. Con l’azione forte che sta guidando il governo Draghi penso si possa superare l’inverno», ha aggiunto.