Paola PezziCon le mani tu puoi

La “signora dei vortici di matite”, artista italiana contemporanea, libera e ordina la potenza della materia, dando vita a forme in cui è chiara la dimensione del divenire

Gaggenau Materiabilia, Passaggi di Stato, Paola Pezzi (ph: Francesca Piovesan)

Paola Pezzi, per tutti la “signora dei vortici di matite”, ha una carriera artistica lunga 35 anni, costellata di successi e mostre internazionali. Le sue opere sono presenti in collezioni prestigiose come la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, la Saatchi collection di Londra e la Banca Intesa Sanpaolo di Milano. Oggi, la mostra antologica “Passaggi di Stato“ allo Showroom Gaggenau Hub Milano e il progetto “ARTbite” la celebrano sul territorio italiano. 

Se Zucchero cantava «Con le mani tu puoi | Dire di sì | Far provare nuove sensazioni | Farti trasportare dalle emozioni», Paola Pezzi è un’artista che ha (ri)portato le mani nell’arte contemporanea. L’importanza del fare è strumento e oggetto di indagine dell’artista bresciana, che negli Anni 80 si trasferì a Milano per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera.

Courtesy of Paola Pezzi

«Non uso i materiali classici. Non uso il bronzo e nemmeno il marmo, non mi appartengono. Uso quello in cui inciampo felicemente e che mi consente di scivolare verso altre forme e altri spazi», racconta Pezzi sul suo sito ufficiale. Nella sua carriera trentennale, ha sempre ipnotizzato il pubblico attraverso la sua capacità di ritrarre l’inarrestabile evoluzione della realtà che ci circonda. 

Se è vero che fermi non si può stare, è altrettanto vero – come lei stessa ripete spesso – che «con le mani tu puoi fare tutto, puoi plasmare il mondo, raccontare ed essere motore della realtà». La sua arte sembra così riuscire a dominare la materia, a costruire nel e dal movimento un nuovo ordine fatto di un’armonia in continua evoluzione.

Gaggenau Materiabilia, Passaggi di Stato, Paola Pezzi (Ph: Francesca Piovesan)

L’arte di Paola Pezzi, classe 1963, “è un incontro di mani”, di comunicazione e apertura. Il vortice che caratterizza tutte le opere dopo gli Anni 90 è la rappresentazione di una ipnotica e contagiosa voglia di vivere. Un lavoro che potremmo osare a definire persino “ottimista”, volto a stimolare, oltre che a raccontare, il dispiegamento delle proprie capacità, troppo spesso represse, in primis da noi stessi.

Il movimento creativo dell’artista si apre con gli anni: Paola Pezzi passa dall’introspezione dei famosissimi nuclei degli Anni 90 (presenti in famose collezioni come quella della Gnam di Roma e di Gallerie d’Italia di Milano) ai lavori in cui prevale la voglia di farsi conoscere ed essere se stessi. È curioso constatare come questa inedita apertura caratterizzi molti fenomeni naturali, come ad esempio il fiorire di un ramo dopo l’autunno. 

Gaggenau Materiabilia, Passaggi di Stato, Paola Pezzi (Ph: Francesca Piovesan)

La sua arte più recente finisce così per rappresentare una fioritura dopo i primi anni duri e introspettivi: a partire dal 2001 si susseguono in diversi materiali spirali e avvolgimenti che si muovono nello spazio, dandogli “vita”. Raramente i suoi lavori sono contenuti in una forma squadrata, e si ha la sensazione che le stesse opere siano in un movimento, in un costante divenire generato dall’esplosione di energia da cui hanno avuto origine.

Il fare con le mani resta sempre il vero comun denominatore di questo sviluppo artistico, fatto di coerenti e irrefrenabili “Passaggi di Stato“ (titolo non a caso dell’ultima mostra aperta a Milano fino al 28 luglio). Solo facendo e non facendo fare si può sperimentare e crescere. L’arte serve anche a questo: non solo all’artista.