Il duo RM a MilanoAllenare la creatività esplorando il proprio disagio interiore

Dal 16 settembre al 9 novembre, alla galleria Martina Simeti, la prima personale del collettivo fondato nel 2015 proporrà una nuova collezione di opere inusuali che evocano le... cimici da letto

Ph. Nilo Mottura (Courtesy of Martina Simeti)

Alla galleria Martina Simeti (via Benedetto Marcello 44, Milano), andrà in scena la prima personale del duo artistico RM – acronimo che deriva dal nome della celebre squadra di calcio spagnola del Real Madrid. La mostra si chiama “Trojan Horse” e, dopo l’anteprima del 15 settembre, rimarrà aperta dal 16 settembre al 9 novembre. 

Un’esibizione in cui l’attenzione è rivolta al processo, piuttosto che al risultato. L’obiettivo di “Trojan Horse” è anche quello di generare forti dubbi su come certe categorie appartenenti alla società odierna siano sempre denigrate o etichettate negativamente per motivi di classe, di genere o di lavoro. In più, la mostra cercherà di capire come il danno psichico e il danno esistenziale che scheggia l’anima dei due artisti siano parte integrante del loro disagio interiore, e al tempo stesso un motore che li spinge a creare opere d’arte fuori dall’ordinario. In che modo? Attraverso una nuova serie di lavori che evocano le cimici da letto, comunemente note come “bedbugs”.

D’altronde, come hanno ammesso anche gli artisti stessi, il processo creativo nasce da una serie di tentativi per raggiungere una verità più profonda attraverso una sorta di “auto-tortura” concettuale: un tira e molla di posizioni ponderate su questioni fondamentali.

 

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Fondato nel 2015, RM è un collettivo che ha esposto nelle più importanti gallerie contemporanee e che nel 2018 ha vinto il premio “Swiss Art Award”. Al centro della loro ricerca c’è spesso il tema delle malattie sessualmente trasmissibili. In “Bloodsuckers”, l’esposizione presentata nell’inverno del 2021 all’istituto svizzero a New York, le opere hanno trattato l’ossessione delle persone con i corpi e l’angoscia comune per i germi. Proprio da questi interventi nasce un dialogo intimo con gli spettatori. La condivisione di tabù associati alle infezioni come la sifilide crea una sensazione di disturbo nell’osservatore, ma senza oscurare la rilevanza e la delicatezza dei temi introdotti. Quale valore attribuiamo al trauma, alla malattia? Qual è il senso della guarigione che tanto decantiamo?

“Ravioli walls, tortilla carpets” (2022) è il tentativo di pervadere persino gli spazi più intimi: solo così ci si riesce a rapportare alle zone oscure dell’esistenza. Sulla parete, sagome di corpi agitati realizzate all’uncinetto a mano si rivelano all’interno del tessuto di lenzuola e federe sgualcite, a testimonianza di una notte senza sonno, dove la presenza di cimici rompe qualsiasi equilibrio. In quest’opera c’è un passaggio metaforico fondamentale: nella società odierna, chiunque può essere considerato come un parassita. 

Gli RM sanno osare e il tono parecchio confidenziale di alcune loro opere ne è la dimostrazione. Prendiamo l’esempio di “Cherries” – una scultura gonfiabile in Pvc alta 2 metri e mezzo – illustra un paio di ciliegie rinsecchite e consumate nel tempo. L’obiettivo è trasmettere il disagio derivante dal sentimento dell’angoscia. Il duo di artisti si è messo nei panni degli psicologi forensi, scovando un trauma che deriva da una preoccupazione (nel caso di “Cherries”, la paura di soffocare con il nocciolo delle ciliegie).

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