Smuovere le coscienzeI partiti animalisti europei alla ricerca di spazio e identità

Nei Paesi Bassi, in Germania e in Portogallo ottengono seggi, in Italia vanno sotto l’1 per cento. Uno sguardo alle formazioni politiche che nel Vecchio Continente cercano di portare nelle aule parlamentari l’innalzamento dello stato morale e legale degli animali

LaPresse

La cura dell’ambiente e la ricerca di una rinnovata sostenibilità sono diventate tematiche sempre più rilevanti in Europa. Il consolidamento dei Verdi va a inserirsi in questo contesto favorevole, a sua volta foriero di nuovi sviluppi. Un trend più recente, ma sempre inquadrato nel contesto ecologista, riguarda invece gli animalisti che hanno dato vita ad un numero sempre maggiore di formazioni politiche. 

In Italia, ad esempio, sono ben otto: dal Partito Ambientalista a Rivoluzione Animalista, passando per il Movimento per il Rispetto di tutti gli Animali ed il Partito Animalista Europeo. Si tratta di liste con un successo elettorale pressoché nullo che, in alcuni casi, evitano persino di presentarsi agli scrutini. 

Il Partito Animalista Italiano è stato il primo, in occasione delle europee del 2019, a concorrere in una elezione svoltasi su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, si è fermato allo 0,6 per cento dei voti. Il partito era in coalizione con altri 10 movimenti animalisti europei. Tre di questi – quello olandese, portoghese e tedesco – sono riusciti ad aggiudicarsi un seggio. 

Gli 11 partiti avevano concordato un programma politico comune, basato su alcuni punti come l’innalzamento dello stato morale e legale degli animali; il miglioramento delle loro condizioni di vita negli allevamenti; la lotta alla pesca intensiva ed al commercio illegale di animali domestici; il divieto di caccia e di produzione di pellicce; la fine del trasporto su lunga distanza degli; il contrasto ai pesticidi e al cambiamento climatico. 

Le elezioni politiche italiane, previste per il 25 settembre 2022, hanno visto la mobilitazione di svariate associazioni animaliste, come Human society international, Lav, Lac, che hanno redatto un programma indirizzato ai partiti politici ed ai candidati Premier denominato “Anche gli animali votano”. La richiesta è chiara e, come ricordato dal portale della Lav, si esplica nella concreta attuazione del principio costituzionale di tutela degli animali e dell’ambiente. Tra le richieste ci sono l’introduzione di sanzioni più severe per chi compie maltrattamenti, la tutela degli animali selvatici, il superamento della sperimentazione animale e quello dell’uso degli animali vivi nei circhi.

Tra le forze animaliste che hanno ottenuto maggiori successi a livello internazionale spicca il Partito olandese per gli animali (Partij voor de Dieren, PvdD), che nel 2006 è diventato il primo nel suo genere ad entrare in un Parlamento nazionale. Alle elezioni di quell’anno ottenne infatti due scranni: il primo passo di una crescita lenta ma solida (nel 2021 i seggi sono diventati sei). 

Il Partito per gli animali esplica la sua azione politica con un duplice modus operandi che coniuga l’impiego di tecniche parlamentari classiche – come la mozione per l’adozione di una legislazione contro gli ecocidi – a quello di proteste e iniziative culturali stimolanti. Il movimento è ideologicamente progressista, e nel Parlamento europeo ha aderito al gruppo de La Sinistra. 

Nel sistema elettorale olandese, che è basato sul proporzionale puro, non è raro che le forze con un consenso quasi nullo siano rappresentate a livello nazionale, dato che non esistono soglie di sbarramento: basta raccogliere 60mila voti per essere rappresentati nella Camera bassa. Andre Krouwel, professore di Scienze Politiche alla VU University di Amsterdam, ha spiegato a Bloomberg, nel corso di un’intervista rilasciata nel 2017, che «il Partito per gli animali è un movimento di agenda setting, che non ambisce a governare. E per questo gli olandesi sono disposti a dargli una possibilità». 

In Francia, il Partito animalista (Parti animaliste) ha presentato un candidato, Helene Thouy, alle elezioni presidenziali del 2022 con «l’obiettivo di trasformare la questione del benessere animale in un tema importante della prossima presidenza». La Thouy ha chiarito a The Local che «i voti servono per dimostrare al prossimo Presidente il supporto popolare nei confronti delle misure per gli animali». La Thouy è stata la prima candidata del partito che, alle elezioni municipali del 2020, ha ottenuto dozzine di seggi. 

L’aspirante presidente ha cofondato il Partito animalista nel 2016, esasperata dalla mancanza di iniziativa da parte dei partiti tradizionali. «Abbiamo visto – ha dichiarato Helene Thouy – che la legge non era in grado di difendere gli animali e che i partiti non facevano nulla per cambiare le cose». Il Partito animalista ha ottenuto l’1,12 per cento dei voti alle elezioni legislative del giugno 2022.

Persone-Animali-Natura (Pessoas-Animais-Natureza, Pan), fondato nel 2009, dispone di quattro seggi nel Parlamento portoghese e si occupa di questioni trascurate dai partiti tradizionali, come il benessere degli animali, la protezione dell’ambiente e quella dei diritti umani. Il partito si definisce ecofemminista, animalista e ambientalista, senza però identificarsi di destra o di sinistra. Tra i suoi elettori, come ricordato da un reportage della Reuters pubblicato da Christian Science Monitor, ci sono persone come Alexandre Corona, un operaio diventato vegetariano dopo aver visto un documentario sulle sofferenze degli animali uccisi dall’industria alimentare. Corona (e molti altri come lui) ha cercato di trovare un riscontro dei suoi valori, e l’ha trovato proprio nel misconosciuto Persone-Animali-Natura.

In Spagna, il Partito animalista contro il maltrattamento degli animali (Partido animalista contra el maltrato animal, Pacma) promuove il veganesimo per lottare contro il riscaldamento globale e vuole vietare zoo, circhi, corride e attività di pesca. Pacma, come descritto da Politico, è il movimento ambientalista più popolare della Spagna ed ha una base di supporto formata da giovani e donne. Ciò gli ha consentito di andare oltre i propositi iniziali per i quali era stato fondato – come l’avversione per le corride e i festival dove vengono maltrattati gli animali – e di adottare un programma ambientalista e sociale simile a quello dei partiti verdi tradizionali.

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