Evoluzione necessariaOra i videogiochi puntano a sensibilizzare gli utenti sui temi ambientali

Attraverso esperienze di gioco e trame innovative, i giganti del gaming stanno tentando di avvicinare il pubblico alle principali questioni appartenenti al calderone della sostenibilità. Non mancano, però, le accuse di greenwashing e di catastrofismo

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Il cambiamento climatico è sempre più reale, ma per batterlo è ora di entrare nel virtuale. O almeno la pensano così i colossi dei videogame. La multinazionale del gaming Ubisoft ha annunciato di avere inserito nei suoi prodotti situazioni di gioco per sensibilizzare i propri utenti sui rischi del “climate change”.

Gli interventi riguardano nello specifico due prodotti: nel videogame sportivo “Rider’s Republic” i giocatori si troveranno catapultati in un universo in preda agli incendi e con un’aria tossica (scenario non del tutto diverso rispetto a quello attuale). Il tutto avverrà senza preavviso, così da scuotere ancora di più la coscienza di chi controlla il joystick: semplicemente, un giorno, l’utente entrerà nel gioco e si troverà in un mondo in fiamme. 

Nel videogame “Skull and Bones”, invece, il sistema mostrerà cosa succede nel mondo nel momento in cui l’incremento delle richieste di pinne di squalo (spesso vendute illegalmente) porterà a una pesca eccessiva – e illecita – di questi splendidi animali marini. 

L’obiettivo, ha spiegato Ubisoft, è quello di motivare gli utenti a «contribuire alla protezione della fauna marina». La presa di posizione del colosso francese non è un evento isolato. Il mondo del gaming ha iniziato a muoversi contro il cambiamento climatico già da tempo.

«I videogiochi possono essere molto utili per sensibilizzare gli utenti sui temi ambientali», spiega Daniel Fernández Galeote, ricercatore alla Tampere University dove lavora proprio sulla sensibilizzazione del pubblico nei confronti del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile attraverso i giochi e la gamification. Secondo l’esperto, «grazie alla loro struttura i videogiochi possono aiutare gli utenti a conoscere meglio gli effetti dei cambiamenti climatici, a essere più coinvolti emotivamente dal tema e allo stesso tempo a cambiare il proprio comportamento in chiave sostenibile». 

Perfino le Nazioni Unite hanno deciso di avvalersi di questo strumento. Nel 2019 i big del gaming hanno iniziato una collaborazione con l’Onu proprio sul tema ambientale. Cassie Flynn, consulente strategico sul cambiamento climatico per il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), ha spiegato di aver sviluppato questa idea mentre era in metropolitana: «Vedevo tutti i passeggeri con gli occhi fissi sul cellulare. La maggior parte giocava a Candy Crush e mi sono chiesta: ‘perché non provare a raggiungere queste persone?’». 

La collaborazione tra le Nazioni Unite e l’industria del gaming ha portato allo sviluppo di Mission 1.5, il videogioco dell’Undp che permette di imparare di più sull’emergenza climatica e sulle possibili soluzioni per fermarla. Il titolo stesso si rifà all’obiettivo di limitare a 1,5°C il riscaldamento globale.

Oggi i giganti del gaming come Ubisoft, Microsoft e Sony fanno parte della “Playing for the Planet Alliance”, che nel corso di questi ultimi anni ha modificato in chiave ambientalista anche i videogiochi più famosi come Pac-Man, dove gli utenti hanno potuto giocare in una foresta speciale nell’ambito di una raccolta fondi per la riforestazione.

Chiaramente non tutti i connubi tra videogame e cambiamenti climatici sono stati di successo. «A volte questi tipi di videogiochi sono accusati di essere pessimisti o troppo difficili da usare come nel caso di “Fate of The World”, ricorda Galeote che cita però altri giochi più accessibili come Alba o Gibbon». 

Un altro dubbio sul matrimonio tra il gaming e la lotta per la sostenibilità è il greenwashing, ovvero il sospetto che questo attivismo virtuale serve a mascherare l’impatto inquinante dell’industria dei videogiochi. Secondo Galeote, «pur essendo degli alleati preziosi nella battaglia contro il cambiamento climatico, i videogame sono comunque parte del problema, vista la quantità di energia non sempre pulita che serve per il loro uso e la loro continua evoluzione, che impone spesso l’obsolescenza ai devices (computer, console) su cui vengono usati».

Anche per fugare questi dubbi, l’industria del gaming ha iniziato a puntare sulla sostenibilità ambientale anche nel mondo reale. Il 60 per cento dei membri della “Playing for the Planet Alliance” punta ad arrivare a quota zero emissioni entro il 2030. È con questo obiettivo in testa che Sony ha posto l’efficienza energetica al centro dello sviluppo delle Playstation 4 e 5.

Il tema è stato trattato anche dal ricercatore Benjamin Abraham, autore del libro “Digital Games After Climate Change”. Secondo lui «l’industria dei videogiochi può ridurre le emissioni in diversi momenti del ciclo di produzione del gioco. Gli sviluppatori possono misurare e ridurre il loro consumo energetico, passare a fornitori di energia rinnovabile e, se non possono scegliere la fonte di energia, possono sostenere i progetti di eliminazione delle emissioni di carbonio. Nella fase di distribuzione, le aziende produttrici di giochi possono vendere i loro prodotti in formato digitale e rifiutarsi di vendere i loro giochi su dischi di plastica, che devono essere prodotti e poi spediti in tutto il mondo aggiungendo emissioni di Co2 dovute al trasporto»

L’attenzione alle tematiche climatiche è anche un segnale della crescita del ruolo dei videogiochi nel nostro mondo. «Se un tempo erano visti solo come violenti e adatti a un pubblico di giovani e giovanissimi maschi, oggi i videogiochi si sono diversificati e riescono a toccare tematiche sempre più variegate e ad arrivare a un pubblico sempre maggiore», dice Galeote, che però mette anche in guardia sul permanere dei rischi connessi a un uso eccessivo dei giochi di internet. 

Abraham, invece, nota una crescita nella coscienza sociale da parte dell’industria del gaming: «Credo che l’interesse verso il clima sia utile non tanto per convincere i negazionisti che difficilmente cambieranno idea grazie a un gioco, ma soprattutto nell’attuare interventi concreti per vincere la sfida climatica. Su questo tema, il mondo dei videogiochi è sempre più attivo. A differenza di tanti altri». 

Un’evoluzione inaspettata, quella dei videogame: un tempo guardati con diffidenza dagli adulti e accusati di istigare alla pigrizia e alla violenza, oggi sono chiamati ad attivarsi (e ad attivare) i loro giovani utenti per risolvere i problemi che i loro padri hanno creato.

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