Cantiere democraticoPer l’Ue è venuto il momento di superare il Trattato di Lisbona

L’incapacità dei governi di riformare il sistema comunitario ci ricorda che c’è bisogno di dare al Parlamento europeo la legittimità di scrivere gli elementi essenziali di un nuovo progetto di trattato, una riforma che dia nuovo impulso alla dimensione federale di Bruxelles, abbandonando ogni interesse nazionale e nazionalista

AP/Lapresse

Il 9 luglio 1980 nove deputati europei ispirati da Altiero Spinelli lanciarono con la creazione del Club del Coccodrillo – dal nome del ristorante di Strasburgo dove si riunirono per la prima volta – la sfida del ruolo costituente del Parlamento europeo, eletto per la prima volta nel giugno 1979 a suffragio universale e diretto.

L’iniziativa nacque come risposta all’incapacità dei governi dei Nove, che costituivano allora le Comunità europee (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda e Danimarca), di prendere decisioni adeguate nell’interesse dei cittadini e delle cittadine sui temi della politiche dell’economia reale, del bilancio e della politica estera, una incapacità plasticamente rappresentata dallo scontro sul finanziamento europeo con il primo ministro britannico Margaret Thatcher («I want my money back»).

L’iniziativa del Coccodrillo fu inizialmente accolta con scetticismo fra i gruppi politici nel Parlamento europeo (popolari, socialisti, liberali, comunisti e conservatori) e con l’ostilità dai governi e dalla Commissione europea. Perché i trattati di Roma non attribuivano al Parlamento europeo un potere di iniziativa costituzionale; perché molti ritenevano che le risposte in termini di nuove politiche potessero essere date senza cambiare i trattati; perché i più «audaci» fra i deputati europei proponevano di chiedere o meglio di pregare il Consiglio di proporre alcune modifiche al funzionamento delle istituzioni da sottoporre per approvazione ad una conferenza intergovernativa.

Nel corso dei mesi il realismo innovatore della iniziativa del Coccodrillo prevalse sullo scetticismo dei gruppi politici e sull’ostilità dei governi, grazie anche all’azione di alcuni leader europei in tutti i Paesi membri delle Comunità europee, provocando un interesse crescente anche al di fuori del Parlamento europeo.

L’iniziativa del Club del Coccodrillo fu accompagnata dall’ottobre 1980 fino al giugno 1983 dalla pubblicazione di “Crocodile: lettre aux membres dul Parlement européen” pubblicata da Altiero Spinelli, Felice Ippolito e Pier Virgilio Dastoli, con il contributo organizzativo di Viviane Schmit, in tutte le lingue ufficiali delle Comunità europee e diffusa in tutta Europa in diecimila copie a “lettera”.

L’iniziativa si concluse con il successo della democrazia parlamentare perché l’assemblea approvò a larga maggioranza il 14 febbraio 1984 un progetto di trattato per istituire l’Unione europea (il “progetto Spinelli”) su cui vi fu un iniziale impegno del Presidente francese François Mitterrand a sostenerlo, poi sacrificato sull’altare della logica intergovernativa.

Da allora è stata calcolata la quantità delle proposte innovative di quel progetto inserite nei trattati successivi (Atto Unico, Maastricht, Amsterdam, Nizza, Lisbona) sottovalutando la qualità delle proposte rimaste negli archivi europei a causa dell’ostilità dei governi che si considerano i “padroni dei trattati” e che prendono ogni decisione di revisione all’unanimità con l’unanimità delle ratifiche nazionali.

Queste proposte riguardavano in particolare alcuni elementi essenziali del progetto di trattato:

• la ripartizione delle competenze fra l’Unione europea e gli Stati membri;
• una vera politica estera e della sicurezza che comprenda anche la difesa;
• la generalizzazione del voto a maggioranza nel Consiglio e il ruolo limitato del Consiglio europeo;
• i poteri fiscali e cioè di bilancio del Parlamento europeo insieme al potere di iniziativa legislativa in caso di carenza dell’intervento della Commissione;
• una legge elettorale europea;
• un meccanismo efficace per la difesa dello stato di diritto;
• il ruolo governativo della Commissione europea;
• un metodo costituzionale per consentire ad una maggioranza di paesi di proseguire sulla via di una unione sempre più stretta;
• una procedura ad hoc per completare i trattati con leggi costituzionali approvate con una doppia maggioranza qualificata nel Consiglio e nel Parlamento europeo.

Di fronte alla rinnovata incapacità dei governi di decidere la riapertura del cantiere europeo dopo la fine della Conferenza sul futuro dell’Europa, il Movimento europeo chiede che il Parlamento europeo richiami alle loro responsabilità la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione per adottare insieme all’assemblea le misure necessarie ad affrontare le emergenze (energia, difesa e cybersecurity, relazioni con il Mediterraneo e con l’Africa, conseguenze sociali della pandemia e della guerra, politiche migratorie e di accoglienza, politica fiscale europea e nuova governance economica, transizione ecologica…).

Il Movimento europeo chiede inoltre al Parlamento europeo di abbandonare nello stesso tempo la via di una parziale revisione all’unanimità dei trattati con il metodo tortuoso di una convenzione senza legittimità democratica e di scrivere gli elementi essenziali di un nuovo progetto di trattato che sostituisca integralmente il Trattato di Lisbona e che venga discusso nell’autunno 2023 in una riunione di “assise interparlamentari” come quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990.

La discussione del progetto preparato dal Parlamento europeo dovrà così costituire il tema centrale della campagna per le elezioni europee nel 2024 su cui si dovranno confrontare i partiti europei e la società civile per far emergere una maggioranza politica dotata di una chiara volontà costituente per trasformare il progetto in un nuovo trattato da sottoporre direttamente alle ratifiche dei parlamenti nazionali o a un referendum paneuropeo e trasformare l’unione ibrida in un sistema federale.

Alcuni di noi hanno già corso la propria corsa e la preparazione delle prossime elezioni europee dovrà essere affidata soprattutto alla responsabilità delle giovani generazioni di federalisti, in particolare a coloro che si incontrano ogni anno a Ventotene, rispondendo all’appello lanciato da Altiero Spinelli nella scuola dell’isola nell’ottobre 1981, e a cui vogliamo dedicare quest’anno il ricordo e l’esempio del Club del Coccodrillo contando sulla loro volontà e capacità di uscire dagli schemi tradizionali dell’apparente realismo per far prevalere rapidamente la scelta di una democrazia costituente.