La vecchia scuolaIl piano di Forza Italia per commissariare Meloni e prendere il comando della coalizione

Berlusconi si fa scudo dell’appoggio del Partito popolare europeo per assumere un ruolo da garante a livello internazionale. Un favore che Fratelli d’Italia dovrebbe pagare concedendo ministeri e posizioni di peso. L’avvertimento del Giornale

di Angele Kamp, Unsplash

La vittoria elettorale del centrodestra forse è a portata di mano, almeno stando a tutti i sondaggi. Potrà essere azzoppata solo da un eventuale botto del tandem Calenda-Renzi e depotenziata, dopo il voto, dal fuoco amico. Giorgia Meloni è preoccupata. Intanto perché si rende conto che si troverà a gestire una situazione economica incandescente: dovrà scrivere la sua prima legge di bilancio in mezzo a una tempesta e con gli occhi del mondo addosso. E poi, prima di cominciare questa fatica, dovrà fare un altro tipo di conti: quelli della squadra di governo. E più i suoi alleati andranno giù nei risultati elettorali, più saranno famelici di ministeri.

Lasciamo perdere Matteo Salvini, doppiato da Fratelli d’Italia, che ieri dalla Sicilia ha fatto sapere che lui da premier (non ridete, vi prego) telefonerà al ministro dell’Interno, che ovviamente sarà un suo fedelissimo, per sapere come va la lotta al crimine e all’immigrazione clandestina. Poche ore prima a Messina Matteo e Giorgia si erano abbracciati come vecchi amici, che non sono mai stati e mai lo saranno. Ma il capo leghista quantomeno è comico e fa pure tenerezza, se pensiamo al precipizio in cui è caduto rispetto all’apice del suo momento di gloria, prima di essere divorato dalla volubilità degli elettori-vampiri. Non fanno invece ridere Silvio Berlusconi e Antonio Tajani, che sentono franare la terra sotto i piedi, sorpassati da Calenda sul filo del 7%.

Vedremo dove si fermerà l’asticella di Forza Italia, ma il Cavaliere vuol far valere il metodo dei piccoli e medi partiti della prima Repubblica, che taglieggiavano la Democrazia Cristiana. Lo specialista era Bettino Craxi, che Eugenio Scalfari nel 1986 paragonò al bandito di Radicofani Ghino di Tacco. Vecchia scuola, che ora Berlusconi vuole riportare in auge facendosi scudo del Partito Popolare europeo e con la complicità di Manfred Weber, che si trova in questi giorni in Italia per portare acqua al mulino berlusconiano e al suo. È il presidente e capogruppo di un partito europeo che non conta nulla perché non guida nessun governo importante, ma è sovrarappresentato a Bruxelles: ha la presidenza della Commissione europea e quella dell’Europarlamento. E così vorrebbe che accadesse a Roma: gonfiare il numero dei ministri di Berlusconi, che ieri ha ricevuto il tedesco nella sua maison e lo ha ringraziato per quanto si sta dando da fare.

Allora il messaggio che è arrivato a Meloni è forte e chiaro. Ed è scritto dritto, senza allusioni, nell’editoriale che il Giornale della real casa di Arcore affida al discusso professor Marco Gervasoni (tra l’altro, ironia della sorte, ex presidente della Fondazione Craxi, quando si dice l’allineamento dei pianeti). Ebbene, già il titolo del quotidiano berlusconiano ci fa capire la piega: “Avviso ai sovranisti del dopo Merkel”. La tesi è che è finita l’epoca in cui la Cancelleria non voleva nessun amico alla sua destra, con il bel risultato per Gervasoni di relegare i Popolari all’opposizione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Ora con Weber, che guarda a destra e alle elezioni italiane, la musica è cambiata. La signora Meloni deve stare attenta perché questa attenzione e tutela non è gratis. «Un governo con questa destra – scrive Gervasoni – rischia di essere un paria della Ue, tipo Ungheria: ha perciò bisogno che a Bruxelles il principale partito, il Ppe, in qualche modo garantisca, dato che gli esecutivi guidati da esponenti estranei alle famiglie politiche Ue durano poco, come dimostra la vicenda del Conte I». Morale della favola: Forza Italia è assai importante, molto di più «di quanto i meri rapporti di forza numerici potrebbero far pensare».

Insomma, cara Giorgia, stai in campana. Un messaggio minaccioso scritto sulla prima pagina del giornale di proprietà Berlusconi, che nasconde una richiesta che non si può rifiutare. Ministeri forti e rappresentativi: gli Esteri per il vicepresidente del Ppe Antonio Tajani; la Difesa per l’atlantista Giorgio Mulè (attuale sottosegretario); la Giustizia per Annamaria Bernini (in alternativa la presidenza del Senato, suo vecchio pallino). Lasciamo perdere poi l’esercito di sottosegretari azzurri che già preparano l’abito o il tailleur per la cerimonia al Quirinale. Poi ci sono i moderati di Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa che hanno incontrato Weber e fanno parte di fatto e di diritto al Ppe. Il ciellino Lupi vorrebbe tornare al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture; si accontenterebbe anche dello Sviluppo economico. Anche su di loro poggia la mano il presidente dei Popolari europei: «Gli amici vicini al Partito popolare europeo, Forza Italia, Noi moderati, Udc, possono parlare direttamente con me e con Ursula von der Leyen. Altre forze di centrodestra non possono offrire questo». Quindi votate per loro.

Dovrà sudarsela la poltrona di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni. Non ha ancora vinto e gli amici la vogliono già commissariare in Italia e in Europa. Ma lei è una tipa tosta, come ha dimostrato in abbondanza, e ha previsto alla Difesa il suo gigante Guido Crosetto e agli Esteri l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata. La presidenza del Senato? Già promessa a Ignazio La Russa. All’economia ci metterà uno di quei tipi che vengono dalla Banca d’Italia o dal board della Bce, signori più draghiani di Draghi.

Ma per il nuovo Ghino di Tacco, lei non può mica fare di testa sua. Per il Cavaliere, il centrodestra vincerà perché Forza Italia ne fa parte. Senza, sarebbe una destra democratica, come c’è in altri Paesi, che raccoglierebbe un numero importante di voti, ma insufficiente a governare. Lui garantisce il centro vero, liberale, cristiano, garantista, europeista, quello del Partito popolare europeo. Senza, Meloni durerebbe lo spazio di un mattino. Se non si piega magari non verrà nemmeno indicata al capo dello Stato come premier. Preparate le patatine che lo spettacolo è solo all’inizio.

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