Voti in cambio di illusioniLa politica del raggiro è l’emblema di un Paese che preferisce l’allucinazione alla verità

Il programma economico della destra è psichedelico e pirotecnico, ma rischia di essere vincente. Un’ulteriore prova che, come fatto storico, non è la realtà a guidare le preferenze degli elettori, ma l’impostura e il miraggio di un mondo inesistente. A un passo dall’abisso vero

di Vikas Makwana, da Unsplash

Pronti, via! e la destra unita già promette di rottamare centinaia di miliardi di cartelle fiscali, dare mille euro di pensione minima a sessant’anni anni, mettere la flat tax al 20% a parità di spesa e fare dello sforamento di bilancio il pozzo di San Patrizio di ogni necessità e desiderio.

Questo programma pirotecnico e psichedelico e il suo potenziale (probabile?) successo nelle urne di settembre è una sorta di prova Invalsi della nostra democrazia che, anziché valutare la qualità del sistema formativo, misura quella del sistema politico e ne registra il miglioramento o il degrado.

Se si teme, come parrebbe dai sondaggi, che quasi un italiano su due sia disposto a concedere credito a questo sovranismo da Gratta e Vinci o da Superenalotto, occorre prendere drammaticamente atto dell’incompatibilità di un demos così conciato con il funzionamento del circuito democratico. Il che non significa – tranquillizziamo i “democratici per Giorgia” – sospendere la democrazia, ma riconoscere la sospensione della sua efficienza politica e della sua funzione di governo.

Se non si può esportare la democrazia semplicemente trapiantandone gli apparati e le procedure in contesti totalmente alieni ai suoi presupposti civili e culturali, non si può importare nella democrazia il ripudio della razionalità logica e morale come movente fondamentale dell’azione collettiva.

Proprio come il metodo scientifico, anche il metodo democratico è aperto, pluralistico e sottratto al principio di autorità, perché tutte le ipotesi possano essere sperimentate e tutte le tesi confutate e perché siano selezionate quelle migliori e più resistenti alla prova dei fatti, non perché le dispute si spostino dal piano della realtà all’universo parallelo delle verità prêt-à-porter e del terrapiattismo politico-scientifico.

Lo sgretolamento di un principio di razionalità pubblica, che non ha tanto a che fare con il sapere, ma con la responsabilità del pensiero e dell’azione, non a caso oggi presenta, in tutto l’Occidente, il carattere della rivolta contro le istituzioni politiche e scientifiche, accomunate dal sospetto di essere dispositivi di potere occulto e di nascondere nelle regole formali un dominio sostanziale incontrastato, perché non riconosciuto.

In Italia questo fenomeno ha caratteri ancora più intensi e diffusi. L’epopea del Movimento 5 Stelle nasce, non per pura coincidenza, all’indomani di quella della “cura Stamina”, un’allucinazione collettiva teleguidata da un delinquente, che ha soggiogato stampa, politica e opinione pubblica.

Grillo e Vannoni sono stati, in larga misura, la stessa cosa: hanno entrambi venduto ai malati il conforto di una cura immaginaria e l’hanno fatto persuadendoli che la gravità e l’inguaribilità della malattia fosse essa stessa ragione e obiettivo della terapia ufficiale.

Il programma economico-sociale (con rispetto parlando) della destra si innesta perfettamente in questo processo che porta dalla corruzione al raggiro e dal cinismo all’allucinazione. Se nell’Italia partitocratica il voto di scambio era prendere voti in cambio di cose, che è come da sempre i sovrani remunerano la fedeltà dei sudditi, nell’Italia antipolitica è prendere voti in cambio di illusioni, che è come i guaritori coltivano la devozione religiosa dei disperati. Non la compravendita del voto in cambio di pani e di pesci, ma dell’attesa del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Però un popolo disposto a votarsi all’illusionismo e a sacrificarsi in una frustrazione perennemente rigenerata da nuove illusioni non è una somma di persone, come un’epidemia non è purtroppo solo una somma di infetti. È un fatto storico, un fenomeno oggettivo, il segno di un’era.

Non è un fenomeno puramente “naturale”, né il prodotto di responsabilità personalmente imputabili, come la piazza Venezia gremita in attesa della dichiarazione di guerra di Mussolini non era semplicemente una responsabilità dei presenti, disposti ad applaudire l’ora delle decisioni irrevocabili.

La politica italiana a due mesi dal voto riparte da qui, da questo scenario chiaro e terribile, da questo circolo vizioso tra chimere e imposture. In fondo anche la vincente Meloni e la destra treccartara sono una tappa di questo processo e una stazione di questa via crucis nel fondo dell’abisso.