Sicilia tra mito e realtàLa bellezza dei territori di confine

A spasso tra le leggende di Messina e i panorami di Milazzo tra una pizza e una pagnotta alla disgraziata. Spesso attraversati di fretta, questi luoghi se percorsi con calma, si rivelano ricchi di storia, leggende e indirizzi golosi

Tra le mete più raccontate e battute della Sicilia, Messina non è una delle città che gode di più fortuna e visibilità. E perché mai? A ragione del vero, si tratta della città “dello stretto” per eccellenza, un luogo di passaggio, un crocevia di mezzi di trasporto, gente del nord che scende al sud e del sud che sale al nord, turisti e avventurieri. Una posizione strategica e unica nel suo genere che anche nel corso dei secoli passati fu un nodo cruciale di commerci per il Mediterraneo. Ma non è solo di storia e testimonianze che la fama di questa città si arricchisce: ci sono infatti diversi racconti legati al suo progressivo scollamento dalla terra, al suo lento diventare isola. Sono le rocce e gli scogli tra Reggio Calabria e Messina che si contendono la maggior parte delle leggende mitologiche legate a Scilla – ninfa splendida e suadente –  e Cariddi – terribile mostro marino creato da Zeus. A spezzare la bellezza di questa creatura è la gelosia della maga Circe che, con uno dei suoi sortilegi, dà origine a uno dei miti più noti e più affascinanti dello Stretto. Per i turisti che si recano oggi nella città di Messina, non resta che osservare la località interessata dal mito, lavorando di immaginazione e rivivendo il pathos di quei racconti. Inoltre, la sua cattedrale è una delle più importanti della Sicilia, cui si aggiungono un ricco museo regionale con capolavori di Caravaggio e del ben noto Antonello Da Messina. Oggi, uno dei più forti motivi di attrazione – e non si scherza – è il freschissimo pesce spada. Tipicamente servito all’agghiotta ossia con pinoli, uva sultanina, aglio, basilico e pomodoro il pesce viene pescato proprio nello Stretto (così dicono) e se questo avviene tra maggio e luglio si hanno le carni migliori e più tenere.

Ma questo piatto non è il solo a fare la di Messina una città adatta a palati golosi ed esigenti. Anche qui, il progressivo interesse verso il prodotto pizza ha vissuto – e continua ancora oggi a vivere – una evoluzione interessante e continua. Pizza Sprint è una delle insegne più note e più longeve: aperta nel 1999 unicamente come asporto e consegne a domicilio, la famiglia Costa ha progressivamente ampliato il suo business. Nonostante la posizione più defilata la clientela è sempre rimasta affezionata e fedele.

La scelta delle farine, comprese quelle senza glutine, la ricerca sugli impasti e sulle tecniche di lievitazione è parte integrante del progetto. Insieme a questo, la scelta di materie prime autoctone quali pistacchi, pomodorini, formaggi e verdure di stagione fanno di questa pizza un prodotto estremamente genuino e coerente. La Brunelleschi, una delle pizze più vendute, è realizzata con crema di pistacchio, mozzarella, scaglie di grana, funghi freschi e speck Levoni, perché laddove la terra sia povera di determinati prodotti, si cerca di attingere il meglio da fornitori più lontani.

È con l’intento di evolvere la tradizione della focaccia messinese – una ricetta tipica della zona che prevede una forma grande, in teglia, cotta e legna e particolarmente soffice – verso una pizza in teglia di alta qualità, che nel 2015 nasce L’Orso in Teglia. Ingredienti premium, scelte stagionali e possibilmente che strizzano al territorio, al piccolo produttore, alla referenza locale e più rara. «Qua a Messina è tipica la “pagnotta alla disgraziata” e nel nostro locale l’ho voluta rivisitare e sicuramente, l’uso del doppio salume sarà sembrato a molti un azzardo. Però per noi i salumi sono questo: danno vivacità alle nostre preparazioni e creano connubi speciali. In questo caso abbiamo farcito la pagnottella con mortadella e salame corallina, creando così un connubio speciale. Questi due salumi infatti si sposano benissimo, esaltandosi a vicenda. Poi la completiamo con un giro di olio piccante, funghi freschi aromatizzati da noi, melanzane sott’olio e polvere di olive».

Poco distante da Messina, a Barcellona Pozzo di Gotto, potete scegliere di andare a trovare Carmelo Abbate. Un uomo, una storia: di tradizione napoletana, di ospitalità e di artigianalità. Il suo locale, Le Due Sicilie, è partito con soli quaranta coperti per arrivare ad averne cento.
«La nostra pizza è un prodotto gourmet e contemporaneo, di tradizione napoletana, ma con un impasto che riesce comunque a garantire una certa croccantezza.  La materia prima che utilizziamo è tutta di primissima scelta, dal pomodoro San Marzano, alla linea Artemano del salumificio Levoni, ai capperi di Pantelleria alle alici di Cetara. Ci piace servire tanti prodotti diversi, anche se non necessariamente del territorio, purché siano di prima scelta» racconta Carmelo. Ci siamo fatti raccontare quali fossero le pizze più apprezzate: la Napul’è: con il cornicione ripieno di ricotta di bufala e al centro pomodoro datterino giallo del Vesuvio, Bufala DOP, Prosciutto Crudo 24 mesi L’Artemano e scaglie di Parmigiano Reggiano 24 mesi; la tonno e cipolla rivisitata: pomodoro datterino giallo gran gusto, Bufala dop, tonno di Cetara, cipollotto alla brace, peperoncino dolce lacrima e pomodorino sfizioso. Che acquolina!

E una volta che siete arrivati qui, siete praticamente giunti a Milazzo. Una località dal panorama mozzafiato perché nelle giornate più terse è possibile ammirare le “sette sorelle”, le Isole Eolie, e – tempo permettendo –  l’Etna. Potreste provare, per cambiare i classici schemi turistici con cui si approcciano le città, a utilizzare il romanzo di Federico De Roberto L’Illusione qui ambientato. L’autore descrive minuziosamente i luoghi della città, fornendo involontariamente ai posteri gli itinerari. Dal capo di Milazzo alla spiaggia di Ponente, dal porto al Castello, fino ad arrivare alla dimora di Gelso nella Piana di Milazzo. I luoghi sono talmente fedeli e dettagliati all’interno del romanzo che larga parte degli studiosi ritiene ad oggi che l’autore abbia qui trascorso un lungo periodo della sua vita, anche se non vi sono sue note biografiche che indichino con precisione un soggiorno prolungato in questo luogo. Il Castello, antica sede di un’acropoli greca e in seguito cittadina arabo normanna, fu costruito da Federico II d’Aragona e infine preso d’assalto dalle truppe di Garibaldi nel 1860. Copre una superficie di 7 ettari e storicamente donava protezione alla comunità che si andava a rifugiare all’interno delle sue possenti mura. Il complesso racchiude ancora oggi il Duomo vecchio e le rovine del palazzo dei Giurati dove si può godersi la visita immersi tra i fiori e i resti delle antiche fortificazioni. Allungando poi un po’ il tragitto e arrivando fino all’istmo che si protende verso nord, si potrà parcheggiare la macchina e, per un sentiero ornato da ulivi, cactus e muri in pietra, dirigersi a piedi verso una zona ricca di insenature naturali che creano una piscina tra le rocce dalle acque cristalline, nota come Piscina di Venere. A questo punto: sarà venuta fame? Tonino Russo, della pizzeria Verace Elettrica, sarà come farvi tornare il buon umore e sfamare i vostri appetiti. «Per noi i clienti sono come la nostra famiglia:  così come a tuo figlio non daresti da mangiare prodotti di bassa qualità, così noi non li diamo ai nostri clienti. Vogliamo valorizzare l’intera penisola attraverso l’utilizzo di eccellenze e laddove nel nostro territorio non sia possibile trovare certe referenze, ci serviamo altrove». È il caso dei salumi Levoni, che si ritrovano con più tipologie quali Mortadella, Prosciutto Crudo o Pancette in alcune delle pizze più di successo di Verace.

Ora, dopo aver letto questo articolo, dove sceglierete di dirigervi per primi: a mangiare una buona e appagante pizza o su di una terrazza panoramica a guardare l’orizzonte? A voi la scelta.

Fotografie di Luca Savettiere per Levoni

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