Riduzione del dannoCome sarà la legge europea per salvare le foreste del mondo

Approvata una proposta per vietare l’importazione di prodotti che abbiano causato deforestazione nei Paesi d’origine. Aggiunti alla lista gomma, mais, e varie specie di animali

AP/LaPresse

Negli ultimi 30 anni il pianeta Terra ha perso 420 milioni di ettari di foresta, secondo le stime della Fao: una superficie più grande di tutta l’Unione europea. E proprio l’Unione, che con i suoi consumi è responsabile per il 10% di questa deforestazione su larga scala, adotterà una legge per provare a ridurla.

Il Parlamento comunitario ha approvato un regolamento proposto dalla Commissione nel novembre 2021 per controllare che materie prime e prodotti finiti in arrivo dal resto del mondo non abbiano contribuito alla deforestazione. Per far spazio a colture e allevamenti, infatti, spesso si tagliano o bruciano ettari di vegetazione: una pratica remunerativa per i produttori, ma molto dannosa per gli ecosistemi dei Paesi tropicali ed equatoriali.

Prodotti «a deforestazione zero»
Per questo il nuovo regolamento esige che determinate categorie di prodotti possano entrare nel mercato unico (o uscirne, dato che si applica pure alle esportazioni), soltanto se deforestation-free: secondo la definizione adottata, cioè, non devono aver comportato la «conversione di territorio forestale a scopo agricolo».

Nella proposta originaria della Commissione rientrano sotto scrutinio soia, olio di palma, legno, caffè, cacao e prodotti derivati da bovini. Soltanto i primi due sono responsabili di oltre il 60% della deforestazione «attribuibile» all’Unione, secondo lo studio d’impatto utilizzato. La scelta parte da una dettagliata analisi costi-benefici realizzata dall’esecutivo comunitario, che ha portato a selezionare le materie prime su cui l’intervento risulta più efficace.

I membri del Parlamento, però, hanno voluto aggiungere anche gomma, mais, pollame, suini ovini e caprini alla lista: pur in misura minore queste materie e i prodotti con esse realizzati incidono in maniera significativa sul fenomeno. Secondo la relazione dell’Eurocamera, ad esempio, i calcoli della Commissione contemplerebbero solo la deforestazione prodotta dalla gomma naturale importata, ma non quella provocata da tutti gli oggetti realizzati con questa materia prima.

L’allargamento dell’ambito di applicazione non è l’unica novità introdotta dal Parlamento, che chiede di retrocedere il periodo contemplato dalla norma: gli «effetti collaterali» della produzione da considerare sono quelli accaduti a partire dal 2020, mentre la Commissione stabiliva di prenderli in esame a partire dal 2021. Questo perché alcuni prodotti hanno filiere di trasformazione e tempi di conservazione piuttosto lunghi: il legno di un mobile venduto oggi potrebbe essere parte di un intervento di deforestazione avvenuto anche molto tempo fa.

Tra le aggiunte richieste dall’Eurocamera, c’è il rispetto dei diritti umani delle popolazioni coinvolte nel processo produttivo in base al diritto internazionale e quello delle comunità indigene, che spesso abitano le terre di provenienza di queste materie. Queste due clausole si aggiungono a quella già menzionata nel testo della Commissione del pieno rispetto della legge nazionale del luogo di provenienza.

Ci sarà poi una «clausola di revisione» che permetterà di inserire nuovi prodotti, o anche nuovi ecosistemi nel raggio d’azione del regolamento e anche la cosiddetta shaming list, un elenco pubblico delle aziende che non rispettano il regolamento: la versione del testo licenziata dal Parlamento, che ora dovrà negoziarla con il Consiglio dell’Ue, è decisamente più ambiziosa di quella originaria.

Come funzioneranno i controlli
Le filiere delle materie prime che comportano un rischio di degrado forestale devono essere tracciate anche attraverso la geolocalizzazione: sistemi satellitari, monitoraggio sul campo analisi chimiche per stabilire la provenienza delle merci in questione.

Una modalità di controllo definita innovativa dal Parlamento, ma per sua stessa ammissione complicata in termini di attuazione: visto che spesso i materiali seguono catene di approvvigionamento globale, non è certo che per ogni prodotto sarà possibile risalire al singolo appezzamento da cui ha avuto origine.

Gli operatori e i commercianti coinvolti devono seguire un preciso meccanismo di due diligence, cioè garantire il più basso rischio di immissione sul mercato di materie prime o prodotti non «a deforestazione zero». Fra i loro compiti anche la realizzazione di valutazioni del pericolo stesso.

Nel testo legislativo si propone quindi un sistema comparativo basato su tre livelli che attribuisca ai Paesi stranieri o a parti di essi uno status di rischio (basso, medio o alto) corrispondente alla possibilità che le sue esportazioni abbiano inciso sulla deforestazione. In tal modo, questi Stati dovrebbero essere incentivati a compiere maggiori sforzi ai fini della protezione delle foreste.

Anche perché, i prodotti provenienti dai Paesi a basso rischio saranno soggetti a meno controlli e, secondo la proposta della Commissione, le autorità doganali dei Paesi europei possono distruggere quelli non conformi su richiesta dell’autorità competente.

I cittadini, in questo modo, sarebbero sicuri di non acquistare nulla che abbia contribuito all’ulteriore deforestazione del pianeta: come il battito d’ali della farfalla di Edward Lorenz, che provoca un tornado dall’altra parte del mondo, una legge discussa tra Bruxelles e Strasburgo spera di avere un impatto significativo sul resto del pianeta.