Erosione PdConte punta a sinistra e vede il sorpasso ai danni della Lega

L’ultimo sondaggio di Euromedia Research dà i grillini al 12,3% e il Carroccio al 12,5%. Ipsos parla di un testa a testa ormai tra i due partiti attorno al 13,4%. «Siamo in condizione di dire ad un elettorato genuino di sinistra: guardate che i temi della transizione ecologica, della legalità, dell’etica pubblica, dell’antimafia e della giustizia sociale sono nel nostro dna», dice l’ex premier

Foto Cecilia Fabiano /LaPresse

Chiedendo a Giuseppe Conte se il sorpasso del Movimento Cinque Stelle ai danni della Lega è vicino, la sua risposta è: «Ovvio che sarebbe un risultato fondamentale». L’obiettivo del leader grillino sarebbe quello di arrivare a essere il terzo partito dopo Fratelli d’Italia e Pd. L’ultimo sondaggio di Euromedia Research dà i grillini al 12,3% e il Carroccio al 12,5%. Ipsos parla di un testa a testa tra i due partiti già attorno al 13,4%.

E per tagliare il traguardo, Conte guarda a sinistra. «Siamo in condizione di dire ad un elettorato genuino di sinistra: guardate che i temi della transizione ecologica, della legalità, dell’etica pubblica, dell’antimafia e della giustizia sociale sono nel nostro dna», dice a Repubblica. «I progressisti siamo noi», ribadisce sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

La chiusura della campagna elettorale del Movimento, che dovrebbe avvenire in piazza Santi Apostoli a Roma – luogo simbolo della sinistra – avverrà alla presenza di Beppe Grillo sul palco. L’inversione di tendenza nei sondaggi, come spiega La Stampa, viene monitorata dal Movimento di giorno in giorno. E la convinzione è che questa crescita costante sia scattata pescando voti tra chi è rimasto deluso dal Pd. Le proposte che avanza Conte, non a caso, hanno una forte matrice di sinistra: «Quando parliamo di lotta al precariato e alle disuguaglianze, di giustizia sociale e di ambiente, di temi autenticamente progressisti, il Movimento è l’unica forza davvero credibile».

«I Dem hanno buttato a mare un’esperienza di lavoro e di riforme», attacca Conte, «privilegiando Calenda, la cui affidabilità è durata qualche giorno, e Di Maio, che non mi sembra sia premiato dai sondaggi, non arriva nemmeno all’1 per cento. Il Pd si assuma le responsabilità dei sui comportamenti». L’agenda Draghi portata da Letta come bandiera elettorale dei progressisti ha poi contribuito definitivamente a spostare al centro i Dem e a lasciare uno spazio politico importante ai Cinque stelle. «Sentiamo l’entusiasmo intorno a noi, sto toccando con mano che le persone ci danno fiducia, sentono e apprezzano la coerenza della nostra azione e la serietà delle nostre proposte», dice l’ex premier.

Il cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, il reddito di cittadinanza, al Nord però è visto con un po’ di sospetto. È qui che i grillini puntano a recuperare terreno. «Per prima cosa va detto che i numeri ufficiali sul lavoro precario e i salari da fame smentiscono le tante fake news sul reddito di cittadinanza, una misura oggi ancora più necessaria vista la grave crisi economica che stiamo vivendo», dice Conte. «Però non c’è dubbio che vada migliorata la parte sulle politiche del lavoro. Con il Conte I abbiamo dato un miliardo alle regioni per le assunzioni nei centri dell’impiego, ne hanno fatto solo il 30 per cento: 14 su 20 sono amministrate dal centrodestra che vuole abolire la misura. Ai tanti imprenditori del nord noi diciamo che siamo dalla loro parte».

Come? «Intanto la nostra norma sul superbonus ha prodotto un +6,6 per cento di Pil e 630mila posti di lavoro. Il Veneto ad esempio è fra le prime regioni per cantieri di questo tipo e qui le imprese sono state danneggiate dal freno imposto dal governo a questa misura. Vogliamo proseguire l’operazione di alleggerimento del fisco sulle imprese, arrivando alla totale cancellazione dell’Irap. E poi introdurre uno Statuto delle imprese, uno strumento in grado di dare certezza di regole e fluidità di comportamento agli imprenditori».

«Siamo alle prese con problemi pesantissimi specie per famiglie e imprese e il governo dei migliori ha risposto con 6 euro in più al mese», incalza Conte. L’ex premier appoggia la proposta di Landini di tassare gli extraprofitti delle grandi imprese dell’energia, della farmaceutica e finanziarie: «Non si tratta di togliere soldi alle aziende private ma intervenire sul surplus da speculazione e così redistribuire la ricchezza. Il risultato è che il governo ha scritto una norma solo per il settore dell’energia ma l’ha fatto male, su 9 miliardi ne ha incassato uno. La norma va rifatta ma non ci ascoltano».

 

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