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Formazione e gender gapDonne addette alla saldatura: Baker Hughes fa la differenza in Calabria (e non solo)

Si è conclusa con successo la prima edizione della Welding Academy realizzata in collaborazione con Adecco. Sei ragazze under 30 sono state assunte in apprendistato nello stabilimento di Vibo Valentia per una mansione dove solitamente prevalgono gli uomini e in un territorio con la più bassa occupazione femminile d’Europa

(Unsplash)

Sei donne, tutte under 30, assunte come operaie addette alla saldatura nello stabilimento di Vibo Valentia di Baker Hughes. Si è conclusa con successo la prima edizione della Welding Academy (Accademia di saldatura) della società americana dell’energy technology leader nel campo dei servizi energetici. Che ha scelto di partire proprio dal sito produttivo calabrese per formare le prime figure femminili specializzate in saldatura. Grazie alla collaborazione con Adecco, le sei figure sono state inserite in azienda con un contratto di apprendistato di secondo livello, di 24 mesi, generando così nuove opportunità occupazionali in un territorio in cui l’occupazione femminile si ferma al 29%, meno della metà della media europea.

«Quella dell’operaio specializzato in saldatura è una mansione molto ricercata nel mercato del lavoro in questo momento», spiega Maria Francesca Marino, direttore dello stabilimento Baker Hughes di Vibo Valentia e presidente del settore metalmeccanico della Confindustria provinciale. «Da una parte abbiamo voluto rispondere a questa esigenza, ma dall’altra abbiamo lanciato un messaggio al territorio in cui operiamo. Questo progetto ha una valenza sociale perché rappresenta un incentivo alla formazione tecnica specializzata, con un occhio di riguardo verso le donne, in una regione che è la peggiore d’Europa per occupazione femminile. E lo abbiamo fatto formando queste ragazze per una mansione che, in Italia, è solitamente appannaggio maschile».

Il programma, iniziato ad aprile e rivolto a ragazze in possesso di diploma tra i 18 e i 29 anni, ha visto l’erogazione di 240 ore di formazione in aula e di oltre 560 ore di training in azienda. «Proprio grazie all’organizzazione del programma, non abbiamo solo formato le nuove risorse dal punto di vista tecnico, ma abbiamo anche dedicato ben 160 ore alla formazione di soft skill e skill di completamento, come corsi di comunicazione, informatica, organizzazione aziendale, principi di economia e lingua inglese», prosegue Marino. «Si tratta di competenze richieste dal mercato e rappresentative dell’evoluzione culturale e tecnologica della nostra azienda, e che, alla fine del percorso, hanno consentito la formazione di una nuova figura, più avanzata, che potremmo definire Saldatori/Saldatrici “4.0”».

E al termine del programma è stata anche rilasciata una certificazione, da parte di un ente accreditato, che ha attestato la specializzazione nella saldatura.

Al progetto si sono candidate più di 50 ragazze, anche grazie al network su cui Adecco può contare. «Abbiamo attivato Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e i rapporti che vantiamo con le aziende, siamo andati localmente nelle scuole, ci siamo interfacciati con associazioni locali e con i centri per l’impiego», racconta Maurizio Di Padova, Key Industry Advisor di The Adecco Group. «Inoltre, abbiamo utilizzato la nostra piattaforma digitale e i social network. Questo ci ha portato ad avere una buona risposta e le difficoltà nel recruiting sono state minori del previsto».

Alcune candidate hanno raccontato, durante i colloqui, che famiglie e amici avevano sconsigliato loro di mettersi alla prova con una mansione reputata faticosa e tipicamente maschile. In altri casi, invece, sono stati proprio i genitori a supportare le figlie spingendole ad accettare questa sfida. E così in tante si sono messe in gioco, decise a rompere stereotipi e tabù. «Hanno acquisito competenze che oggi possono sfruttare in azienda», spiega Di Padova, «ma che domani, se dovranno impegnarsi in nuove sfide, saranno spendibili nel mercato del lavoro».

I background che le sei assunte hanno alle spalle sono tutti diversi e non necessariamente tecnici. «Sono tutte diplomate in istituti con percorsi differenti, dal settore chimico alle scienze umane», spiega Marino. E il contratto di apprendistato prevede che la formazione continui ancora lungo il percorso lavorativo. Anche perché il lavoro di addetto alla saldatura non è più quello tradizionale, come erroneamente in tanti pensano. «Alla saldatura manuale, affianchiamo quella semi-automatica e completamente automatica», dice Marino. «Nello stabilimento di Vibo Valentia c’è il robot di saldatura più all’avanguardia di tutta l’azienda, per cui bisogna saper programmare la macchina e guidarla. E per farlo ci vogliono le giuste competenze».

L’idea ora è di replicare, non solo in Calabria ma anche altrove sul territorio nazionale, un progetto così virtuoso. «Vedere negli occhi delle sei ragazze tanta curiosità e passione, e soprattutto la determinazione di cambiare le cose ed essere le prime ad affrontare un percorso di questo tipo, è un sogno che si realizza», spiega Marino. «Ma non ci fermiamo qui. Come azienda parliamo di continuo con scuole e università per suggerire i programmi formativi più adatti alle figure ricercate dalle aziende sul territorio. E oltre ai programmi tecnici, curiamo anche gli aspetti di cultura generale per formare figure che non siano solo preparate sulla parte tecnica, ma che siano anche in grado di dire la loro, partecipando a una crescita del territorio a 360 gradi».

È da progetti come questo che passa la soluzione per il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e, nello stesso tempo, per aumentare l’occupazione femminile. E il successo della prima Welding Academy di Baker Hughes può generare a sua volta una contaminazione positiva. Come conferma Maurizio Di Padova: «Siamo stati contattati anche da altre aziende del territorio per capire come è stato realizzato il progetto di inserimento», racconta. «La partnership tra il pubblico e il privato può essere una chiave di successo, con la volontà di creare un circolo virtuoso per mantenere sul territorio il know how acquisito, trattenendo i talenti che altrimenti emigrerebbero altrove».

E questa non è l’unica iniziativa di Baker Hughes in favore delle persone, della loro formazione e dell’inclusione. Oltre allo stabilimento calabrese, eccellenza nella saldatura, anche il sito di Baker Hughes di Talamona, in provincia di Sondrio, ha avviato un progetto all’avanguardia che ha ricevuto una risposta molto positiva, comprovata dalle decine di candidature. Si tratta di Sunrise, con cui sono state selezionate alcune figure femminili di nazionalità diverse, per l’inserimento in officina. Da qui ai prossimi 12 mesi andranno ad acquisire un nuovo set di competenze tecniche di eccellenza che permetteranno loro di ricoprire una nuova figura chiamata “Tecnico di Produzione della Transizione Energetica”. Un ruolo nuovo che consentirà all’azienda di poter affrontare al meglio la trasformazione del mercato energetico e lo sviluppo di nuove tecnologie a basso impatto ambientale e che, di conseguenza, permetterà alle persone coinvolte di inserirsi in uno dei settori più avanzati di questa industria manifatturiera.

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