Campo variabileLa soluzione di Letta: tutti insieme, ma con accordi separati

Nel patto con Azione e PiùEuropa, spiega il segretario del Pd, c’è scritto «autonomia programmatica, ci sono questioni sulle quali possono esserci posizioni diverse». Si cerca un’intesa con Sinistra italiana e Verdi. Della Vedova è ottimista e Tabacci annuncia che sono in arrivo nuove adesioni

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

«Mi criticano perché da giorni vado in giro da una parte all’altra per provare a tenere unito il centrosinistra. Ma questa legge elettorale, che è la peggiore della storia, ci obbliga a stare insieme. Ed è un mio dovere quindi fare di tutto, perché io so cos’è la destra di Meloni e so cos’è la destra di Salvini. Se – periodo ipotetico dell’impossibilità – vincessero, il governo italiano sposterebbe il proprio asse in Europa per allinearsi con Polonia e Ungheria. Il Paese sarebbe in mano alle destre contrarie ai diritti civili».

Il segretario del Partito democratico Enrico Letta racconta al Messaggero la fatica delle ultime ore, dopo l’accordo con Azione e PiùEuropa e le discussioni con Sinistra italiana e i Verdi che ancora non hanno portato a un esito definitivo. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno dichiarato di «aver registrato la forte volontà di rendere l’alleanza centrale» e hanno consegnato a Letta un documento con le loro proposte. Ora si attendono aggiornamenti.

Intanto ieri Letta ha parlato all’Unione degli universitari e dalla Rete degli studenti medi. «Sono tornato da Parigi con un’idea precisa in mente: mettere i giovani al centro del nostro programma elettorale», ha detto il segretario. «Anche all’interno del Partito mi dicono di lasciare perdere perché i giovani non partecipano e il nostro elettorato ha i capelli bianchi. Ma io so che anche loro sono preoccupati per voi. Sarà questo il centro del programma che presenteremo il 10 agosto».

Letta anticipa già qualche tema: «Addio ai finti stage e interventi economici a favore degli apprendistati», «la dote ai 18enni da investire nello studio, nell’avvio di un’attività o per permettergli di non restare a casa fino a 31 anni com’è diventato normale in questo Paese».

Poi la transizione ambientale. «A giugno il Parlamento Ue ha votato il pacchetto Fit for 55», approvando la carbon tax alle frontiere e altri provvedimenti solo «con una maggioranza stretta», dice. «Tutte le destre hanno votato contro, loro scelgono il nero fossile» e «boicottano le politiche ambientali». E c’è tutta la differenza del mondo: «È la stessa tra il sole e la luna».

A quel provvedimento però in Europa si opposero anche Carlo Calenda e Azione/PiùEuropa, a testimonianza della difficoltà evidente nel tenere insieme il fronte progressista.

«Nel patto», spiega Letta, infatti c’è scritto «autonomia programmatica, ci sono questioni sulle quali possono esserci posizioni diverse». L’allusione è anche al tema dei rigassificatori che per Sinistra italiana e Verdi sono argomento molto critico. «Non è che su tutti i temi si deve essere d’accordo su tutto».

E poi, sottolinea, il «patto tra noi e Calenda, non è il patto di tutti, quello è il punto sul quale su alcuni temi abbiamo trovato con Calenda e PiùEuropa» un accordo. In pratica, l’idea lettiana è trovare un’altra intesa anche con Sinistra italiana ed Europa Verde, rispettando le prerogative e gli elettori dei due partiti. Ma, conclude Letta, «sono ottimista» sull’unità del centrosinistra.

E ottimista si dice pure il segretario di PiùEuropa Benedetto Della Vedova. Che su Repubblica scommette: «Il negoziato andrà a buon fine. Anche perché scegliere i Cinque Stelle produrrebbe contraccolpi a sinistra. Conte non è Melenchón». Poi precisa che «abbiamo stretto soltanto un patto elettorale, non abbiamo ricostituito l’Ulivo. Abbiamo cercato un punto di incontro con Letta negli uninominali: conoscendo l’interlocuzione Pd con SI e Verdi non abbiamo messo veti sui partiti». «Il nostro patto è tra centro e sinistra. Noi siamo una forza autonoma».

Quanto ai rigassificatori, sottolinea, «si tratta di due rigassificatori flottanti, decisi dal governo Draghi per affrontare l’emergenza. Mica una provocazione. Se avessimo voluto, ce n’erano di temi così. Azione ha il nucleare nel suo programma».

Con Matteo Renzi, invece, «purtroppo non si sono create le condizioni, ma se il Pd volesse riaprire il confronto, non metteremmo becco. C’è ancora qualche giorno, vediamo se arriveranno sorprese».

E Bruno Tabacci, che ha sottoscritto con Luigi Di Maio la lista “Impegno Civico”, dice al Quotidiano Nazionale che «le vicende degli ultimi giorni ci stanno rafforzando: sono in arrivo adesioni che daranno ancora più sostanza all’area del civismo». E «se il centrosinistra vincerà e noi avremo un buon risultato, sarebbe utile per il Paese proporre al presidente della Repubblica il nome di Mario Draghi come miglior presidente del Consiglio»