La commedia umanaAi Weiwei: Memento Mori. Riflessioni di vetro

Una mostra che, nel purissimo rigore geometrico delle stanze palladiane della Basilica di San Giorgio Maggiore, espone le opere dell’artista di Pechino, attivista e oppositore del governo cinese

Ph: Edward Smith

Una cascata di duemila pezzi di vetro nero raffiguranti scheletri, teschi umani e animali, ossa, organi interni, ali di pipistrello e chele di granchio per un monumentale chandelier di sei metri di diametro, nove di altezza e tre tonnellate di peso: “La commedia umana” è la più grande scultura sospesa in vetro di Murano mai realizzata, opera dell’artista cinese Ai Weiwei. E, dopo il debutto alle romane Terme di Diocleziano, approda a Venezia. 

Frutto di tre anni di lavoro in collaborazione con i maestri vetrai del Berengo Studio di Murano, l’opera dà il nome alla mostra inaugurata nella Basilica di San Giorgio Maggiore: “La Commedia Umana. Memento mori”, sull’omonima isola veneziana fino al 27 novembre, in collaborazione con Fondazione Berengo, Abbazia di San Giorgio Maggiore Benedicti Claustra Onlus, Lisson Gallery, neugerriemschneider e Galleria Continua. 

Ai Weiwei, La Commedia Umana, 2020 (Ph. Francesco Allegretto)

Una mostra che, nel purissimo rigore geometrico delle stanze palladiane, accanto al monumentale chandelier, espone anche una trentina di opere. Pezzi iconici, come la serie fotografica “Dropping a Han Dynasty Urn” (1995) o la celebre “Illumination”, riproduzione con i mattoncini Lego di un selfie che Ai Weiwei scattò a Chengdu nel 2009, mentre la polizia lo scortava verso l’ascensore di un hotel. E alcuni inediti, rigorosamente in vetro, tra cui l’autoritratto “Brainless Figure in Glass, Glass Takeout Box”, simbolo della globalizzazione, e “Glass Toilet Paper”, che riflette le fragilità della nostra società. 

Ma da dove nasce questo interesse per il vetro? «Ho iniziato a utilizzare questo materiale tardi, nel 2009, dopo l’incontro con Adriano Berengo che mi ha parlato di Murano e del suo progetto legato all’arte contemporanea: prima di allora non l’avevo mai preso in considerazione», spiega Ai Weiwei, che abbiamo incontrato all’inaugurazione. «Mi affascina per la sua duplice natura speciale. Viene dal fuoco ma è fragile e trasparente e, allo stesso tempo, è un materiale quotidiano: il vetro fa parte della nostra vita, testimone dell’ansia e delle preoccupazioni del nostro vivere. In sua presenza possiamo dunque riflettere sui rapporti tra vita e morte». 

Zodiac, 2018, LEGO briks (Ph. Adam Reich)

Il richiamo al memento mori come risposta alle difficoltà del nostro tempo? «Sì, ma di fronte alla mia opera non devi diventare triste perché vedi un mucchio di ossa nere: è sì una riflessione sulla precarietà della vita, ma il messaggio è positivo. Questo chandelier completamente nero, inutile perché non serve per illuminare, ci ricorda che la vita è importante, che sta a noi usarla abbastanza bene per non trasformarla in una commedia, per fare qualcosa di importante, per compiere atti creativi». 

Un lavoro che unisce arte e sapienza artigianale. «Ma non è come hanno insegnato a scuola: arte e artigianato sono due mondi vicini, tutto sommato questa distinzione l’ho avvertita soprattutto in Italia», conclude l’artista. Pochi però sanno che, fino al 1974, era consuetudine accogliere le più belle creazioni di Murano alla Biennale d’arte: l’auspicio di Adriano Berenghi è che coinvolgere i grandi nomi dell’arte contemporanea contribuisca a far uscire i vetri di Murano dall’etichetta di “souvenir da Venezia” per riportarli a quella dimensione. 

La Commedia Umana-Memento Mori, Venice Solo Show 2022 (Ph: Francesco Allegretto)

La mostra “La commedia Umana. Memento mori” di Ai Weiwei è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 fino al 27 novembre con ingresso libero. 

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