Carlo III, l’ecologista L’ambientalismo di Elisabetta II è in buone mani e avrà continuità

Con azioni concrete e dichiarazioni pungenti, la sovrana non ha mai nascosto la sua vena ecologista. Un approccio simile a quello del nuovo re inglese, che in passato aveva difeso la frustrazione dei giovani attivisti climatici

Arthur Edwards/Pool Photo via AP - LaPresse

La regina Elisabetta II, morta l’8 settembre 2022 all’età di 96 anni dopo aver regnato per 70 anni, è cresciuta in un’epoca in cui clima e ambiente non erano di certo in cima all’agenda politica e mediatica. Ciononostante, anche grazie ad abili consiglieri, nel corso degli anni è riuscita sapientemente ad aggiornare la sua comunicazione e il suo approccio alle tematiche verdi, imponendosi – senza forzature – come una figura di potere sensibile alle ingiustizie verso il nostro pianeta. Quel “senza forzature” è rilevante da specificare, perché Elisabetta ha sempre esibito (con le parole e con i fatti) un amore profondo per la natura e uno spirito ambientalista da non sottovalutare. E spesso ha colto l’occasione per bacchettare i membri di governi e parlamenti, invitandoli ad agire con urgenza per mitigare la crisi climatica.  

«Ho sentito parlare della Cop26, ma sappiamo solo di persone che non vengono. È davvero irritante quando parlano, ma non agiscono», aveva detto a metà ottobre 2021, un paio di settimane prima dell’inizio della conferenza Onu per il clima. Una frase che ha ricalcato il «bla bla bla» di Greta Thunberg. E un paio di settimane dopo, durante il summit di Glasgow, la regina ha diffuso un videomessaggio in cui ha ribadito la sua preoccupazione.

Elisabetta II ha invitato i leader presenti alla Cop26 ad «elevarsi oltre la politica spicciola per dare un futuro più stabile al pianeta», perché «nessuno vive per sempre» ed è fondamentale pensare alle sorti delle nuove generazioni. «C’è sempre spazio per la speranza. Lavorando fianco a fianco, potremo risolvere i problemi più insormontabili e trionfare sulle più grandi avversità. Il tempo delle parole è finito. Questo è il tempo di passare all’azione», ha aggiunto. La regina si è poi detta orgogliosa del fatto che l’eredità ambientalista del marito Filippo, morto il 9 aprile 2021, sia stata raccolta e curata con rispetto dal figlio Carlo e dal nipote William.

La vena ambientalista di Elisabetta II va quindi oltre il suo amore per gli animali, anche se le battute di caccia e la pesca al salmone non erano attività estranee all’interno dei suoi possedimenti. Esistono infatti altri esempi concreti in grado di confermare questa sua inclinazione green, che spesso ha positivamente sorpreso media e addetti ai lavori. Nel 2018, per citarne uno, ha vietato l’uso della plastica usa e getta nelle sue proprietà.

Ma andiamo oltre. Il giardino di Buckingham Palace, con i suoi 17 ettari di verde, è il più grande cortile privato di Londra: ci sono 45 tipi di gelsi, 85 specie di querce e 98 platani, per un totale di circa 1.000 alberi. Aggiungiamo 325 specie di piante selvatiche e 30 di uccelli nidificanti. Un piccolo paradiso della biodiversità anche grazie alle api, a cui la regina teneva molto (soprattutto per via della loro vulnerabilità dinanzi agli effetti dell’emergenza climatica). Sull’isoletta in mezzo al lago di Buckingham Palace, infatti, spiccano quattro arnie che non solo soddisfano il fabbisogno di miele di tutta la residenza reale, ma ne producono talmente tanto che spesso viene donato in beneficenza alle famiglie più bisognose. 

Elisabetta II, nel 2019, ha ufficialmente rinunciato alle pellicce e, stando a quanto scritto da Elena Mora e Luisa Ciuni nel libro “Elisabetta. L’ultima regina” (Cairo, 2022), «ha dato ordine che tutte le bordure dei suoi abiti siano di tessuti sostenibili». In generale, pare che la sovrana fosse una sorta di maniaca del riuso e del riciclo: «Dopo Natale, Elisabetta raccoglieva la carta da regalo usata ed eliminava le pieghe, così da poterla impiegare di nuovo. È un’abitudine che ha sempre avuto», ha scritto Kate Williams nel suo libro “Young Elizabeth: The Making Of Our Queen” (2012). 

E ancora: secondo The Independent, che ha intervistato il fotografo reale Ian Lloyd, la regina era solita a intrufolarsi nelle stanze di Buckingham Palace per spegnere le luci rimaste inavvertitamente accese: «Quei racconti sono veri. Avendo vissuto la grande depressione e la seconda guerra mondiale, ha capito l’importanza del risparmio», ha spiegato Lloyd. La residenza reale – contraddistinta da un’illuminazione LED ad alta efficienza energetica – è dotata di 60 “contatori intelligenti” che la regina consultava personalmente per tenere d’occhio la quantità di energia consumata. In più, il castello di Windsor ottiene il 40% della sua elettricità grazie a due turbine idroelettriche. In riferimento ai viaggi ufficiali con i jet privati – spesso criticati da associazioni e politici ambientalisti – la regina aveva detto: «Anche noi, alla fine, dobbiamo cambiare il modo di fare le cose». 

L’attitudine green di Elisabetta II, con ogni probabilità, avrà continuità grazie a Carlo III, nuovo re, che è più volte stato definito «principe ambientalista». Grande amante della bicicletta e fiero sostenitore dell’agricoltura biologica (per più di 30 anni ha gestito l’azienda agricola bio Duchy Home Farm: 700 ettari nella residenza di Highgrove House), nell’ottobre 2021 ha pubblicamente difeso gli attivisti del movimento ecologista Extinction Rebellion (Xr), spiegando di «comprendere la loro frustrazione» ma rammentando l’importanza di adottare «metodi costruttivi e non distruttivi» per manifestare il dissenso contro l’inazione climatica. Nel 2020 ha incontrato di persona Greta Thunberg e nei primi anni duemila ha partecipato volontariamente a diversi summit climatici, vincendo – nel 2007 – il premio del Center for health and the global environment di Harvard per il suo impegno ambientale. Da non dimenticare, infine, il suo sostegno alla campagna “Sky Ocean Rescue” contro la plastica nei mari e negli oceani. In fatto di ecologia, insomma, l’eredità di Elisabetta pare decisamente in buone mani.

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