Agenda ItaliaPer far crescere l’economia bisogna puntare sulle aziende ad alta tecnologia

I partiti parlano spesso di manifattura e di piccole e medie imprese, ma non spiegano come intendono fermare il declino che ha colpito il nostro Paese. Il numero complessivo è sceso e a sopravvivere sono solo le società che hanno investito in ricerca e innovazione

unsplash

La campagna elettorale nella Seconda e Terza Repubblica è la fiera del revival. Vengono riportati in auge temi stagionati ma mai passati di moda che a volte l’emergenza del momento aveva messo temporaneamente in secondo piano. E così sentiremo di nuovo parlare di invasione dei migranti, di innalzamento delle pensioni minime, di ripristino del servizio militare, di mettere soldi nelle tasche degli italiani, e chissà, anche la casta forse tornerà di moda.

Non si parla mai della qualità dell’ecosistema delle imprese, la sua capacità di innovarsi e innovare, la produttività che riesce a generare. Questo nonostante siano proprio tali fattori a determinare la crescita dell’economia, il numero di posti di lavoro, i salari che vengono pagati, in che misura, e la diminuzione della povertà. Si ricorda solo che l’Italia è il Paese della piccola e media impresa, senza molte considerazioni su quelli che possono essere i pro e i contro di questa evidenza.

In realtà dai dati ufficiali dell’Istat sappiamo che anche questa narrazione, come molte altre, con il tempo tende a perdere un po’ smalto. Tra il 2015 e il 2020 il numero complessivo di imprese è sceso quasi ogni anno, anche in quelli in cui pure la variazione del Pil era stata positiva, non solo in quello più duro della pandemia.

La riduzione maggiore ha interessato l’industria in senso stretto, ovvero la manifattura. Nel 2019 e 2020 la differenza tra il tasso di nascita e di morte delle aziende in questo caso ha superato, in negativo, anche quella riscontrata nelle costruzioni, il comparto che era stato la grande vittima della Grande Recessione di una decina e più di anni fa. È andata un po’ meglio ai servizi, che del resto vivono un turnover più ampio, più imprese ne muoiono, più ne nascono.

Dati Istat

Ancora più nette sono le differenze tra le diverse tipologie di servizi. Quelli tecnologici ad alto contenuto di conoscenza hanno vissuto tutti gli anni degli incrementi netti anche notevoli. Nel 2018 per esempio il tasso di natalità è stato di ben il 9,8%, contro uno di mortalità del 7,2%. Segno più anche per i servizi finanziari e quelli di mercato sempre ad alto contenuto di conoscenza, in sostanza informatica, consulenza.

Dati Istat

Il problema, naturalmente, è che la crescita di questo tipo di imprese in valore assoluto è meno significativa della riduzione di quelle dei servizi tradizionali, come il commercio.

Dati Istat

Le aziende ad alto contenuto tecnologico o di conoscenza, poi, sono netta minoranza, sia nei servizi che nell’industria.

Dati Istat
Dati Istat

Questi dati non si possono ignorare. Soprattutto se è vero (come è vero) che il livello di povertà di un individuo dipende in primo luogo dalla presenza o assenza di un reddito da lavoro, e se è vero (come è vero) che quest’ultimo è determinato proprio dalla produttività dell’impresa che quel reddito fornisce. E se anche la stabilità di un posto dipende anche dalla probabilità che una data azienda sia così fragile da poter fallire.

È una priorità, quindi, fare nascere più imprese ad alta tecnologia o fare diventare tali quelle che non lo sono, magari investendo di più in ricerca. E soprattutto è necessario intervenire sulla capacità di investimento delle realtà appena nate visto l’impatto diretto che la loro sopravvivenza ha sul sistema e sull’occupazione.