Capirsi tra autocratiPerché i rapporti tra Turchia e Russia sono sempre più preoccupanti

Nonostante le divergenze su alcuni dossier (soprattutto in Libia e in Siria), Mosca e Ankara stanno intensificando il dialogo sul fronte energetico, commerciale e bancario. Anche grazie a una certa affinità, umana e politica, tra i leader dei due Paesi

AP/Lapresse

La cooperazione tra Russia e Turchia si fa sempre più approfondita. Sul piano energetico, Ankara ha accettato di pagare una parte delle sue importazioni di gas naturale russo in rubli: Mosca fornisce quasi la metà del gas naturale importato, oltre che il 25% circa delle importazioni di petrolio. Inoltre la Russia sta costruendo la prima centrale nucleare turca. Dal punto di vista commerciale, invece, i due Paesi lavorano per rendere pienamente operativo l’accordo di Istanbul sull’esportazione dei cereali con corridoi sicuri del Mar Nero.

È l’esito di un bilaterale tenuto la settimana scorsa, a Sochi, nella Russia meridionale. Durante l’incontro durato 4 ore, Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdoğan hanno «concordato di rafforzare la cooperazione economica e energetica», come si legge in una nota diffusa dal Cremlino.

Il continuo dialogo tra i due leader autoritari crea apprensione in Europa e negli Stati Uniti. Sei funzionari occidentali hanno detto al Financial Times di essere preoccupati per quanto emerso al vertice: «Un funzionario dell’Unione europea ha affermato che Bruxelles sta monitorando le relazioni turco-russe “sempre più da vicino”; un altro ha detto che gli Stati membri potrebbero chiedere restrizioni ai finanziamenti commerciali o chiedere alle grandi società finanziarie di ridurre i finanziamenti alle aziende turche». E da Washington hanno già detto e ribadito che ci saranno sanzioni secondarie verso i Paesi che aiutano la Russia a eludere le sanzioni.

Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, Erdoğan non si è mai schierato pienamente sulle stesse posizioni dell’occidente, preferendo mantenere un approccio equidistante che ha contribuito a incrinare le relazioni già difficili con Paesi e istituzioni euroatlantiche. Il Sultano ha condannato l’invasione russa, ma non ha sanzionato Mosca né chiuso il suo spazio aereo.

Ankara è un membro della Nato e dialoga con l’Unione europea su diversi dossier, primo fra tutti quello dei rifugiati. Ma ha ripetutamente minacciato di porre il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza atlantica e ha una partnership con Mosca anche in ambito militare: nel 2020 aveva acquistato un sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, operazione che aveva provocato un giro di sanzioni da parte degli Stati Uniti contro l’industria bellica del Paese anatolico.

L’aggressione all’Ucraina ha ricordato al mondo intero il ruolo centrale della Turchia nel Mar Nero: Ankara controlla l’accesso allo stretto che collega quello specchio d’acqua al Mediterraneo ed è quindi punto nodale delle esportazioni di grano. È anche per questo che Erdoğan è stato tra i protagonisti dell’accordo firmato da Russia e Ucraina il mese scorso per tamponare la crisi alimentare globale.

L’incontro di Sochi non è riuscito ad appianare tutte le divergenze che ancora esistono tra Turchia e Russia. Le loro ambizioni geopolitiche nell’area mediorientale e nel Caucaso meridionale si scontrano, creando un’inevitabile rivalità. Al summit Erdoğan sperava di ottenere il via libera – già negatogli a Teheran il mese scorso – a una nuova operazione militare in Siria contro i combattenti curdi del Pkk. Ma Mosca, che sostiene il presidente siriano Bashar al-Assad, ha negato il suo benestare. Ma non solo. Sul fronte ucraino, la Turchia aiuta la resistenza vendendo droni Bayraktar-Tb2 a Kyjiv, determinanti nella difesa contro l’armata russa.

Adesso però la partnership tra i due Stati autoritari potrebbe trovare un nuovo ramo di approfondimento in campo bancario. «Cinque banche turche hanno iniziato a utilizzare il sistema di pagamento Mir russo, sollevando preoccupazioni sul fatto che potrebbe essere utilizzato per aggirare le sanzioni sull’invasione dell’Ucraina», scrive Business Insider. «Poiché Mastercard e Visa hanno interrotto le operazioni in Russia, i pagamenti con carta Mir consentiranno ai turisti russi di fare i loro acquisti in Turchia». Nuovi canali che aiuterebbero la Russia ad aggirare le sanzioni occidentali.

Il rapporto tra Erdoğan e Putin sembra rispecchiare la lunga storia delle relazioni tra i due Paesi che governano. La rivalità tra l’Impero Ottomano e quello russo aveva generato diversi conflitti già nel XVIII e XIX secolo, specialmente nei Balcani. Durante il ‘900, invece, Turchia e Unione Sovietica sono state spesso in fazioni avversarie, con Ankara schierata dalla parte della Nato lungo i confini meridionali dell’Unione Sovietica.

Dalla fine della Guerra Fredda in poi, però, le relazioni economiche tra i due Paese si sono sviluppate molto rapidamente. Il commercio bilaterale sull’asse Mosca-Ankara valeva 26 miliardi di dollari nel 2019: da un lato importazioni turche di energia e grano, dall’altro gli acquisti russi dei prodotti agricoli turchi.

E ci sono evidenti affinità psicologiche, individuali, umane, tra Erdoğan e Putin. «Entrambi proiettano l’immagine dell’uomo forte, populista e nazionalista», ha scritto su The Interpreter – giornale del think tank neozelandese Lowy Institute – Ian Hill, ex ambasciatore neozelandese a Mosca. «I due leader capiscono che possono collaborare, ma le loro ambizioni regionali inevitabilmente producono punti di attrito quando i due Paesi si ritrovano l’uno contro l’altro in determinate regioni».

Il (relativamente) nuovo legame economico e la somiglianza tra i due autocrati non bastano a nascondere sotto il tappeto le divergenze in ambito geopolitico. La Turchia vorrebbe espandere la sua presenza e influenza nel Caucaso meridionale, nei Balcani e nell’Asia centrale: regioni che sono ancora il territorio di caccia preferito della Russia. Ma entrambi i leader sanno che possono ottenere qualcosa nel breve e nel medio periodo smussando queste asperità.

Erdoğan si trova di fronte a una sfida molto dura nella corsa all’ennesima rielezione nel 2023: rafforzando lo status internazionale della Turchia spera di compensare l’impatto della grave condizione economica in cui versa il Paese. Putin, invece, è disposto a tollerare molte decisioni strategiche del Sultano perché sa che questa collaborazione serve soprattutto a incoraggiare la sua imprevedibilità all’interno della Nato, accentuando le crepe del fronte occidentale.

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