Guerra elettronicaIl ruolo decisivo dei droni nella resistenza ucraina contro l’invasore russo

I sistemi Uav (Unmanned aerial vehicle) e Usv (Unmanned surface vehicle) sono indispensabili per qualunque esercito moderno. I soldati di Kiev finora hanno dimostrato di saperli maneggiare a dovere in ognuna delle tante funzioni che possono svolgere, mentre Mosca ha subito molte perdite a causa dei sistemi d’interferenza

AP/Lapresse

Il 2S7 è un’arma molto vecchia, un obice pesante di fabbricazione sovietica sviluppato nel corso degli anni ‘70. Un cingolato progettato per colpire obiettivi sensibili a diversi chilometri di distanza, già protagonista in Afghanistan e nelle guerre cecene attraverso gli ultimi decenni del secolo scorso, e oggi presente nell’arsenale dell’Ucraina e in quello della Russia.

Queste armi così vecchie sono ancora protagoniste soprattutto perché vengono aggiornate, integrate con nuovi sistemi. L’esercito ucraino ad esempio usa piccolo drone per scovare e puntare i bersagli che poi saranno colpiti dai colpi dell’artiglieria pesante: lo Spectator permette di visualizzare più chiaramente i bersagli, di correggere la traiettoria del fuoco e avere una probabilità di riuscita più alta per ogni attacco.

Un video diffuso sabato scorso mostrava il l’inquadratura di uno Spectator con gli attacchi degli obici 2S7 della 45esima brigata ucraina in un complesso industriale nell’area di Zaporizhzhia, territorio in cui un battaglione dell’esercito russo si era assestato temporaneamente.

Il video qui sopra è probabilmente il primo caso in cui quel battaglione ha usato lo Spectator con questa funzione. Ma è dall’inizio del conflitto che i droni giocano un ruolo chiave in ogni assalto.

Già all’inizio della guerra raccontavamo come il ministero della Difesa russo, a partire dalla guerra in Siria, avesse imparato ad apprezzare l’impiego di droni di ricognizione e sorveglianza per guidare l’artiglieria.

Ma probabilmente nel caso di Mosca l’esperienza maturata in passato non è sufficiente. O almeno questo è quello che dice il ministero della Difesa del Regno Unito. La Russia sta usando le stesse tattiche di “ricognizione” che aveva già testato in Siria, ma «si sta accorgendo di non avere Uav da ricognizione adeguati per questo compito in Ucraina, carenza esacerbata dalle limitazioni nella sua capacità di produzione nazionale derivanti dalle sanzioni», fanno sapere da Londra in un aggiornamento pubblicato sabato scorso con un report dell’intelligence come fonte.

«I veicoli aerei senza pilota (Uav) hanno svolto un ruolo chiave per entrambe le parti della guerra Russia-Ucraina, ma si logorano facilmente, ha scritto il ministero, poiché vengono spesso abbattuti o disturbati elettronicamente. Se la Russia continua a perdere droni al ritmo attuale, le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione delle forze russe saranno ulteriormente indebolite, con un impatto negativo sull’efficacia operativa», ha scritto il ministero britannico.

Sui droni, come in tanti altri campi, Mosca avrebbe dovuto godere di un vantaggio competitivo considerevole rispetto a Kiev, almeno sulla carta. Molti analisti all’inizio del conflitto avevano ipotizzato che le azioni di interferenza elettronica della Russia avrebbero neutralizzato qualsiasi drone ucraino. Invece non tutto sta andando secondo i piani del Cremlino.

«Un drone riceve comandi dal suo operatore tramite un collegamento radio che può andare perso se il segnale viene sopraffatto da interferenze sulla stessa frequenza. Un drone bloccato può tornare nell’ultima posizione in cui era in grado di ricevere comandi, tentare un atterraggio morbido o semplicemente schiantarsi. I droni militari (come il turco Bayraktar TB2 che sta utilizzando l’Ucraina) hanno filtri elettronici per ridurre il rumore e resistere ai disturbi, ma altri droni possono essere vulnerabili», spiega l’Economist.

La Russia avrebbe tutti gli strumenti per inibire le operazioni dei droni ucraini, soprattutto quelli da ricognizione che volano a bassa quota. Ma le operazioni di interferenza sono meno efficaci quando si combattono battaglie su aree molto vaste, e la Russia sembra piuttosto riluttante a spostare le unità in avanti per guadagnare in efficacia: la paura è che possano essere distrutte o catturate: dall’inizio della guerra – 24 febbraio – ai primi giorni di maggio, sono stati abbattuti 31 droni russi, altri 14 sono andati dispersi tra il 3 e l’11 maggio, secondo Oryx, il blog di intelligence open source.

È chiaramente un merito dell’Ucraina, che sta valorizzando al meglio la fornitura di armi e sistemi da parte degli alleati occidentali.

«L’America sta fornendo attrezzature non specificate per la guerra elettronica all’Ucraina e le sue forze hanno una varietà di jammer (disturbatori di frequenze) portatili. Queste unità, che sembrano pistole laser di un film di fantascienza, devono essere puntate direttamente su un drone», si legge sull’Economist.

Nella maggior parte dei casi però si ragiona sui droni soprattutto in termini di Uav (Unmanned aerial vehicle), quindi nella dimensione aerea. Ma stanno giocando un ruolo determinante anche gli Usv (Unmanned surface vehicle), cioè barche o navi che operano sulla superficie dell’acqua senza equipaggio, con vari livelli di autonomia. Il Pentagono è il principale fornitore di questi sistemi per Kiev.

Ne ha parlato Forbes in un articolo pubblicato lunedì a firma di Vikram Mittal: «Sebbene non ci fossero dettagli sul tipo o sul numero di questi dispositivi forniti all’Ucraina, sono probabilmente sistemi utilizzati dalla Marina degli Stati Uniti. Gli Usv più grandi, come il Leidos Sea Hunter, servono per missioni a lungo termine che oggi sono svolte da navi della Marina con equipaggio. I sistemi Usv più piccoli, invece, sono destinati principalmente alla raccolta di informazioni e all’individuazione delle mine sottomarine. Gli Usv forniti all’Ucraina sono probabilmente la classe più piccola di sistemi Usv».

Tra i sistemi forniti all’Ucraina c’è ad esempio il Common Usv costruito da Textron: ha all’incirca le dimensioni di una motovedetta standard con una lunghezza di una decina di metri, possono trasportare diversi tipi di rifornimenti, incluse armi, possono raggiungere velocità di 30 miglia orarie con un’autonomia di 1.200 miglia.

Potrebbe esserci, tra i rifornimenti, anche il Mantas T-12 costruito da Martac. È un sistema abbastanza piccolo, 3,6 m di lunghezza con un carico possibile di 63,5 kg: si tratta di Usv destinati principalmente alla raccolta di informazioni e possono raggiungere velocità di 50 miglia orarie.

Andando oltre i singoli modelli, però, è chiaro le navi-drone avranno un ruolo significativo nel corso della guerra, dal momento che la Russia ormai è concentrata sul Donbass, regione che confina con il Mar d’Azov e il Mar Nero.

«Mentre la guerra entra nel suo terzo mese – è la conclusione dell’articolo di Forbes – l’uso dei droni è già stato senza precedenti. Hanno giocato un ruolo significativo nel successo iniziale dell’Ucraina e nei fallimenti russi. Nelle fasi successive della guerra, i droni continueranno a svolgere un ruolo chiave. In particolare, gli Usv possono fornire agli ucraini la capacità di limitare l’efficacia della Marina russa, che ancora non è realmente entrata in gioco».